Particolari esigenze per gli ex-membri di sette di seconda generazione. 12/8/2016

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Uno dei punti salienti della Interational Cultic Studies Association (ICSA) a cui ho partecipato nel Luglio 2016 è stata la presentazione di Lorna Goldberg sulle specifiche esigenze degli ex-membri di sette di seconda generazione, che comprendono anche gli ex-testimoni di Geova. Il titolo del suo discorso era Some Considerations Working with Former Cult Members.

Lorna ha subito ricordato al suo pubblico che nella comunità di ex-membri di sette vi è una crescente consapevolezza circa le esigenze specifiche degli ex di seconda generazione (SGAs),  quelli che sono nati o cresciuti in un culto, rispetto agli ex-cultisti di prima generazione (FGAs), quelli che hanno aderito in seguito alla setta.

Ha detto che in entrambi i casi il gruppo coercitivo inietta la personalità della setta nella mente dell’individuo, costringendo la personalità autentica in secondo piano. Ma per gli SGA questo significa che la vera personalità non ha mai avuto l’opportunità di svilupparsi. Poi, dopo aver lasciato il culto, quelli nati dentro spesso hanno molte più difficoltà ad adattarsi alla vita al di fuori della setta, in quanto non hanno alcuna precedente personalità a cui attaccarsi. Devono ripartire da zero, cercando di capire chi sono.

Personalmente ho il sospetto che quelli nati in una setta e che conducono una doppia vita potrebbero avere un vantaggio su questo. Finora, non ho letto o sentito nulla al riguardo, anche se Richard Kelly ha detto che crede che la sua doppia vita da ragazzo lo ha aiutato a trovare la sua identità autentica subito dopo aver lasciato la setta.

Goldberg ha anche affermato che coloro che non riescono ad esaminare l’impatto dell’indebita influenza che la setta ha avuto sulla loro vita molto spesso hanno più difficoltà nell’adattarsi alla vita post-culto, dato che il culto è parte così integrante del carattere della personalità dei componenti nati dentro. È per questo che i terapeuti devono essere consapevoli che potrebbero star parlando con la personalità della setta e non con la vera personalità dell’individuo, quando un loro paziente difende il leader o l’esperienza avuta all’interno del culto.

L’obiettivo di una terapia significativa è quello di aiutare la persona a spostare il luogo o il centro di controllo dal culto al paziente, dando al paziente una maggiore autonomia. L’obiettivo è fare in modo che possano sviluppare le loro capacità decisionali, perché, come membri di una setta, hanno preso poche decisioni per conto proprio.

Purtroppo, coloro che non riescono a sfruttare la terapia spesso ripetono il passato inconsciamente. Possono ritornare nella setta, essere coinvolti in una diversa setta, gruppo coercitivo o finire in un rapporto abusivo. Questo è stato sicuramente vero nel mio caso.

Dopo aver lasciato la setta, sono rimasto coinvolto in un rapporto emotivamente abusivo. Ho anche cercato di ritornare nella setta ed essere reintegrato. Fortunatamente, l’anziano è stato così aspro con me che sono durato una sola adunanza, e non sono andato via prima solo perché non volevo che altri mi vedessero alzarmi e catapultarmi fuori.

Goldberg ha fatto un interessante parallelo tra gli SGA e gli immigrati provenienti da paesi totalitari, perché questo tipo di immigrati hanno bisogno di istruzione pratica per essere aiutati ad adattarsi al loro nuovo mondo. Hanno anche bisogno di aiuto con i comportamenti dissociativi, soprattutto quando vi è una storia di abuso. Hanno anche bisogno di riconoscere i sintomi di ansia, panico e depressione quando alcuni sperimentano dei flashback, dato che l’abuso interferisce e aggrava i comportamenti dissociativi.

Per alcuni un farmaco, almeno su base temporanea, può aiutare. Ecco perché una valutazione fisica e approfondita può essere necessaria. A causa della richiesta di perfezione della setta, gli ex-membri spesso provano tanta vergogna a parlare dei loro problemi o a confessare che una volta erano parte di una setta.

Ho potuto vedere questo in me stesso. Così, subito dopo aver lasciato i Testimoni, mi sono buttato nell’esperienza educativa del college. Non volevo pensare ai Testimoni. Volevo andare avanti con la mia vita.

Più tardi, come terapeuta, sono diventato consapevole dell’errore che molti sopravvissuti di abusi fanno quando finalmente lasciano le famiglie abusive. Sono coinvolti fin da subito in un altro rapporto abusivo. So che questo è stato vero per me, e più di una volta.

Le dinamiche di abuso sono le stesse, sia che si tratti di una relazione con una persona, con la tua famiglia, con la vostra comunità, una religione o un altro gruppo coercitivo. E’ tutta una questione di controllo e di essere privato dei propri diritti umani fondamentali, compreso il diritto di pensare in maniera indipendente.

Andare all’università mi ha dato gli strumenti per pensare da solo. Ma, guardando indietro, credevo di non avere tale diritto, non avevo fiducia in me stesso, sapendo che stavo facendo gli stessi errori più e più volte. La terapia mi avrebbe aiutato a capire l’errore nel mio modo di pensare e di capire: Se volevo prendere il controllo della mia vita avrei dovuto credere di avere il diritto di farlo! jwanalyze

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