Vivere con la mania di persecuzione. 5/7/2016

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Vivere con la mania di persecuzione.5/7/2016

La religione che soffre di mania di persecuzione genera sfiducia, diffidenza, irregolarità, inattività e allontanamento.

La religione che soffre di mania di persecuzione è particolarmente suscettibile nei confronti dei nemici. A volte, pur di giustificare i suoi sbagli, i nemici se li immagina. Per proteggersi vive in una fortezza. Di solito, si sente assediata da fuori, ma spesso il vero pericolo si annida all’interno. Una minaccia interna è considerata “immorale” e va soppressa. Ogni tanto balza fuori un “ribelle” e fin quando sfrutta la parte buona e se ne sta tranquillo, la maggior parte lo lascia fare. Quando il suo comportamento è palese e persiste in questa condotta, viene allontanato dalla comunità. 

 

ADDOMESTICAMENTO

Spesso le religioni per tenersi buona la massa adottano un addomesticamento morale e psicologico. Iniziano a convincere con una propaganda basata sull’amore, sulla giustizia e sull’uguaglianza. Si danno un senso della vita e promettono un futuro luminoso. Quando s’ingrandiscono, edificano luoghi di culto e tendono a raggruppare i fedeli in luoghi diversi e in unità separate, perché quando si è in molti, la massa spinge verso la disgregazione e per questo occorre prendere misure costrittive. Le religioni prediligono un gregge sottomesso. I pastori oltre a lodare le pecore ubbidienti e mansuete, le mantengono all’interno di certi confini, perché al di fuori di questi limiti c’è sempre il rischio che le pecore siano sbranate da lupi famelici o dal leone ruggente di turno.

 

RIPETITIVITA’

La ripetizione dei riti è una caratteristica delle religioni per tenere a bada il gregge. I fedeli sono radunati in determinati spazi, in orari prestabiliti in modo da ripetere le varie funzioni in uno stato di serenità e armonia con l’obiettivo di abituarli e impressionarli in maniera positiva. La sensazione di vivere in pace e unità è somministrata in dosi prescritte, un giusto dosaggio per mantenerli dormienti e tranquilli. Di queste abitudini ripetitive, l’homo religiosus, non può farne a meno, sono il suo nutrimento e la sua linfa vitale. Un’improvvisa alterazione di questo equilibrio anestetizzante, porta inquietudine e genera insicurezza. Il panico disgrega l’unità e il benessere. Le scosse inattese provocano il caos nelle anime addomesticate. Per questi motivi i movimenti ribelli sono combattuti, anche se le loro argomentazioni spesso sono veritiere. La folla non accetta le vedute diverse da quelle ufficiali, non vuole essere disturbata. Preferisce dosi massicce di bromuro alle sostanze stimolanti e gli oppiacei alle anfetamine.

L’abitudine al rito riduce l’ansia e aiuta a sopportare le difficoltà in quanto fornisce modelli di comportamento rassicuranti garantiti dalla tradizione religiosa in cui si crede. Il rito è un formidabile strumento per mantenere l’ordine stabilito e depurare qualsiasi conflitto interno, ragion per cui viene spesso ribadita l’importanza di non perdere le buone abitudini rituali fatte di incontri in luoghi comuni. Il rito rende pubblico ciò che è nascosto. Si fonda nella credenza che se il rito viene praticato ha l’approvazione di Dio, altrimenti si ha il suo disfavore. In qualsiasi religione il rito comporta ubbidienza agli organi, che secondo loro, Dio “li ha costituiti per mezzo del suo Spirito Santo”.

 

UNA RELIGIONE CHE PREMIA IL TEMPO

La religione dosa i premi in base al tempo che a essa si dedica. Più tempo si dedica alle sue funzioni (testimonianza, presenza ai rituali, impegno nelle costruzioni di edifici di culto, disponibilità ad amministrare i suoi beni materiali e spirituali, volontariato, ecc.) più il fedele è premiato con titoli e privilegi, illudendosi che tali gratificazioni provengono direttamente da Dio. In realtà il fedele sta servendo più la religione che Dio e i premi sono un contentino per la sua fedeltà. I premi per le ore di devoto servizio sono un potente strumento gratificante per gli opportunisti e per i frustrati che non vedono l’ora di provare il potere per sfogare le ansie represse. Il premio più importante, quello di un futuro eterno, è posto a una certa distanza. Per meritarselo occorrono molti sforzi attraverso strade strette e tortuose. Se le previsioni sono sbagliate, il premio viene spostato più in là. Più lontana è la meta, più probabilità c’è che essa duri a lungo. La gratificazione, cioè l’orientamento alla soddisfazione di aver raggiunto una meta o aver soddisfatto un bisogno è un aspetto fondamentale delle religioni a premio. Molte persone che hanno una scarsa stima di sé e deluse dall’ingratitudine di altri, trovano nel principio di soddisfazione delle religioni, soprattutto quelle che promettono l’eternità in un paradiso, una funzione riparatoria delle proprie esperienze negative e del proprio Io.

 

LIBERTA’ A CONVENIENZA

Quando una religione è sotto assedio, si appella al diritto che ogni uomo ha di esprimere la sua fede e le sue convinzioni in libertà e nel rispetto delle opinioni altrui. Quando è accusata di intolleranza, si appella al diritto di difesa. Invece, per chi dissente al suo interno, diventa dura esprimere opinioni liberamente senza subirne le conseguenze. In casi come questi, le religioni ripetono sempre la stessa cosa: “Se qualcuno non è d’accordo con le nostre opinioni, è libero di andarsene dalla nostra comunità, noi non esercitiamo nessuna pressione psicologica”. Sì, come no! Chiedete ai familiari o alla persona espulsa.

Che sia legittimo scomunicare chi contravviene in maniera grave, reiterata e manifestamente impenitente alle norme morali della Bibbia, non si discute (1 Cor. 5:13). Anche propugnare idee religiose che contrastano con la Bibbia è sbagliato (Tito 3:10,11). Il vero problema sorge quando una certa opinione è sostenuta dalle Scrittureed è palesemente contraria ai canoni stabiliti dalla religione. In questi casi a chi è ragionevole ubbidire? (At. 5:29) E’ giusto promuovere un’azione persecutoria nei riguardi di chi ha convinzioni basate sulla Bibbia? Se la religione non segue ciò che dice la Bibbia, è saggio restare in una religione che si sbaglia?

Una religione che soffre di mania di persecuzione

e che esige lealtà incondizionata

è una prigione per il fedele.

SIMULARE LA PROPRIA FEDE

La simulazione è una sorta d’inganno perpetrata dal credente nei confronti di Dio (scribi, farisei, Anania, Saffira, ecc.). Può esserci simulazione attraverso l’esagerazione, la teatralità, l’ambiguità e frasi preconfezionate.

Sono frequenti i casi di impersonificazione: si simula il ruolo che si ha nella comunità. E’ un dire per non dire. Si tratta di una comunicazione machiavellica che tende a fare effetto sull’uditorio e non tiene conto della veridicità delle proprie parole. A volte è il gruppo stesso che contribuisce all’impersonificazione con riferimenti martellanti a uomini e donne esemplari dei tempi biblici. Non che questi riferimenti siano sbagliati, il problema è che essi vengono usati dai simulatori come un’occasione strategica per adottare il loro inganno. L’impersonificazione di uomini fedeli, che viene usata in maniera subdola e a proprio vantaggio, è un occultamento della propria identità. L’impersonificazione simulata è la condizione di chi vuol far credere ciò che non è realmente. E’ un altro, che per mentire agli altri, mente per primo a se stesso.

La religione che soffre di mania di persecuzione, genera sfiducia, sospetto e diffidenza che porta a negare i meriti, le ragioni e i diritti di chi fa notare incongruenze e difetti, disconoscendogli in senso peggiorativo le buone intenzioni, trasformandole in azioni e pensieri malevoli e divisivi. Quando diventa dominante, la mania di persecuzione, può generare confusione e paralizzare i pensieri.

Spesso sono gli insuccessi della stessa religione a provocare un senso di persecuzione. Tale mania può danneggiare psicologicamente i suoi aderenti con nevrosi tipiche di questa malattia: delirio, onnipotenza, presunzione e aggressività repressa che prima viene negata e poi proiettata sugli altri. “Conoscerete la verità e la verità vi renderà liberi”. Anche della mania di persecuzione, altrimenti non sarebbe la verità.

http://www.inattivo.info/inattiverie/vivere-con-mania-persecuzione.html

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