LA DEBOLEZZA DELLA LEGGE E LA FORZA DELL’AMORE. 3/11/2016

LA DEBOLEZZA DELLA LEGGE, LA FORZA DELL'AMORE

La legge spesso produce un’esteriore conformismo che nasconde ciò che la gente è di dentro.

Al giorno di Gesù, ciò consentiva ai capi religiosi, mediante il loro scrupoloso ” vivere secondo le regole ” di apparire belli di fuori ma dentro pieni di ossa di morti e di ogni sorta di impurità.

Accade lo stesso ai giorni nostri.


La legge, quindi è meno efficace in quelle aree che sono più strettamente connesse al cuore.

LA LEGGE PUÒ IDENTIFICARE E PUNIRE UN LADRO.

MA ESSA NON PUÒ FARE LO STESSO CON UN UOMO CHE OSSERVA LA LEGGE MA È AVIDO, E LA SUA AVIDITÀ E GRETTEZZA CAUSANO SOFFERENZE AD ALTRI.

LA LEGGE PUÒ CONDANNARE ED ANCHE GIUSTIZIARE L’OMICIDA.

MA PUÒ FARE BEN POCO NEL PERSEGUIRE UN UOMO CHE

ODIA, CHE COLTIVA LA GELOSIA, L’INVIDIA O IL RANCORE E CHE CERCA LA VENDETTA, SPECIALMENTE SE EGLI FA DI TUTTO PER SERVIRSI DI MEZZI ” LEGITTIMI “.

Vi è uno stridente contrasto fra il modo poliziesco e legalistico di esercitare l’autorità, e quello adottato dall’apostolo Paolo quando ammoniva a non commettere errori.

Egli si appellava all’amore e non alla legge.


Così nella sua lettera ai Romani, egli scrive:
” NON SIATE DEBITORI DI NULLA A NESSUNO, SE NON DI AMARVI GLI UNI GLI ALTRI, POICHÉ CHI AMA IL SUO SIMILE HA ADEMPIUTO LA LEGGE. POICHÉ IL CODICE DELLA LEGGE: “NON DEVI COMMETTERE ADULTERIO, NON DEVI ASSASSINARE, NON DEVI RUBARE, NON DEVI CONCUPIRE “, E QUALSIASI ALTRO COMANDAMENTO, SI RIASSUME IN QUESTA PAROLA, CIOÈ: DEVI AMARE IL TUO PROSSIMO COME TE STESSO “.

L’ AMORE NON FA MALE AL PROSSIMO, PERCIÒ L’AMORE È L’ADEMPIMENTO DELLA LEGGE.

Paolo esemplifica questo atteggiamento nel suo modo di trattare i problemi.

Un esempio notevole è quello della contesa relativa ai cibi offerti agli idoli

(Atti cap 15).

A CORINTO, alcuni Cristiani si recavano ai templi idolatrici dove la carne

dei sacrifici veniva successivamente cotta e servita (ad un certo prezzo)

nei cortili dei templi pagani.

Un Cristiano che mangiava in quei luoghi, agli occhi di molti dei suoi conservi nella fede, particolarmente quelli di origine Giudaica, era considerato alla stregua di un Testimone di Geova che prendesse la Comunione in una Chiesa Cattolica.

Sebbene le due cose possano essere assimilate, la contesa in se stessa era molto più seria.

Come affrontò la questione l’apostolo?

Forse minacciò quelli che mangiavano quella carne, avvertendoli che sarebbero stati portati davanti ad un comitato giudiziario e probabilmente disassociati?


Per impedire quella pratica fece forse appello alla legge, ad un corpo di regole? al contrario egli mostrò che l’azione di per se stessa non era condannabile, ma avrebbe potuto causare effetti indesiderabili, perfino tragiche conseguenze, nel dare dei consigli basati sull’amore piuttosto che sulla legge,egli scrisse:

” TORNIAMO ORA AL PROBLEMA DELLE CARNI CHE VENGONO SACRIFICATE AGLI IDOLI. SO CHE TUTTI SIAMO PIENI DI CONOSCENZA SU QUESTO ARGOMENTO. MA LA CONOSCENZA RENDE GLI UOMINI SUPERBI,L’AMORE SOLTANTO FA CRESCERE NELLA FEDE. CHI PENSA DI POSSEDERE UNA CERTA CONOSCENZA,IN REALTÀ NON LA POSSIEDE ANCORA COME DOVREBBE. INVECE, SE UNO AMA DIO, COSTUI È CONOSCIUTO DA DIO . DUNQUE: LE CARNI SACRIFICATE AGLI IDOLI SI POSSONO MANGIARE? NOI SAPPIAMO CHE GLI IDOLI DI QUESTO MONDO NON SONO NIENTE,E CHE VI È UN SOLO DIO. È VERO CHE SI PARLA DI CERTE DIVINITÀ DEL CIELO E DELLA TERRA;

E DI FATTO VE NE SONO MOLTI DI QUESTI “DEI ” E “SIGNORI”. PER NOI INVECE VI È UN SOLO DIO E PADRE. EGLI HA CREATO OGNI COSA,ED È PER LUI CHE VIVIAMO. E VI È UN SOLO SIGNORE GESÙ CRISTO,PER MEZZO DEL QUALE ESISTE OGNI COSA.ANCHE NOI VIVIAMO PER MEZZO DI LUI. NON TUTTI PERÒ HANNO QUESTA CONOSCENZA. ALCUNI,ABITUATI FINORA AL CULTO DEGLI IDOLI,MANGIANO ANCORA QUELLE CARNI COME SE APPARTENESSERO AGLI IDOLI. E LA LORO DEBOLE CONOSCENZA NE È TURBATA.

MA NON SARÀ CERTO UN CIBO A RENDERMI GRADITO A DIO. NON PERDEREMO NULLA SE NON LO MANGIAMO. BADATE PERÒ A QUESTA VOSTRA LIBERTÀ: NON DIVENTI OCCASIONE DI TURBAMENTO PER CHI È DEBOLE NELLA FEDE. SUPPONIAMO CHE UNO, DEBOLE NELLA FEDE,VEDA TE CHE SEI PIENO DI CONOSCENZA,SEDUTO A TAVOLA IN UN TEMPIO DI IDOLI.

NON SI SENTIRÀ FORSE SPINTO NELLA SUA COSCIENZA A MANGIARE DELLA CARNE SACRIFICATA AGLI IDOLI? E COSÌ TU, CON TUTTA LA TUA CONOSCENZA, METTI IN PERICOLO LA FEDE DI QUEL FRATELLO PER IL QUALE CRISTO È MORTO.

COSÌ VOI PECCATE CONTRO I FRATELLI E URTATE LE LORO COSCIENZE DEBOLI.
(1 CORINTI 8,1-12;)

Che uno mangi o no, non dovrebbe perciò dipendere dalla legge e dalla paura di violarla.

Dovrebbe invece dipendere dall’AMORE e dal timore di poter danneggiare il fratello per il quale CRISTO È MORTO, ed è questo un atteggiamento veramente nobile che consente al Cristiano di mostrare cosa veramente ha nel cuore, e non semplicemente di mostrare la sua pedissequa osservanza delle regole.

Questo consiglio mostra anche che l’apostolo non considerava alla stregua di ” legge ” le decisioni prese dagli apostoli e dagli altri a gerusalemme (che sono menzionate nel cap 15 di ATTI).

Se si fosse trattato di una legge, Paolo non si sarebbe mai espresso in quel modo scrivendo ai cristiani di Corinto, dichiarando con franchezza che il mangiare la carne offerta agli idoli era un problema di coscienza,nel quale il decidere se mangiare o meno dipendeva dal turbamento degli altri.

Considerare la lettera di Gerusalemme come una legge e, su questa base, asserire che il suo riferimento al sangue indica che i cristiani sono ancora vincolati all’osservanza della legge mosaica sul sangue, significa chiaramente ignorare le dichiarazioni dell’apostolo Paolo, che fanno da corollario all’argomento della ” carne offerta agli idoli ” rendendole così senza alcun valore.

(Notiamo bene che per quanto riguarda l’immortalità sessuale (o,secondo alcune traduzioni, la FORNICAZIONE), anche essa elencata nella Lettera di GERUSALEMME, l’Apostolo non dice che essa può essere giusta o sbagliata a seconda dell’inciampo che può causare.

Evidentemente per tale trasgressione non esiste nessuna giustificazione.

Ciò nonostante, non si ritiene necessario ricorrere ad alcuna norma legale per far comprendere ai Cristiani l’importanza di evitare l’immoralità sessuale.

Come osserva Paolo in 1° CORINTI 6,13-19, se si è guidati dalla legge dell’Amore, si troverà inammissibile praticarla, riconoscendola come una violazione del proprio corpo che è unito a CRISTO).

Se non vi era alcun motivo di inciampo, in tal caso nessuno poteva giustamente giudicare Paolo o qualunque altro Cristiano per aver mangiato tale carne.

Come dice lo stesso Paolo:
DIFATTI PERCHÉ SAREBBE LA MIA LIBERTÀ GIUDICATA DALLA COSCIENZA DI UN’ALTRA PERSONA? SE IO PARTECIPO RENDENDO GRAZIE, PERCHÉ SI DEVE PARLARE INGIURIOSAMENTE DI ME PER QUELLO DI CUI RENDO GRAZIE?
(1 CORINTI 10,29,30).


La libertà Cristiana non dovrebbe mai renderci insensibili nei confronti della coscienza e degli scrupoli degli altri.

Nello stesso tempo, nessuno ha il diritto di imporre la sua coscienza agli altri, ponendo in tal modo dei limiti alla libertà in CRISTO che questi godono.

NEMMENO CHI PRETENDE D’ESERCITARE L’AUTORITÀ APOSTOLICA HA IL DIRITTO DI IMPORRE LA SUA COSCIENZA INDIVIDUALE O COLLETTIVA AD ALTRI, STABILENDO DELLE NORME SU TALE BASE.


La LEGGE deriva la sua forza dell’imposizione con autorità, il precetto trasmette i princìpi per mezzo dell’insegnamento.

GESÙ insegnò regolarmente mediante parabole, storie che non stabilivano alcuna legge ma DETTAVANO SALDAMENTE DEI PRECETTI, DELLE IMPORTANTISSIME LEZIONI MORALI.

La parabola del ” FIGLIOL PRODIGO ” non stabilisce una LEGGE relativa all’accoglienza dei figli ribelli, facendo una festa per loro e così via.

Ma essa dà risalto ad uno SPIRITO AMOREVOLE, UN ATTEGGIAMENTO GENEROSO E MISERICORDIOSO.

Nelle SCRITTURE troviamo una combinazione dei metodi impiegati:

vi sono, è vero,dei comandi positivi, ma vi sono anche racconti che mostrano con approvazione MODELLI DI VITA (vivere con amore, mantenere relazioni pacifiche con gli altri); vi sono risposte ad importanti domande contestuali.

PAOLO, per esempio, risponde a numerose d’esse ma chiaramente NON PER STABILIRE DELLE LEGGI, MA PER DARE DEI SANI CONSIGLI SPIRITUALI, ADATTI ALLA PARTICOLARE PROBLEMATICA SOLLEVATA.

MARCO LUCCHESI

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