IL REATO DI NEGAZIONISMO E’ LEGGE CONTRO LA DISCRIMINAZIONE RELIGIOSA. 9/6/2016

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IL REATO DI NEGAZIONISMO E’ LEGGE

CONTRO LA DISCRIMINAZIONE RELIGIOSA

Dopo un lungo iter introdotta in Italia l’aggravante della già esistente legge sui reati di odio razziale o religioso

Con 237 voti favorevoli, 5 contrari e 102 astenuti è stato ieri approvato definitivamente il disegno di legge che introduce in Italia il reato di negazionismo. Si tratta di un comma che va ad aggiungersi all’articolo 3 della già esistente legge Mancino del 1975 che punisce gesta, azioni e slogan che hanno per scopo l’incitamento alla violenza e alla discriminazione per motivi razziali, etnici, religiosi o nazionali.

Il negazionismo della Shoah o dei crimini di genocidio, contro l’umanità o dei crimini di guerra, sarà quindi un’aggravante della Mancino, punito con la reclusione da 2 a 6 anni.

«Con il via libera al dispositivo che introduce una aggravante di pena per chiunque si renda responsabile di propaganda all’odio e di negazionismo della Shoah l’Italia scrive una pagina storica della sua recente vicenda parlamentare – ha commentato a caldo ieri Renzo Gattegna, presidente uscente dell’Ucebi, l’Unione delle comunità ebraiche italiane -, e dota il legislatore di un nuovo fondamentale strumento nella lotta ai professionisti della menzogna tutelando al tempo stesso, con chiarezza, principi irrinunciabili quali la libertà di opinione e di ricerca. Il ringraziamento va in particolare a tutti quei parlamentari che con inesauribile passione e impegno hanno fatto sì che questo risultato potesse essere raggiunto nei modi e nei tempi più adeguati».

L’iter parlamentare è stato assai tormentato, con un lungo ping pong fra i due rami del Parlamento, date le continue modifiche pervenute in corso d’opera, che hanno portato ad esempio uno dei firmatari della prima ora, il senatore valdese Lucio Malan, ad annunciare il proprio voto contrario al testo così come presentato ieri in aula. Non sono mancate negli anni anche molte voci critiche nei confronti di una simile proposta legislativa: l’aspetto che più ha preoccupato storici e intellettuali ruota intorno al rischio di una reintroduzione del reato di opinione. Da Stefano Rodotà a Carlo Ginzburg ( figlio di Leone e Natalia), da Giovanni De Luna a Sergio Luzzatto, fino a intellettuali europei come Paul Ginsborg e Thimoty Garton Ash, pur ribadendo la necessità di combattere con ogni forza il negazionismo degli orrori storici, viene la diffida ad affidare allo Stato la funzione di censore in tema di libertà di pensiero e parola, nemmeno di fronte ad affermazioni farneticanti e odiose.

Affermazioni che andranno smontate con i fatti, con il pubblico dileggio o quant’altro, ma non con una legge apposita, che rischia inoltre di trasformare in martiri della libertà, sorta di novelli Giordano Bruno, pazzoidi di ogni sorta in cerca di quindici minuti di celebrità.

L’Italia si allinea così ad altre nazioni che normano però la questione con leggi ad hoc e non intervenendo su norme già esistenti. Fra queste la Francia, Germania, Svezia, Svizzera, le nazioni dell’Est Europa ma anche Canada e Australia.

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