6 GENNAIO – FESTA DELL’EPIFANIA. 6/1/2018

BASE DOC

La gente che cerca la verità può non seguire stelle o entrare in chiesa, ma potrebbe trovare Gesù in voi

Epifania… una parola così bella, vero? Per noi cattolici, l’Epifania è più di una semplice bella parola; è la festa in cui celebriamo la manifestazione di Gesù Cristo ai Re Magi. Per il resto del mondo anglofono, l’epifania è in genere il momento in cui una persona ha una grande idea o un un’intuizione (“la notte scorsa ho avuto un’epifania…”). Entrambi i sensi trovano la propria radice nella parola greca originaria che significa “rivelare”. Nel nostro caso, L’Epifania è Dio che rivela se stesso al mondo (il Suo debutto, per così dire) nel Bambino Gesù. Tutte le altre epifanie al confronto impallidiscono.

Matteo racconta l’Epifania in modo particolareggiato, con altre piccole epifanie, o rivelazioni, ognuna delle quali aggiunge dettagli e bellezza all’evento principale. Di quale dovremmo parlare oggi?

Che dire del re Erode, che rappresenta i poteri civili del mondo? È ovviamente disturbato dalla profezia e teme di perdere il suo potere, e quindi cerca di uccidere il Re dei Re. Purtroppo, vediamo ancora continuamente manifestazioni di tutto questo nel nostro mondo, con le autorità civili che cercano di uccidere il Vangelo.

E la stella? La stella, nel cielo e visibile a tutti coloro che cercavano la conoscenza (verità), vuole ricordarci che Dio guida sempre tutti a Sé. Viviamo in un mondo in cui la gente pensa spesso che la verità si trovi dentro di sé, e se la riflessione su di sé è spesso una cosa positiva, alla fin fine la gente ha bisogno di guardare fuori di sé (l’iPad non conta) e ai cieli per vedere Dio, che brilla per quanti alzano lo sguardo.

E i Magi? Questi gentili (non ebrei) sono per noi un segno del fatto che attraverso la nascita di Gesù il rapporto speciale di Dio con gli ebrei veniva esteso al mondo intero. Questi Re, saggi perché cercavano onestamente la verità anche se questa avrebbe sfidato le loro antiche convinzioni, sono caduti in adorazione davanti al Re dei Re. Nel farlo, ci hanno dato un esempio di come cercare il Signore e di come comportarci alla sua presenza.

E che dire dei doni dei Magi, oro, incenso e mirra? Questi tre doni (da cui deduciamo che i Magi erano tre, anche se il loro numero non è attestato) ci parlano di chi è quel Bambino. L’oro significa che è un re, l’incenso che è un sacerdote e intercede per noi presso Dio, la mirra (una spezia usata nell’imbalsamazione) testimonia che Gesù alla fine avrebbe sofferto e sarebbe morto per i nostri peccati. Ma questo già lo sapete.

E i nostri doni? Dio ci ha fatto il dono più grande in suo Figlio, e noi, come i Magi, dovremmo ricambiare. Non è che Gesù abbia bisogno dei nostri doni (in realtà non ne ha assolutamente bisogno), ma abbiamo bisogno di donare per poter crescere nella nostra relazione con Lui. In assenza di oro, incenso e mirra (che in genere non si trovano nel nostro supermercato di fiducia), offriamo comunque i nostri doni. Rinunciamo alle cose materiali (oro), e nel farlo ci ricordiamo che ogni cosa che abbiamo appartiene al Re. Gli diamo le nostre preghiere (incenso) per noi e per altri, e facendo questo ci viene ricordato quanto sia importante trovarsi in conversazione con Dio. Diamo infine a Gesù le nostre sofferenze e afflizioni (mirra). Nel fare questo, ci viene ricordato che, malgrado il fatto che soffriamo nel mondo, la sofferenza non ci amareggia, ma la Croce di Cristo trasforma le sofferenze in speranza.

E la “location”? Tutte queste cose che abbiamo menzionato meritano contemplazione, ma oggi suggerirei di concentrarci su questo aspetto dell’Epifania.

Celebriamo il Natale così spesso che è facile dimenticarci della sua grandezza. Il Dio dell’Universo infinito, onnipotente ed eterno, amandoci, è sceso dal cielo ed è diventato un uomo. Ma non solo un uomo, un bambino. Profeti e angeli hanno proclamato per secoli la Parola di Dio, ma nella nostra testardaggine, Dio sapeva che avevamo bisogno di vederlo e di ascoltarlo davvero, e così è venuto in questo mondo come bambino per condividere la nostra esperienza umana di modo che potessimo comunicare con lui. Questo grande evento non è avvenuto in un tempio o in un palazzo o in un’altra sede prestigiosa. È avvenuto in una stalla con nessun altro se non la Sacra Famiglia. Anche il più saggio dei saggi non avrebbe potuto predire questa umiliazione. Quando i Magi sono arrivati seguendo una stella miracolosa nel cielo, inoltre, non potevano immaginare che sarebbero stati condotti in un paesino alla periferia della grande capitale, o in un alloggio così semplice. Che cosa poco straordinaria! Ma è qui che hanno incontrato il Re dei Re.

Questa è forse una delle epifanie più grandi dell’Epifania. In un mondo di sfarzo, glamour e spettacolo, è facile per noi pensare che qualsiasi cosa che valga la pena di avere o di fare debba essere grande e spettacolare. Siamo tentati di pensare che per toccare il divino dobbiamo fare cose GRANDI e andare in posti GRANDI. Non sto affatto suggerendo che non ci sia posto per queste cose, c’è sicuramente! Abbiamo chiese e cappelle, grandi e piccole (ma fortunatamente sempre bellissime), per essere ispirati e adorare Dio ed essere nutriti da Lui, ma dobbiamo sempre ricordarci che il Re dei Re non è limitato da quelle mura.

Gesù Cristo si trova nella gente e nei fatti ordinari della nostra vita, e siamo chiamati a riconoscere e ad esaltare questa realtà. I saggi di questo mondo, uomini e donne che cercano la verità, forse non seguono una stella e possono non essere attirati in una grande chiesa, ma vi incontreranno!

L’Epifania non è semplicemente qualcosa che è avvenuto una volta duemila anni fa, ma dovrebbe essere un evento che si ripete nella nostra vita quotidiana quando diventiamo un’occasione per far incontrare Cristo agli altri.

Siate un’epifania!

ALETEIA

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