“Ho lasciato i testimoni di Geova e non mi fanno vedere mia figlia”. 27/3/2018

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“Ho lasciato i testimoni di Geova e non mi fanno vedere mia figlia”

I giudici danno ragione al papà: “La bimba stia lontana dalle assemblee”

Non poteva più nemmeno chiamarlo «papà». L’uomo era un fuoriuscito o, come si dice nel gergo della congregazione, un «dissociato»: aveva abbandonato la fede religiosa. L’ex moglie e i familiari gli impedivano incontri con la figlia ed è per questo che si è rivolto al tribunale, ritenendo quantomeno poco educativo che la bambina partecipasse alle adunanze dei estimoni di Geova.

fonte: http://www.lastampa.it/2018/03/27/edizioni/novara/ho-lasciato-i-testimoni-di-geova-e-non-mi-fanno-vedere-mia-figlia-J5cGFPeJAtDWcVFTNTuG0M/pagina.html

 

I giudici civili di Novara (presidente Filippo Lamanna, a latere Vito Febbraro e Nicola Tritta) gli hanno dato ragione: ora ha diritto di vedere la figlia almeno due fine settimana al mese, due pomeriggi infrasettimanali e anche in altre festività previste dal calendario scolastico. E ancora il giorno del compleanno della piccola, ricorrenza che non viene celebrata. Alla madre, condannata alle spese di giudizio, è stato imposto il divieto di accompagnare la minore alle assemblee e alle adunanze religiose di qualsiasi natura tenute dai testimoni di Geova.

 

Scrivono i giudici: «La frequentazione, anche per meri fini ricreativi, di riunioni alla Sala del Regno costituisce un serio pregiudizio per mantenere e sviluppare un sano rapporto con entrambe le figure genitoriali, sussistendo il rischio che la minore venga ivi educata e indotta a considerare il padre come una persona da tenere lontana in considerazione della sua scelta di abbandono della fede».

 

La «guerra» fra ex all’interno della congregazione dei geovani ha come protagonisti due quarantenni dell’Aronese, genitori di una bimba che oggi ha cinque anni. Si erano separati nel 2013 quando la piccola aveva solo un anno. L’uomo aveva abbandonato anche la fede religiosa, praticata dai suoi genitori oltre che dalla moglie e dai suoceri. Lamentava così di essere stato completamente escluso dalla vita della piccola: i dissociati, infatti, non possono mantenere rapporti con gli associati.

 

Isolato anche dai genitori

La bimba non poteva chiamarlo «papà» e non poteva consumare pranzi e cene con lui: «Da quando ho lasciato la congregazione nemmeno i miei genitori mangiano più con me – ha dichiarato l’uomo – neanche nel fine settimana». La madre del fuoriuscito: «Manteniamo i rapporti con lui, lo aiutiamo in caso di necessità. Ma non pranziamo con lui».

 

Severo il giudizio del tribunale che ha emesso un decreto già pubblicato in qualche rivista di settore: «Il precetto che vieta agli associati contatti coi “dissociati”, condiviso dagli altri familiari della minorenne, determina un concreto, attuale e assai grave pregiudizio per lei». A nulla è valso il tentativo della donna di accusare l’ex marito di qualche generico episodio di pornografia, di cui mai aveva parlato in sede di separazione e nemmeno nei messaggi scambiati con lui. È stata condannata anche a pagare 2.225 euro per le spese di giudizio.

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