Dio non mi dà quello che chiedo. Cosa sto facendo male? 22/10/2015

master

Dio non mi dà quello che chiedo

Cosa sto facendo male?

Ciò che non ti fa vedere l’eternità che viene dopo, ciò che ti limita la prospettiva a questo mondo, non ti parla di Dio, ma di un semidio.

A volte cerco di convincere Dio che i miei progetti sono senz’altro i migliori. A volte cerco un semidio che trasformi tutti i miei desideri in realtà. Non voglio accettare la sua volontà. Avere fiducia mi costa molto. Diceva padre Josef Kentenich: “Non so cosa mi succederà il prossimo istante, ma so che sarà il meglio per me.

Anche se fossi io a poter scegliere, credo che non potrei farlo bene come Dio. Lasciare che Dio scelga per noi ci infonde un atteggiamento quasi di ‘mancanza di preoccupazione’. In genere siamo inquieti e ansiosi a causa delle interferenze che ci sono nel nostro spirito. Devo solo preoccuparmi di vivere senza preoccupazioni, perché è il

Padre che ha in mano il timone della barca della mia vita”.

Molte volte, però, non accetto la sua volontà. Fuggo dai suoi desideri. Non capisco cosa mi dice. E a volte non mi piace quello che intuisco che desidera.

Molte volte non comprenderò i suoi piani – accogliere la sua voce, ascoltare i suoi desideri e prendere sul serio quello che vuole da me.

Per questo tante volte la mia incapacità di accettare ciò che vuole mi turba. E allora corro il rischio di perdermi nei miei stati d’animo volendo essere felice senza riuscirci. Passo dall’entusiasmo alla depressione, dalla felicità estrema allo scoraggiamento. La mia vita diventa un disastro o è all’improvviso meravigliosa.

Credo che accettare la realtà abbia a che vedere con il fatto di mantenere la calma in tutte le circostanze della mia vita. Ha a che vedere con il guardare la vita per come ci si presenta e con lo scegliere le opzioni migliori per andare avanti.

Non bisogna piangere per molto tempo aggrappati alle nostre disgrazie. Si tratta di creare l’abitudine di accettare le contrarietà della vita, che a volte sono molte. Con un sorriso. Con la pace nell’anima. In genere soffriamo delle delusioni perché il sogno non si adatta a quello che vediamo. Quando pianifichiamo la vita e abbiamo nel cuore tante aspettative, e quello che speravamo non assomiglia a quello che constatiamo nella realtà.

E nei piccoli fallimenti sperimentiamo tristezza e scoraggiamento. Dov’è allora l’allegria del cuore?

Vogliamo sempre di più. Vogliamo il cielo sulla terra. Vogliamo una vita piena e realizzata. Vogliamo tutto.

Sogniamo più di quello che possiamo.

Per me che balbetto appena il nome di Dio, tutto è impossbile. Salvarmi è impossibile. Senza Dio è impossibile.

Ma a Lui che pronuncia il mio nome con la forza dell’amore tutto è possibile.

Egli può trasformare il grigio della mia anima in un sole profondo, e può fare della mia miseria l’esperienza più profonda dell’amore di Dio. A Lui tutto è possibile. Può trasformare la notte in giorno e fare della mia delusione un trampolino verso il cielo. Può fare della perdita un guadagno, e dalla morte, come un mago, trarre una vita nuova, risuscitata.

So che non posso cambiare il mio sguardo. Anche se ripeto mille volte un nuovo modo di aprire gli occhi. Ma so, perché non mi manca la fede, che Dio ci riesce quando gli permetto di mettere le dita sui miei occhi. E il mio sguardo cambia. E taccio. E smetto di fare tante cose. E aspetto. E so che mi cerca e mi trova. E allora fa quello che io non riesco a fare e raggiunge quello che le mie mani non raggiungono.

Con Lui il cammino che mi invento è nuovo. È la sua via. È mia quando la accetto. E so che il suo progetto è il migliore. Anche se le mie rinunce riempiono il cielo di stelle. E so che non perdo quando è Lui a vincere.

A volte, però, provo quello che diceva una persona pregando: “Mi costa confidare nell’amore di Dio. Egli mi ama con tutto il suo amore e io non mi lascio amare dalla sua presenza. Quanta poca fiducia ho! Cammino stanco e lascio dietro di me un alone di tristezza. Come se volessi avere potere sul mondo, ma non ce l’ho. Voglio

abbracciare l’oceano immenso e le mie braccia non ci riescono. Voglio toccare la vita che mi sfugge.

Confido, me lo ripeto chiudendo i pugni.

Ma è una grazia che non ricevo.

Lo ripeto: confido, e mi ritrovo sfiduciato aggrappato ai miei progetti”.

Fonte: Aleteia

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