Il Mistero del deserto. 18/2/2018

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Fra ricerca dell’esotico e globalizzazione abbiamo perso la nostra sensibilità. Vogliamo vedere solo cose forti, sensazionali, preferibilmente da casa, sullo schermo del televisore o del pc. Così facendo soddisfiamo la nostra curiosità, ma poiché tutto oggi arriva e passa velocemente il nostro bisogno di emozioni aumenta in continuazione.

Lo stesso succede con le cose spirituali. Anzi, esse sono particolarmente sensibili a questo atteggiamento. Vivendo nel mistero possono essere facilmente sostituite. Sensazioni forti, curiosità e ricerca dell’esotico fanno sparire il mistero. Viene distrutta la sua aurea, viene soffocato, facendo spazio a cose false e ingannevoli. In questo modo tanti concetti e tante idee derivanti da una lunga e bella tradizione teologica si sono trasformate in stereotipi privi di significato, utili solo a soddisfare le nostre curiosità.

Lo stesso possiamo dire del deserto, luogo molto caro alla Bibbia e alla tradizione monastica. Oggi il deserto ci fa meno paura, dissacrato com’è dagli sport estremi (così come avvenuto per la montagna). Ma il suo fascino rimane: il suo valore per la nostra fede sembra oggi più importante che mai. Il Vangelo di oggi cerca di restituirci l’immagine originaria di quel luogo. Questa parola appare due volte nellla brevissima pericope con cui Marco introduce la storia di Gesù. Il passo è conciso ed eloquente, come sempre lo sono quelli di Marco.

L’immagine del deserto domina: raddoppiato, immenso, voluto dallo Spirito, rispettato e vissuto sino in fondo per 40 giorni. L’essenza del mistero è espressa da tre verbi: tentato (da Satana), stava (con le bestie selvatiche) e servivano (gli angeli gli). Fine. Nessun dettaglio ulteriore sulla tentazione. Nessun indicazione sul cibo consumato da Gesù. Le due ultime attività, ancora più misteriose, sembrano la cornice di un ritratto cosmologico di un Dio immerso nella sua creazione. La gode? La contempla? Ne ha bisogno come punto di partenza, come riferimento, ispirazione? Come mai? Per quanto tempo? Perché? Che conclusioni possiamo dedurne?

Rimaniamo perplessi. Solo una frase – sia pur pregna di diversi significati – su Satana, su cui però sembrano prevalere quelle sulle bestie e sugli angeli. La sua presenza, in questo modo, non sembra tanto terribile. La pace primordiale paradisiaca, del resto, non può essere distolta dai suoi intrighi. Anche lui, infatti, fa parte della creazione dominata e gestita liberamente dal Signore.

Poi un colpo, la cruda realtà storica, umana e geografica. Inizia la dura prosa della vita, rischiarata dalla luminosa fatica della proclamazione del Vangelo. Alla fine torna la frase che abbiamo ascoltato accogliendo le ceneri sulla nostra testa: “Convertitevi e credete nel Vangelo”. Le ceneri, polverose come la sabbia del deserto. Insieme a Satana, alle bestie e agli angeli fanno parte anch’esse del contesto misterioso e concreto del mondo. Un’esperienza pura, che non si può descrivere con termini sensazionalistici, mediatici o esotici. Diretta e ricca di sfide, come la vita. Come la Quaresima. Daprendere in mano e poi gustare con tutti i sensi. Il deserto è sempre lì, annidiato in tutti momenti incomprensibili della nostra vita. Finestre attraverso le quali il Mistero ci scruta.

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