Paese senza maggioranza. 5/2/2018

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Lo scrutinio delle schede per il Senato è iniziato in qualche caso con un certo ritardo a causa delle code che si sono verificate nei seggi, provocate soprattutto dal nuovo meccanismo che ha introdotto il “tagliando antifrode”. Questo ha comportato un certo ritardo nella diffusione delle proiezioni, basate su dati reali e non sulla “ripetizione del voto” rappresentata dagli exit poll.

Senato

I dati del ministero degli Interni basati sullo spoglio vedono il M5S al 32,4%, il Pd al 19,2%, Più Europa al 2.4% mentre Civica Popolare e Insieme, le altre due liste collegate, sono sotto l’1% e sotto quella soglia i voti vanno dispersi. Leu ottiene il 3,3%. Nel Centrodestra, la Lega è prima con il 17,8%, Forza Italia si ferma al 14,5%, Fratelli d’Italia è al 4,3% e Noi con l’Italia all’1,2%.

Camera

Alla Camera, secondo il Viminale, numeri simili. M5s si conferma primo partito col 32,4%. Nel centrodestra la Lega si attesta al 17.6%, seguita da Forza Italia (14,1%), Fdi (4,4%) e Noi con l’Italia(1,3%). Nel centrosinistra Pd al 18,8%, seguito da Più Europa (2,6%). Leu ottiene, invece, il 2,6%.

Commenti a caldo

Anche se con il meccanismo complicato previsto dalla legge elettorale bisognerà aspettare a fine dello spoglio (i risultati in diretta sul sito del Ministero dell’Interno per il Senato e per la Camera) per stabilire i seggi attribuiti a ciascuna coalizione, i numeri confermano sostanzialmente una spaccatura in tre dell’Italia. Impossibile ipotizzare maggioranze stabili di fronte a questa situazione. Non a caso la prima dichiarazione di Alessandro Di Battista (M5S) è stata chiarissima: “Tutti dovranno venire a parlare con noi e questa è la miglior garanzia di trasparenza per il popolo italiano perché tutti dovranno utilizzare il nostro metodo di trasparenza, correttezza e credibilità basati su proposte concrete per risolvere i problemi”. Una situazione che rischia di sfociare in un pericoloso stallo. “Se fosse il risultato finale, sarebbe un risultato negativo, passeremmo all’opposizione” ha detto Ettore Rosato, capogruppo Pd alla Camera, commentando i primi dati.

Il quadro nelle Regioni

L’altro dato che si profila è la leadership della Lega nel Centrodestra, il cui asse portante diventa il patto di ferro con Fratelli d’Italia. Un risultato che Berlusconi attribuisce all’impossibilità di una sua candidatura ma che di fatto sancisce un cambio importante nell’area conservatrice dell’elettorato che ha premiato Salvini che ha quadruplicato i consensi (partiva dal 4%), così come la Meloni li ha raddoppiati. Sarà comunque necessario vedere la concreta distribuzione dei seggi, che con il maggioritario potrebbe rivelare delle sorprese. In Puglia, ad esempio, i primi dati danno tutti gli uninominali al M5S con una percentuale complessiva intorno al 45%, situazione che potrebbe ripetersi in regioni come la Sicilia, la Campania e la Sardegna, mentre al Nord si profila un trionfo del Centrodestra. Addirittura nel Pd comincia a serpeggiare una certa preoccupazione per collegi considerati blindati in Emilia Romagna e per i quali si profila una battaglia all’ultimo voto mentre la Toscana si conferma sostanzialmente fedele al partito di Renzi.

Collegi

Il centrodestra ha vinto quasi tutti i collegi uninominali del Nord Italia. Il Movimento 5 Stelle prevale in quasi tutto il Sud Italia. Il centrosinistra è in testa in pochissimi collegi uninominali del Trentino Alto Adige, dell’Emilia Romagna, della Toscana e del Lazio. La coalizione, a guida Pd, non è in testa in alcun collegio uninominale di Umbria e Marche. I collegi uninominali sono 232 alla Camera e 116 al Senato.

Rischio instabilità

Un quadro che si profila decisamente instabile, come sottolinea non senza preoccupazione anche la stampa estera. Toccherà al Presidente Mattarella dirimere una matassa che si è rivelata complicata esattamente come era nelle previsioni. Il M5S è indiscutibilmente il primo partito, con un risultato ben superiore al 30% che era l’obiettivo minimo, ma il Centrodestra è la coalizione più forte. Tutti, alla vigilia del voto, hanno escluso inciuci e nei commenti a caldo si sono sbrigati a confermarlo. Ma così la prospettiva è quella di un rapido ritorno alle urne. L’unica certezza è il crollo del Pd, con Renzi che si preparara ad affrontare una situazione esplosiva in cui le dimissioni non appaiono più così lontane come il segretario aveva dichiarato.

INTERRIS

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