Senza Gesù non è festa. 7/1/2018

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Con l’Epifania le festività si avviano alla loro conclusione. In questo tempo natalizio si sono riempite le strade, intasate le linee telefoniche, consumati fiumi d’inchiostro e inviati migliaia di messaggi all’insegna dell’espressione Buon Natale. Ma Natale di che, di chi? Quanti avranno avuto il “buon senso” e l’onestà intellettuale – ancor prima che l’anelito di fede – di ricordare a tutti che si tratta del Natale di Gesù? Una verità da gridare senza sfumature, a chiare tinte vocali, a fronte alta, con profonda convinzione. Altrimenti non si comprenderà chi festeggiamo e perché tanto onore

In dieci, brevissimi quadri, proviamo a ricordare la “novità” del Natale di Gesù.

La Via (cfr. Gv 14,8). La Via dell’uomo. La Via di ogni famiglia, specie di quelle che si sono trasformate in “sentieri di perdizione”, in “luoghi di abbandono”, in “anonimi agglomerati domestici”, incapaci di custodire la sana dottrina e le tradizioni cristiane. La Via che indica all’umanità il gusto della fraternità ritrovata, lo stupore per i piccoli gesti d’amore in pura gratuità, il potere di benedire sempre e comunque.

Il Bambino (cfr. Is 9,5). Il Bambino tra bambini. Il Bambino che provoca all’amore puro, senza malizia, che ci invita a vivere in questo mondo con l’abbandono fiducioso che si addice ai bambini. Il Bambino, in soccorso di tutti i piccoli che la nostra stoltezza costringe a crescere nell’indigenza, nell’odio, nella perversione, ridotti a “trofei di guerra”, a “foto di cataloghi amorosi”, a “bocche affamate da sfamare”.

Il Nuovo Adamo (cfr. Rm 5,15 s). Il Nuovo Adamo per una nuova umanità destinata ad amare e a ricevere amore. Il Nuovo Adamo che ridà ad ogni creatura il senso profondo della propria vocazione di uomo o donna, di maschio o femmina in una generazione “de-generata”, che tende ad evolversi contro natura “secondo cultura”, a vivere fuori dalla esperienza della “grazia” indice dell’uomo nuovo.

Il Sommo sacerdote (cfr. Eb 3,1). Il Sommo Sacerdote, “vero Dio”, capostipite di un “sacerdozio perfetto” che fa di ogni consacrato un “braciere” ardente di santità, dedito anzitutto alla preghiera e alla Parola. Il Sommo sacerdote che ridesta la santità sacerdotale in quanti si sono lasciati condizionare dal mondo, che rinfranca coloro che si sentono soli e incapaci, che benedice l’operosità di chi nel silenzio fa avanzare il Regno di Dio.

Il Principe della pace (cfr. Is 9, 5). Il Principe della Pace tra i governanti e i re di questo mondo. Il Principe della pace, il cui regno non è di questo mondo, che illumina le menti di coloro che reggono popoli e nazioni, perché nessun uomo costruisca la pace con la violenza, la libertà con la sopraffazione, l’uguaglianza con il denaro, la convivenza con la paura.

L’Agnello di Dio (cfr. Gv 1,36). L’Agnello di Dio, che ben conosce il patire, colui che ha fatto della sua morte l’antidoto alla nostra morte, del suo dolore terreno la causa della nostra gioia eterna. L’Agnello di Dio che lenisce le piaghe di quanti sperano senza Speranza, si ammalano per sfuggire alla Croce, soffrono sotto i colpi del mistero dell’iniquità.

Il Maestro (cfr. Lc 17,13). Il Maestro che insegna agli uomini “l’arte di vivere”. Il Maestro che ha parole eterne, che istruisce con una sapienza non “fabbricata” da uomini. Il Maestro che feconda le menti di quanti hanno la responsabilità di educare alla “saggezza”, alla vera libertà che discende dalla verità.

La Verità (cfr. Gv 14,8). La Verità che “fa la verità” in un mondo che si ostina a rovinare sotto il peso degli inganni, che finge di credere perché ha perduto la passione per la Verità. La Verità che purifica i mezzi d’informazione di massa e tutti gli strumenti di comunicazione sociale che soggiacciono all’etica del falso, dei sensi, dell’effimero.

Il Giusto (cfr. 1Gv 2,1). Il Giusto instauratore di un “regno” nel quale vige il diritto fondato sull’amore e sul perdono. Il Giusto che chiede molto a chi molto ha ricevuto, ma che non fa preferenza tra gli operai della prima e dell’ultima ora. Il Giusto che sostiene la causa dell’orfano, della vedova, del carcerato, del perseguitato, del profugo, dell’esiliato.

La Vita (cfr. Gv 14, 8). La Vita dove c’è morte, la Vita che sconfigge la morte. La Vita che arretra la mano di quanti manipolano l’esistenza umana, che si servono della scienza per sfidare la Sapienza divina, che rendono la medicina non più un bene dell’uomo, ma l’origine di mali aberranti.

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