Sei ancora in gabbia? 23/4/2017

BASE DOC

Sei ancora in gabbia?

Crescendo nel mondo TdG, specie se sei una donna, devi abituarti ai confini, alle barriere e a sentirti dire tutte le cose che NON PUOI fare. Dal sesso pre-matrimoniale, al perseguimento di un’istruzione superiore, al preparare i pancake il martedì grasso, l’appartenenza ai TdG è spesso caratterizzata da una lista sempre più ampia di cose proibite.

E, come donna, quell’elenco viene esteso al pensare a se stessi, a farsi una carriera e prendere decisioni sul proprio corpo e sulla propria assistenza sanitaria, essendo le donne estremamente limitate dall’organizzazione nelle opzioni riguardo la propria salute riproduttiva.

In un mondo ideale, la decisione di lasciare qualsiasi religione, culto o setta coercitiva sarebbe l’inizio del resto della tua vita. Una vita di libere scelte e realizzazione dei propri sogni. Sempre troppo spesso, però, dopo aver preso la decisione di lasciare quell’ambiente, anche se siamo fisicamente liberi,  le nostre menti potrebbero essere rimaste ancora imprigionate.

Intrappolati in una gabbia aperta

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Ho deciso di allontanarmi dal mondo JW oltre un decennio fa e tuttavia sono la prima ad ammettere che per tanto tempo i miei processi mentali sono rimasti condizionati da 25 anni di indottrinamento.

Dopo aver lasciato la setta ho perseguito una carriera di successo, ho stretto nuove amicizie e ho riempito la mia vita con nuove esperienze. Eppure per anni ho difeso l’organizzazione contro le critiche e ho rifiutato di usare la parola “setta”, per un certo senso di contorta fedeltà storica. Per molti anni sono rimasta paralizzata dal senso di colpa e dalla scarsa autostima, dalla mancanza di uno scopo e di guida e da una rabbia che mi affliggeva sempre più.

Ho trovato difficile fidarmi di qualcuno perché non credevo di essere degna di amore e pensavo che sicuramente tutti quelli a cui tenevo mi avrebbero abbandonato alla prima difficoltà. Ho trovato difficile provare qualcosa di nuovo o correre dei rischi perché per tanti anni non ho potuto permettermi di fare un passo falso o di essere meno che perfetta, senza rischiare di perdere tutto.

E, forse, la cosa peggiore di tutte era che non c’era nessuno nella mia vita che capisse veramente quello che stavo provando. I terapeuti professionisti che ho consultato erano altamente qualificati ma mi mancavano le parole per far loro capire quanto mi sentissi vuota e sola, e l’impatto che aveva su di me l’ostracismo da parte di amici e familiari.

I miei cari nuovi amici hanno fatto così tanto per sostenermi, ma cosa avrebbero potuto dirmi quando ho spiegato loro che i miei genitori avrebbero preferito vedermi morire piuttosto che acconsentire ad una trasfusione di sangue e disobbedire all’interpretazione di un’antica legge biblica? Come avrebbero dovuto reagire ad una tale primitiva ideologia e ad una violazione così flagrante dell’amore e della responsabilità dei genitori?

Alla fine, in un turbinio di alcool, dubbi e sensi di colpa, ho avuto un esaurimento.

Ad un bivio

Crossroads_June_2016-1024x683-300x200Lo shock causato dal soggiorno forzato in ospedale mi ha infine scossa e permesso di rivalutare tutta la mia vita. Mi sono resa conto che invece di essere libera dall’organizzazione ne ero ancora intrappolata. Ma era una prigione che mi ero costruita da sola, forgiata dentro la mia mente.

Non sono l’unica.

Le persone che si allontanano dalle religioni coercitive, come ad esempio i Testimoni di Geova, spesso affrontano molti dei seguenti problemi:

  • Bassa autostima e senso di inutilità
  • Senso di colpa
  • Mancanza di scopo e incapacità di pianificare il futuro
  • Depressione e pensieri suicidi
  • Abuso di droghe e alcool
  • Vengono coinvolte in relazioni di controllo e abusanti
  • Cattiva gestione finanziaria

Quando ci si ferma ad esaminare la vita del Testimone di Geova tipico e si considera l’impatto emozionale del lasciare la setta è facile vedere come questi problemi possano svilupparsi.

Quando si è fermamente convinti che l’unica soluzione ai problemi dell’uomo è che Dio intervenga, è facile capire come chi abbandona la setta rimanga senza uno scopo nella vita, con una difficoltà nel vedere un futuro e una mancanza di convinzione nella propria capacità di poter cambiare le cose.

Quando si è fermamente convinti che coloro che peccano contro Dio sono destinati a morire bruciati ad Armageddon, è facile capire come chi abbandona la setta sia terrorizzato nel tentare qualcosa di nuovo, nell’assumersi dei rischi, per paura di commettere un errore e di essere meno che perfetto.

E quando SAI che quelli più vicini a te ti guarderebbero morire, ti allontanerebbero al primo segno di peccato e metteranno i pensieri e i desideri di 7 sconosciuti che vivono a New York sopra i sentimenti verso il proprio figlio, è facile capire quanto bassa autostima e sentimenti di inutilità possano affliggere chi abbandona la setta.

Se stai provando qualcuna di queste cose, questo non ti rende debole. Stai semplicemente reagendo ad anni di controllo mentale, indottrinamento e al fatto che non ti è mai stato permesso di mettere al primo posto i tuoi sentimenti e pensieri o esprimere dubbi o paure.

Ricorda che stai soffrendo. Stai soffrendo per la perdita del precedente modo di vivere, la perdita di una struttura di credenze, la perdita di un promesso futuro paradiso e, spesso, per la perdita di amici e familiari.

Ma PUOI superare tutto questo. Non importa a che età si è sfuggiti all’Organizzazione, puoi scrollarti di dosso questi pensieri negativi, i dubbi sulle tue capacità ed essere in grado di forgiare una vita nuova, soddisfacente e gioiosa.

E questo ci riporta a me. Seduta in un letto d’ospedale, con la consapevolezza che non avevo mai veramente lasciato l’organizzazione. A quel punto avevo una scelta. Potevo rimanere intrappolata nella mia prigione mentale e permettere loro di rubarmi altri preziosi anni di vita.

Oppure avrei potuto finalmente fare quello che pensavo avessi fatto tempo prima e liberarmi una volta per tutte.

Dopo una ricerca, ho trovato un terapeuta che aveva avuto esperienza nell’aiutare persone che erano sfuggite a religioni e sette coercitive. Quando le raccontai l’estensione del lavaggio del cervello, la paura instillata e il finale ostracismo, piuttosto che guardarmi incredula, ha annuito e mi ha chiesto di continuare.

E col tempo, sono arrivata a vedere la verità.

Ho avuto qualcosa che non molte persone riescono ad avere. Ho avuto una seconda opportunità.

Piuttosto che soffermarmi su tutto ciò che mi era stato “rubato” (un’infanzia normale, anni di indipendenza e l’amore incondizionato della mia famiglia) ho iniziato a vedere le opportunità.

L’opportunità di prendere tutte queste esperienze e usarle per creare qualcosa di nuovo.

Come?

Imparare a volare

bird-300x169La prima azione è quella di cercare un aiuto professionale, sotto forma di terapia o di coaching, con qualcuno che capisce veramente le turbolenze emozionali coinvolte nel lasciare una religione coercitiva. Ancora meglio (anche se non essenziale) è se quella persona ha avuto un’esperienza simile. E se i costi sono un problema, ci sono molte alternative gratuite, dalle terapie di conversazione fornite dal vostro medico a forum online di persone in una situazione simile alla tua. Il sollievo di parlare a qualcuno che capisce quello che stai passando non deve essere sottovalutato.

Dopo viene un bel po’ di perdono, e la parte più difficile è che la maggior parte delle persone che devi perdonare continuerà a dare la colpa a te di quello che è successo. Non puoi cambiare il loro comportamento e non puoi cambiare quello che pensano, ma PUOI cambiare il modo in cui reagisci tu.

Quindi, perdona i tuoi amici e la tua famiglia, perdona l’organizzazione e, soprattutto, perdona te stesso. Accetta il fatto di aver preso le decisioni migliori che hai potuto con le informazioni che avevi a disposizione all’epoca.

(Se perdonare l’organizzazione ti sembra impossibile, allora il tuo terapeuta o assistente personale potrà suggerirti dei metodi provati e testati per abbandonare lentamente la rabbia e fare pace con il passato, un passo alla volta).

Con il tempo potresti decidere che desideri aiutare attivamente gli altri ancora intrappolati in quella situazione, forse mettendo l’organizzazione di fronte alle proprie responsabilità sui media o lavorando con individui in una struttura professionale, come ho scelto di fare io. La cosa importante è fare le vostre scelte basate sui VOSTRI motivi e imparare a fidarvi di nuovo di voi stessi.

La parte più eccitante di questo processo è il futuro. Ricorda che il tuo futuro è ora tuo e hai la possibilità di modellarlo come desideri. Hai tu il controllo, non sprecarlo!

Sogna in grande. Immagina la tua vita nella maniera più incredibile. Pensa a tutte quelle cose che avresti sempre voluto fare mentre eri nell’Organizzazione, ma eri intrappolato da adunanze, servizio e leggi farisaiche. Viaggi, affari, istruzione. Filantropia e nuovi hobby. Amici di qualsiasi tipo e ogni campo della vita. Nuove esperienze ogni giorno, il mondo è ora il tuo parco giochi!

Cosa vuoi essere, fare e avere? Che cosa vuoi realizzare? Cosa vuoi creare per te stesso?

Puoi trasformare anni di indottrinamento nella motivazione che ti spinge in avanti. Ma non devi fare tutto questo da solo, se non vuoi. Ci sono molti mezzi di sostegno là fuori, attraverso il coaching, la terapia o semplicemente mettendoti in contatto con persone che ti capiscono e che credono in te.

Dopo tanti anni nell’organizzazione, con persone che mi dicevano cosa fare e come vivere, pensavo sinceramente che non sarei mai stata veramente libera.

Ma l’illuminazione, quando è arrivata, è stata come uno schiaffo. L’organizzazione si era già presa tanti anni della mia vita. Non avrei permesso loro di prendersene ancora.

E tu?


Nota dell’editore: Questo articolo è stato scritto da una ex-Testimone di Geova che ha “lasciato” (faded) l’organizzazione senza essere ostracizzata. Ha adottato lo pseudonimo Alice Cheshire in questo articolo per evitare ripercussioni con i suoi parenti TdG e lavora come assistente professionale con un nome diverso.

Fonte del materiale: jwsurvey

Traduzione a cura di: jwanalyze ROBERTO

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