Testimoni di Geova un culto di isolamento e paura. 9/10/2017

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Una storia sul potere distruttivo delle false credenze

La riproduzione umana è così affascinante per me. Iniziamo la nostra vita come singola cellula solitaria all’interno del corpo di un altro essere umano. Quella cellula si divide più e più volte fino a formare un organismo composto da miliardi e miliardi di cellule la cui complessità è semplicemente sorprendente. Poi, quando giunge il momento, quel gruppo di cellule lascia il suo ospite per iniziare il proprio viaggio.

Alla nascita, un bel nuovo umano si unisce al mondo con il seme di una storia completamente unica al suo interno. In situazioni ideali, genitori capaci riescono a guidare quella piccola persona attraverso il complesso processo dell’istruzione e della crescita e arricchirla con le informazioni e le competenze necessarie per esprimersi pienamente e sperimentare una vita soddisfacente. Quelle prime lezioni di vita creano un effetto onda che influenzerà profondamente la vita futura di quell’essere umano.

Il mio viaggio biologico è iniziato allo stesso modo, ma i genitori che ho incontrato quando sono entrato nel mondo credevano che tutto sarebbe presto finito in un genocidio e una catastrofe mondiale. Per loro la vita non era un’occasione emozionante per esplorare il mondo, scoprire chi siamo o vedere cosa potremmo creare con le nostre capacità. Per loro la vita era una prova e la Terra era un campo di battaglia dove si combatteva una guerra contro creature demoniache e un mostro chiamato Satana.

I miei genitori erano Testimoni di Geova.

Per i Testimoni di Geova, il mondo è un posto oscuro e terrificante, pieno di trappole che portano a diventare schiavi di Satana ed essere, alla fine, distrutti. I miei genitori mi hanno insegnato che eravamo parte di una minoranza di persone giuste e perseguitate che combattevano per sopravvivere in un mondo pieno di malvagi schiavi di Satana. Quelle persone “del mondo” non volevano altro che trascinare noi Testimoni di Geova in una vita di “peccato”, così da morire con loro all’Armageddon.

Tali credenze venivano chiamate “La Verità” da tutti quelli intorno a me. Noi avevamo La Verità e tutti coloro che la pensavano diversamente da noi erano dannati, sviati e sarebbero morti.

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Quando ripenso a questa parte del mio passato diventa chiaro perché sono diventato ossessionato nei miei vent’anni nel cercare di comprendere la vera natura delle percezioni e delle credenze soggettive. Ero stato indottrinato da bambino con insegnamenti nocivi che nessuno poteva dimostrare. Tutto veniva sostenuto con un antico libro la cui unica autorevolezza era quella che quel libro stesso sosteneva di avere. Ci veniva richiesto di “avere fede” che era tutto vero. Veniva vista come una virtù il credere ciecamente a delle cose che altre persone avevano scritto e assicurato che fossero reali, cose che non potevano essere dimostrate. Anche quando quelle cose non avevano senso.

Quando ero ancora piuttosto piccolo ho iniziato a porre domande sul perché Geova ci stava mettendo tutto alla prova facendoci vivere in questo mondo terribile, come mi era stato insegnato a considerarlo. Se era onnisciente e sapeva tutto (compreso il futuro), non sapeva già chi sarebbe vissuto e morto ad Armageddon? Perché faceva soffrire gli esseri umani in questo modo? Le uniche risposte che potevano offrirmi erano cose come “dio opera in modo misterioso” o “Geova ci ama così tanto che ha mandato suo figlio a morire per i nostri peccati, e ora noi dobbiamo dimostrare a Geova quanto lo amiamo“.

Non capivo niente di tutto questo. Per quale motivo io dovevo nascere imperfetto, solo perchè due persone avevano peccato in un giardino quando Geova aveva creato il mondo? Perché tutti i loro discendenti devono nascere imperfetti e vivere una vita di dolore e morire di malattie quando non avevano fatto nulla di male? Non avevano risposte a quelle domande, ma erano sicuri che ero nato con il peccato già dentro di me.

Avevo otto anni quando ho fatto la mia confessione a mia madre. Mi ricordo che sedevo sul sedile del passeggero della sua auto mentre guidava, oppresso dalla vergogna mentre cercavo di trovare il coraggio di parlare. Alla fine ho trovato la forza e le ho detto che non amavo Geova. Non credevo veramente in lui e non capivo perché noi tutti venivamo messi alla prova. Mi sembrava tutto così privo di senso.

Quando ero piccolo mi piacevano alcune delle strane storie bibliche che leggevo nei libri che mi avevano dato. Trovavo divertente la storia dell’uomo che era stato inghiottito da una grande balena e aveva vissuto dentro di essa per tre giorni, la storia dell’uomo che aveva messo un mucchio di animali all’interno di una barca gigante che aveva costruito, la storia della donna che si era trasformata in un colonna di sale perché era stata cattiva. Ho anche amato storie come Il mago di Oz e La storia infinita e quando Winnie the Pooh ha visitato la terra degli elefanti e delle noddole. Ma non credevo che il mago di Oz o Winnie the Pooh fossero reali, come non credevo che lo fosse Geova.

Chiesi a mia madre cosa ci fosse di sbagliato in me. Credevo di essere una persona cattiva perché non ero un buon Testimone di Geova.

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Non sentivo alcun amore o connessione quando cercavo di immaginare Geova. Non l’ho mai visto, ma mi veniva detto che lui mi guardava sempre. Sentivo altri Testimoni di Geova intorno a me che difendevano le loro credenze quando venivano sfidati dalle persone del mondo, dicendo cose come “Beh, cosa succederebbe se ti sbagli su Geova e lui esiste realmente? Morirai ad Armageddon per non aver creduto. Il peggio che potrebbe accadere a me, invece, è che la gente mi prende in giro per credere in lui, ma almeno non morirò ad Armageddon“.

E se mi fossi sbagliato e quell’errore mi sarebbe costato la vita? Non volevo morire, così vivevo nella paura e cercavo di seguire le regole di Geova e credere a quello che i miei genitori mi avevano detto essere vero.

Mi ricordo la presa malinconica del terrore nel mio stomaco ogni volta che il cielo si oscurava improvvisamente con le nuvole, o il vento soffiava senza preavviso. Le parole “sta succedendo, questo è Armageddon” scattavano nella mia testa. Rimanevo paralizzato a guardare impotente a occhi aperti per vedere come sarebbe iniziata la fine.

Per essere considerati dei buoni cristiani ci veniva richiesto di partecipare a tre riunioni di Testimoni di Geova ogni settimana, dove si esaminava il materiale che l’organizzazione dietro questo culto aveva scritto e assegnato per noi. Nel 2001, la Watchtower Bible and Tract Society è stata elencata tra le prime quaranta aziende produttrici di reddito a New York, con un fatturato annuale di circa 951 milioni di dollari americani. Non si parlava mai di niente di tutto questo, alle riunioni, però.

La Watchtower Bible and Tract Society è la società che scrive e stampa tutte le pubblicazioni dei Testimoni di Geova, tra cui le riviste La Torre di Guardia e Svegliatevi!. Tale società decide come si deve interpretare la bibbia e spiega ai suoi seguaci quali delle regole di Dio devono essere rispettate (regole che cambiano drammaticamente nel tempo… cose come se sia accettabile o no per Dio che un uomo si faccia crescere la barba). E’ la società che pubblica le previsioni di quando il mondo finirà. Decide che cosa i suoi seguaci possono leggere e quando, mantenendoli in un costante stato di terrore centellinando la giusta dose di narrazioni apocalittiche.

Sono stato sempre scoraggiato dal leggere pubblicazioni che non erano approvate dalla Watchtower Bible and Tract Society e mi veniva detto che, se lo avessi fatto, dovevo rifiutare tutto ciò che andava contro quello in cui credevano i Testimoni di Geova. Mi veniva detto che l’evoluzione è una menzogna, la scienza è una menzogna, le altre religioni e le filosofie sono state costruite su menzogne ​​e che pratiche come la meditazione aprono la tua mente alla possessione demoniaca.

In questi tre incontri settimanali con i nostri fratelli e sorelle Testimoni di Geova potevamo dimostrare di aver studiato il materiale assegnato. Tenevamo le mani alzate sperando che il fratello che guidava la riunione ci chiamasse e poi avremmo letto le risposte che avevamo sottolineato con attenzione nelle nostre riviste. Le riviste erano piene di semplici articoli basati sulla versione imbastardita della Bibbia dei Testimoni di Geova e comprendevano domande con risposte così evidenti nel testo che anche i bambini avrebbero potuto trovare. Dimostravamo così che eravamo dei cristiani veramente devoti e fedeli e potevamo capire e giudicare quelli che, invece, non lo erano.

Mi ricordo mentre ero seduto sul sedile posteriore della macchina di mio padre mentre ci guidava allo Stadio Dodger. Era il fine settimana di un grande assemblea dove in decine di migliaia si sarebbero riuniti per adorare Geova. Tutt’intorno le strade che conducevano allo stadio erano piene di persone con dei cartelli, su entrambi i lati della strada. I cartelli contenevano dei messaggi che ci dicevano che ci stavano mentendo e che quello che credevamo era pericoloso. Mamma e papà mi dissero di non guardare quelle persone o leggere i loro cartelli perché erano pieni di menzogne ​​di Satana. Quelle persone erano apostati. Ex-Testimoni di Geova che erano caduti.

Mentre ricordo queste esperienze, alcune mi sembrano così strane che qualche volta dubito che siano veramente accadute. Ma proprio sul sito dei Testimoni di Geova vi è una pagina che parla degli apostati e cita questa scrittura:

1 Timoteo 4:1 Comunque, l’espressione ispirata dice esplicitamente che in successivi periodi di tempo alcuni si allontaneranno dalla fede, prestando attenzione a ingannevoli espressioni ispirate e a insegnamenti di demoni,

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Non ho mai avuto veri amici crescendo. Ho sempre pensato che gli altri ragazzini Testimoni di Geova fossero strani e tendevano ad essere crudeli. Ho frequentato le scuole pubbliche ma mi veniva detto di mantenermi a distanza dai bambini “del mondo”.

I miei genitori mi hanno proibito di partecipare a qualsiasi festa o compleanno con la mia classe. Ero sempre il bizzarro ragazzino seduto in disparte in quelle occasioni e mia madre mi diceva di non mangiare nessuno dei dolcetti che portavano in classe perché potevano essere avvelenati o contenere delle lamette.

I miei genitori divorziarono quando avevo sette anni. Sono andato a vivere con mia madre. Mio fratello maggiore e mio papà sono andati a vivere con la nonna. La nonna Ruth era stata disassociata. Gli Anziani della sua congregazione le avevano revocato il battesimo a causa di qualche trasgressione, cioè una serie di eventi in cui uno finisce per essere espulso dalla loro congregazione, disconosciuto dai propri amici e dalla propria famiglia.

Il soffitto e le pareti della casa di nonna Ruth erano colorate di un giallo dorato bruno dal fumo di sigaretta che saliva dall’angolo dove si sedeva sempre. Era una donna riprovevole, simile ad un orco. Una storia che sentivo sempre su di lei è di come puniva la sua figlia adottiva. La faceva stare in un angolo sulle dita dei piedi e metteva delle puntine da disegno sotto i talloni. La nonna Ruth la lasciava lì e se le gambe o le caviglie cedevano dalla stanchezza, c’erano le puntine in attesa li sotto.

Avevo paura di lei e non avrei dovuto parlarle perché aveva lasciato Geova. Quindi avrei dovuto tracciare una linea davanti la sua stanza, di fronte la stanza di mio padre, ogni volta che era il mio fine settimana per stare con lui. Ricordo di averle parlato solo una manciata di volte prima della sua morte.

Entrambi i miei genitori si sono risposati quando avevo dieci anni. La scelta di mia madre di sposare Richard è stato l’inizio di una nuova era di abusi e terrore, oltre qualsiasi nostra immaginazione. La scelta di mio padre ha portato nella mia vita un crudele bullo che sembrava odiarmi. Ero il suo punching ball emotivo.

Per diversi anni ho rimbalzato avanti e indietro tra le case dei miei genitori. Poiché la situazione con uno si è aggravata fino ad un punto di rottura, dovevo andare via o seguire l’altro nella speranza di essere accolto. E’ stato a quindici anni che finalmente ho potuto smettere di essere un Testimone di Geova.

Mi ero ritrovato di nuovo a vivere con mia madre nella casa piena di odio che aveva creato con suo marito. Aveva appena smesso di considerarsi una Testimone di Geova, ma ancora pensava che farmi tornare nel “gregge” era la risposta ai problemi che vedeva nel mio comportamento. Mi rifiutai. Le dissi che non sarei mai tornato ad essere un Testimone di Geova.

Dopo qualche protesta, non me ne parlò più. Ero libero. Non avrei più frequentato la setta in cui ero nato.

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Non mi interessava di quello che le persone che avevo conosciuto per tutta la mia vita avrebbero pensato di me, ma sapevo bene come sarei stato considerato. Ero un traditore. Un apostata. Ero il peggio del peggio ed era la scusa perfetta di cui mio padre aveva bisogno per smettere di parlarmi o fingere di interessarsi a me. Adesso ero dalla parte del male ai loro occhi.

Ma io non mi sentivo cattivo. Quello che sentivo fosse sbagliato, invece, era il fatto che i Testimoni di Geova avevano dato della bugiarda alla bambina che mio padre aveva molestato, dicendo: “Dean è un buon cristiano. Non farebbe mai una cosa simile.” Quello che sentivo fosse sbagliato era il modo in cui avevano indotto la mia travagliata madre a sposare un uomo che si era rivelato essere un crudele e sociopatico squilibrato. Quello che sentivo fosse sbagliato era il modo in cui incoraggiarono i genitori del mio amico a disconoscerlo quando disse che era gay, spingendolo in un percorso autodistruttivo che alla fine l’avrebbe portato all’HIV. Quello che sentivo fosse sbagliato era come scoraggiavano l’istruzione, l’esplorazione o lo sviluppo di qualsiasi tipo di sicurezza, di realizzazione personale o di futuro. Quello che sentivo fosse sbagliato era il modo in cui la violenza spirituale e l’isolamento dei Testimoni di Geova hanno spinto persone che conoscevo al suicidio perché non riuscivano a vedere altre opzioni.

Ho guardato questa setta distruggere famiglia dopo famiglia e portare i propri fedeli in profondi stati di desolazione e di disperazione. Ho sperimentato una vita di isolamento in cui mi veniva detto che non c’era futuro per me in questo mondo, tutto ciò sfociato nelle mie scelte distruttive e sconsiderate quando finalmente ne sono uscito.

Estraniato da mio padre, a questo punto, ho avuto solo mia madre su cui contare. Vivere con lei e suo marito significava che ero circondato dalle loro costante urla, odio e abusi. Ho vissuto li per qualche settimana o mesi prima che mi guardasse, gemendo di rabbia per la vita che lei stessa si era creata e sono stato buttato fuori con nessun posto dove andare. E’ stato l’inizio di un periodo di instabilità e di nomadismo che è durato diversi anni.

Una risposta ad una domanda sul sito dei Testimoni di Geova fa luce sulla situazione in cui mi sono trovato:

Dovrebbero i cristiani fedeli accogliere gli apostati in persona o leggendone le pubblicazioni?

2 Giov. 9, 10: “Chiunque va avanti e non rimane nell’insegnamento del Cristo non ha Dio. . . . Se qualcuno viene da voi e non porta questo insegnamento, non ricevetelo in casa e non rivolgetegli un saluto”.

La comunità in cui ero cresciuto non mi avrebbe aiutato o accolto perché mi vedevano come loro nemico religioso. Rigettarmi era un atto giusto. Ho soggiornato per brevi periodi con chiunque ho potuto trovare che mi ha permesso di rimanere con lui. Mi sentivo come un peso per tutti quelli che conoscevo. Non appartenevo a nulla.

Avevo ventitré anni quando sono scappato completamente dai miei genitori e dalla loro follia. Sono scomparso in modo che non mi avrebbero mai potuto trovare e sono andato a vivere da solo in una zona rurale di Washington. Ho sentito il mio primo respiro di libertà dai miei genitori, ma tutto in me era stato ricoperto con la spessa resina della loro follia. Penso che ho impiegato il mio primo anno li solo per smaltire l’esaurimento nervoso di cui avevo iniziato a soffrire in California e per realizzare la piena estensione del trauma che avevo accumulato.

Mi sono isolato da tutto, cercando di mettere la testa fuori dall’oscurità in cui stavo annegando, cercando di capire cosa fare e cercando di trovare dei motivi per continuare a vivere. Dopo un anno vissuto a nascondermi e cercando di intossicarmi con il senso di nullità, mi sono allontanato dalla mia tana rurale solitaria e ho iniziato a stabilirmi a Seattle. Ero nuovamente circondato da persone e attività. Ero ancora spaventato, ferito e torturato dentro, ma cominciavo a sentirmi forte abbastanza per iniziare il processo di liberazione totale dalla mole di menzogne che mi portavo dietro. Se fossi riuscito a distruggere tutto quello che mi era stato inculcato potevo essere in grado di ricominciare e ricostruire la mia vita con le cose che avrei scelto io.

Ricordo mentre, seduto sul marciapiede di fronte al Bauhaus Cafe di Seattle, leggevo un libro su scienza e fisica. Ho lottato con la voce nella mia testa, mentre leggevo, che mi faceva considerare un pericolo quello che stavo leggendo. Tutto causato dalla profonda sfiducia, che mi era stata inculcata, su tutto ciò che anche solo suggeriva una veduta più ampia di quella che insegnano i Testimoni di Geova.

L’evoluzione era una menzogna. L’età stimata dell’universo era una menzogna. La chimica era una menzogna. Il Big Bang era una bugia. E non era solo la scienza. La spiritualità era una menzogna. La meditazione apriva la tua mente alla possessione demoniaca. Il Buddha era un falso profeta. Essere presenti ma in quiete era un invito a Satana a prendere dimora dentro di me.

Quello fu il periodo in cui conobbi il lavoro di David R. Hawkins, che ha cambiato radicalmente la mia vita. Iniziai a capire che le credenze dei Testimoni di Geova possono essere analizzate e identificate oggettivamente come false. La narrazione, di cui mi ero nutrito, su come i Testimoni di Geova erano i prescelti e di come il mondo li odiava perché avevano “La Verità” cominciò a svelarsi. Iniziai a fare progressi e capii che potevo cambiare me stesso e la mia vita se solo avessi avuto il coraggio necessario e lavorato sodo. Iniziai a sentirmi forte e capace. Iniziai a sperare.

La maggior parte della mia vita ha girato intorno i profondi fallimenti dei miei genitori. In realtà la vita non è una semplice, binaria, bianca o nera, cosa che può essere riassunta con “bene” o “male”. La vita è enorme ed è complessa, sopratutto quando si cerca di studiarla a fondo e si tenta di cavarne il senso. La vita è in continua evoluzione ed in movimento. Ci sono inizio e fine, che sono gli unici due modi per descrivere gli stessi eventi. Ci sono successi e fallimenti. Ci sono fattori sconosciuti che non dobbiamo e non possiamo controllare. Ci sono misteri per i quali non abbiamo risposte, ma spesso ci convinciamo di averle solo perché questo ci fa sentire più sicuri.

Ho trascorso il mio tempo a Seattle rigettando colui nel quale mi avevano trasformato i miei genitori e cercando di scoprire chi sarei potuto diventare. Poi mi è stata aperta una porta e ho visto la possibilità di una vita senza il timore costante di come soddisfare i miei bisogni fondamentali come alloggio, cibo e compagnia. Sono stato chiamato per un lavoro in California e valeva la pena tornare indietro nell’ambiente dove era stato allestito tutto il male della mia vita.

Ho confezionato tutto quello che possedevo in un furgoncino, compreso il mio bel gatto che mi aveva salvato la vita molte volte, e ho iniziato il lungo viaggio in autostrada che mi ha portato a Los Angeles. Le cose sembravano finalmente migliorare. Immaginavo che questo nuovo capitolo della mia vita fosse il momento in cui tutte le mie fatiche e il mio duro lavoro avrebbero dato frutto. Avrei trovato la stabilità finanziaria. Avrei trovato la realizzazione. Avrei trovato una donna, ci saremmo innamorati e avremmo creato una bella vita insieme. Le nuvole si stavano diradando e potevo sentire il luminoso calore del futuro che avevo sognato e per cui avevo lavorato così duramente.

Ma dopo pochi giorni essere tornato in California, il mio corpo ha cominciato a mostrare i veri effetti dei danni che avevo subito. Il danno non era stato solo emotivo, psicologico o spirituale. Solo dopo un decennio avrei scoperto che la malattia paralizzante che avevo iniziato a manifestare a ventisei anni era il morbo di Parkinson.

fonte: medium

Traduzione a cura di: Roberto jwanalyze

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One thought on “Testimoni di Geova un culto di isolamento e paura. 9/10/2017

  1. … era stata disassociata. Gli Anziani della sua congregazione le avevano revocato il battesimo a causa di qualche trasgressione, …

    Ma è un battesimo annullabile quello dei tdg?

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