Perché è importante fare il Presepe. 22/12/2017

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Ricco di richiami religiosi e spirituali, è una delle più importanti tradizioni natalizie. Eppure oggi è messo in discussione..

“Il presepe che è una cosa religiosa, una cosa commovente!” esclama, incredulo, Luca Cupiello al figlio Tommasino durante il primo atto di “Natale in casa Cupiello“. Il personaggio interpretato da Eduardo De Filippo non si rassegna all’idea di un giovane totalmente indifferente rispetto alla rappresentazione della Natività, per lui così importante. Agli occhi degli altri, del resto, Luca è un eterno bambino, chiuso nel suo rituale natalizio, e, quindi, incapace di prendersi le responsabilità di un capo famiglia di fronte alla drammatica scia di veleni, rivalità, divisioni che stanno distruggendo il suo nucleo.

Società in frantumi

Nel 1931 Eduardo aveva in parte percepito i primi segnali di una società che stava progressivamente perdendo i suoi punti di riferimento, familiari, culturali, religiosi. Nella sua opera teatrale l’allestimento del Presepe diventa quasi un inutile cliché, la fissazione di un povero vecchio vista con un misto di compassione e intolleranza. Oggi questo percorso di svilimento dei valori sembra aver trovato compimento. Lo racconta la cronaca di ogni giorno: la rappresentazione della nascita di Gesù, evento centrale della storia umana per chi si professa cristiano, viene messa in discussione, osteggiata e, spesso, vilipesa. Il tutto in nome di un presunto rispetto nei confronti di fedi e sentimenti diversi dai nostri. Eppure, come ha recentemente affermato Papa Francesco: “Se togliamo Gesù cosa resta del Natale? Una festa vuota”.

Il primo Presepe

Riappropriarsi del vero spirito di questa festività passa allora anche attraverso un recupero delle tradizioni e delle simbologie che le appartengono, di cui il presepe è la massima espressione. La Natività evoca valori positivi: l’amore familiare, la misericordia, il sacrificio, l’umiltà, la carità. Non solo: è il racconto quotidiano di una storiafatto nell’intimità e nel calore di una casa o di una comunità. Furono questi, con ogni probabilità, i sentimenti che ispirarono San Francesco d’Assisi quando, ottenuta l’autorizzazione da parte di Papa Onorio III, realizzò a Greccio il primo presepe nel 1223. Tornato da poco dalla Terra Santa, dopo una visita a Betlemme, il futuro Patrono d’Italia scelse il paesino del reatino per la somiglianza con la città natale di Gesù. Tommaso da Celano, biografo di San Francesco, nelle “Vite” descrive così quella scena: “Si dispone la greppia, si porta il fieno, sono menati il bue e l’asino. Si onora ivi la semplicità, si esalta la povertà, si loda l’umiltà e Greccio si trasforma quasi in una nuova Betlemme“. Il presepe vivente di Greccio è oggi il diretto discendente di quella prima rappresentazione.

Tra fede e popolo

L’idea di Francesco, nel tempo, si trasformò in tradizione, religiosa e popolare. Il palcoscenico ideale per il suo allestimento, inizialmente, furono le chiese. Ancora oggi è possibile ammirare presepi precedenti al XVI secolo, come quello della Basilica di Santo Stefano a Bologna, di Santa Maria Maggiore a Roma, del Duomo di Modena, dell’oratorio di San Giuseppe a Urbino e di San Giovanni a Carbonara a Napoli. Meravigliosi punti di congiuntura fra spiritualità e arte. Nel capoluogo partenopeo, in particolare, l’artigianato presepiale è diventato eccellenza. Tutt’oggi, in questo periodo dell’anno, sulle strade attorno a San Biagio ai Librai e a San Gregorio Armeno le botteghe vendono le statuine per abbellire o completare le rappresentazioni della Natività. Il presepe napoletano, con la sua sfarziosità e l’ambientazione urbana, è tuttavia solo uno degli esempi presenti in Italia. Dall’800 in poi, infatti, questa tradizione si spostò all’interno delle case, acquisendo un carattere ancor più popolare. E come il dialetto la rappresentazione della Natività si è sviluppata autonomamente, con proprie caratteristiche, ambientazioni e allegorie, regione per regione, città per città, paese per paese. Passiamo dal presepe romano, con la capanna adagiata fra le rovine dell’epoca imperiale, a quello abruzzese con le sue sculture lignee, senza dimenticare quello genovese, siciliano, pugliese, sardo, trentino e così via. Ognuno di essi è un pezzo delle nostre radici che rischia di essere spazzato via o, peggio, banalizzato.

Simbologie

Il significato spirituale della rappresentazione è dato dai simboli e dai personaggi che la popolano. Immancabile, ovviamente, la Sacra Famiglia, composta, prima della notte di Natale, solo da San Giuseppe e dalla Madonna, cui in seguito si aggiunge il Bambinello, la cui posa (braccia aperte e piedi incrociati) è figura futurorum della croce. Le tre statuine principali alloggiano dentro una stalla o una grotta, emblemi della povertà che accolse il Salvatore alla sua nascita. Il parto all’interno di queste strutture non è documentato nei Vangeli ufficiali, nei quali si dice solo che Gesù venne adagiato in una mangiatoia. Stesso discorso per il bue e l’asinello, di cui parla esplicitamente solo il profeta Isaia nel Vecchio Testamento: “Il bue ha riconosciuto il suo proprietario e l’asino la greppia del suo padrone”. Immancabili i pastori, citati nei Vangeli, che rappresentano i poveri, primi destinatari del messaggio cristiano. Ma anche simbolo di Gesù “buon pastore” e, quindi, del “gregge” rappresentato dai futuri fedeli raccolti nella Chiesa. A essi spetta, dunque, il privilegio di poter assistere in presa diretta all’evento più importante della storia. La natura divina di Cristo viene annunciata da cori angelici. I messaggeri di Dio vengono solitamente posizionati in alto o in volo e indicano ai presenti la strada per raggiungere Gesù e la Salvezza. Sopra di essi campeggia la cometa, il prodigio con cui Dio volle evidenziare lo straordinario evento che si stava verificando a Betlemme. Ai personaggi principali ogni tradizione ne ha aggiunto altri, secondari: il centurione romano, il dormiglione, l’oste, la zingara, il pescatore e altri. Ognuno ha un suo significato religioso. Il presepe, poi, è un’opera in movimento, destinata a cambiare a seconda del periodo. L’ultimo passaggio è l’arrivo dei Magi, simbolo della manifestazione al mondo. Il loro ruolo è al contempo solenne e triste. Con L’Epifania, infatti, le feste natalizie terminano e nelle case il presepe viene smontato. In attesa dell’anno successivo, sempre che ci venga data la possibilità di farlo…

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