Il prezzo della libertà. 13/6/2017

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La libertà ha sempre un prezzo” –  C.S. Lewis

Quando ho deciso di lasciare l’organizzazione Watchtower, un anno fa, avevo sottovalutato quanto profondamente le conseguenze delle mie azioni avrebbero influenzato ogni aspetto della mia vita. È stato un anno di alti e bassi emotivi.

Uno dei “bassi” è il profondo senso di tristezza per i rapporti persi con i miei cari che sono ancora nell’organizzazione. Ho conosciuto la mia migliore amica in una sala del regno all’età di 12 anni. Abbiamo giocato al salto della corda fuori della sala del regno a Austerville, in Sudafrica, mentre gli adulti terminavano la pulizia della sala. Abbiamo studiato la Bibbia insieme ad un amico di famiglia, che a volte abbiamo fatto impazzire con le nostre risate su cose sciocche, come sanno fare solo le ragazzine di quell’età. Siamo cresciute insieme nella fede, impegnate nel ministero porta a porta, nella preparazione della Torre di Guardia per l’adunanza della domenica e altre attività simili. Tutta la sua famiglia mi ha praticamente adottato, così come anche l’intera congregazione. I miei parenti di sangue (con i quali i miei rapporti erano già precari) sono stati sostituiti dalla mia nuova famiglia spirituale, poiché erano troppo “mondani” per avere legami con loro.

Quando siamo cresciute, la mia migliore amica e io vivevamo lontano l’uno dall’altra, ma ci vedevamo sempre durante riunioni di famiglia, incontri di congregazione e, naturalmente, i congressi. Parlavamo di come stava andando spiritualmente, del mio occasionale pionierato, degli studi biblici che stavo conducendo, dei suoi studi universitari e di come a volte si sentisse in colpa per il fatto di perseguire un’istruzione superiore. Parlavamo anche delle mie avventure nei lavori di costruzione delle sale del regno. Erano le mie preferite: visitare città diverse e incontrare tante famiglie sconosciute ma fratelli e sorelle nella fede con cui condividevamo un obiettivo comune. L’amore e l’ospitalità che ci mostravano hanno sempre intensificato la mia convinzione che ero veramente nell’unica vera religione.

Tutti quei legami, tutte quelle esperienze, tutti i ricordi che abbiamo condiviso … istantaneamente tagliati via nel momento in cui ho deciso che la mia coscienza non mi consentiva più di sostenere questa organizzazione, dopo aver scoperto alcune verità inquietanti sul suo conto. Nessuno dei miei cari mi ha chiesto alcuna spiegazione, dato che l’organizzazione dipinge tutti coloro che vanno via con lo stesso pennello: “Si sono fatti nemici di Dio, quindi, devono essere evitati a tutti i costi“. Non so cosa fa più male, se l’ostracismo o pensare che potrebbero non sapere mai il vero motivo per cui ho lasciato la religione.

Anche se mi rattristo per le relazioni perdute, ricordo costantemente a me stessa che la vita continua. Fortunatamente le nuove amicizie che ho stretto mi hanno aperto un intero mondo di relazioni umane che non sapevo potessero esistere: l’amore e la compassione per gli altri, indipendentemente dalle loro convinzioni, il rispetto delle opinioni altrui, l’empatia e la comprensione per coloro che hanno stili di vita diversi dal mio, un’aperta e onesta comunicazione, vedere gli altri come uguali e godere insieme di questo viaggio chiamato “vita”. Sono veramente felice di aver trovato persone tanto impressionanti nella mia vita che non aderiscono per niente alla descrizione negativa che la Watchtower fa delle “persone del mondo” e che hanno arricchito la mia vita in molti modi!

Fin da piccola, mi sono dovuta rendere conto di quanto possa essere ingiusta la vita. Il mio primo ricordo di un luogo chiamato casa era una baracca di stagno di 50 metri quadrati in Orange Farm, in Sudafrica, con una mamma single maniaca del lavoro per genitore. La speranza di una terra paradisiaca, in cui tutti potranno avere belle case, cibo delizioso da mangiare e nuotare con i delfini, era troppo attraente. Ero assolutamente certa del futuro del mondo e pensavo di avere la giusta comprensione degli attuali eventi del mondo, cosa che credevo fosse un privilegio rivelato solo alla nostra speciale organizzazione. Quella conoscenza non solo mi rendeva gonfia di orgoglio per essere un membro di tale organizzazione, ma mi motivava anche a lavorare sempre più duramente nell’organizzazione. Soprattutto, la mia religione mi dava speranza.

Quando vedo adesso ingiustizie e sofferenze umane, non ho più le solide e rocciose certezze che avevo prima. Passare da una condizione di sapere tutto a quella di non sapere può far sentire disorientati, indifesi e senza speranza. Mi ci è voluto un po’ di tempo per accettare umilmente che non ho tutte le risposte. Tuttavia, quello di cui sono certa è il fatto che io sono qui, noi siamo qui, condividiamo questa splendida casa chiamata “terra” ed è alla portata di ciascuno di noi fare la differenza in qualche modo, utilizzando qualunque talento ci sia stato concesso. Questa consapevolezza mi stimola ad essere la migliore persona che posso essere e ad aiutare gli altri quando è alla mia portata farlo.

Pensavo che essere una persona buona fosse strettamente legato all’essere religiosi e ad assistere ad alcune adunanze in una sala del regno. Questa credenza è stata profondamente radicata in me ed era diventata una parte naturale della mia vita. Quando ho smesso di partecipare alle adunanze, ho avuto alcuni lievi sintomi da astinenza. All’improvviso avevo così tanto tempo a disposizione e mi sentivo in colpa per questo. Non appartenere ad una religione mi ha fatto sentire come se fossi una persona cattiva. Pensavo che il mio bisogno spirituale non sarebbe mai stato soddisfatto senza appartenere ad una religione organizzata. Ma ora, vedo le cose in modo diverso. Passo il mio tempo nelle attività che amo, cosa che mi rende una persona più felice. Ho conosciuto molti atei che sono persone meravigliose e moralmente rette, cosa che senza dubbio dimostra che essere religiosi non è un requisito essenziale per essere una brava persona. Per quanto riguarda non appartenere ad una religione, ho anche realizzato che la religione non è certamente un requisito per essere una persona “spirituale”. Non ho bisogno di una congregazione o di un edificio per sentirmi in contatto con il mio lato spirituale. Tutto quello che devo fare è uscire in mezzo alla natura e il mio bisogno spirituale è soddisfatto.

Un’altra questione che mi ha lasciato un sentimento pesante nel cuore è la speranza della risurrezione, che è stata una fonte di grande conforto quando la mia cara madre è morta. Ora che non sono più certa di questa speranza, dato che ho messo in discussione tutto ciò che mi era stato insegnato come testimone, il solo pensiero che la risurrezione non avverrà mai mi fa soffrire. Questa è una questione che è ancora una grande lotta per me. E’ una perdita con cui devo ancora venire a patti.

Alcuni degli “alti” sono invece arrivati ​​dai cosiddetti “piaceri del mondo” che, naturalmente, non sono stati il motivo principale per cui ho abbandonato la religione, ma sono una semplice conseguenza del vivere la vita come fanno tutti i comuni mortali. Adesso mi meraviglio, e a volte mi viene da ridere cinicamente, quando ricordo di come alcuni di questi cosiddetti “piaceri” mi avrebbero cacciato in qualche sorta di guai come testimone: avere amici che non hanno le mie stesse credenze, socializzare regolarmente con i colleghi di lavoro al di fuori del lavoro, festeggiare le ricorrenze, farmi un tatuaggio, condividere l’appartamento con un uomo, perseguire una carriera, dedicarmi ai miei hobby, tra le altre cose.

Di tutte le cose che ho perso, quello che certamente non mi manca è la pressione che viene costantemente imposta sui Testimoni per fare di più per l’organizzazione. C’era sempre questa domanda sospesa nell’aria, se stessi facendo abbastanza. La pressione subliminale che i compagni di fede Testimoni mi hanno messo, forse inconsapevolmente, ha peggiorato le cose. Non mi manca nemmeno la paura di inavvertitamente deludere o far inciampare gli altri, paura che mi ha fatto vivere una vita stretta in cui non potevo essere me stessa. Ciò mi ha sicuramente causato molta ansia e depressione.

Devo ammettere che ho ancora occasionali attacchi di depressione da quando ho lasciato la Watchtower. Di solito derivano dal sentirsi fraintesi e soli, dalla mancanza di mia madre, dalla rabbia di essere stata derubata di una vita normale, dall’aver sprecato molti anni della mia giovinezza in una setta, dal sentirmi come un po’ ritardata rispetto ai miei coetanei che hanno molta più conoscenza di me in determinate questioni, in particolare riguardo alla sessualità, dal non volersi attaccare troppo alle persone perché, ehi, una volta scottata, la seconda volta fai più attenzione.

Quando tutto sembra cupo e tutte queste emozioni mi travolgono, la gratitudine è la mia àncora di salvezza. Gratitudine per le persone meravigliose nella mia vita che mi fanno sentire amata e apprezzata. Gratitudine per l’opportunità che ho di ripartire nella mia vita e fare tutte le cose che avrei sempre voluto fare, mentre ero una testimone, ma non potevo, come perseguire una carriera, dedicarmi ai miei hobby, senza sentirmi come se stessi facendo qualcosa di sbagliato. Gratitudine per la natura, che mi calma e mi rimette in riga. Gratitudine per avere me. Ho imparato ad essere soddisfatta di me e contare su me stessa. Soprattutto, sono grata che sono finalmente libera di essere ME!

La mia libertà mi è costata molto, sì, ma sono infinitamente grata che i miei occhi siano ora aperti, che sono libera e ora … le possibilità sono infinite.

Fonte: thinkingwitnesses

Traduzione a cura di: Roberto jwanalyze

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