“Salviamo Internet” Da che pulpito viene la predica 16/11/2018

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Tim Berners-Lee, che nel 1989 creò il World Wide Web (internet, così come lo conosciamo ai giorni nostri), si dichiara preoccupato per lo sviluppo che sta avendo la sua creatura. Sarebbe diventata una terra di razzismo e fake news. Ma a firmare il suo manifesto per salvare internet ci sono alcuni fra i peggiori manipolatori e autori di abusi

Tim Berners-Lee – meglio conosciuto nel mondo secolare come colui che ha inventato il World Wide Web nel 1989 – ha lanciato una campagna globale in difesa della sua creazione: internet. Secondo l’informatico. Infatti, la rete sarebbe ormai soggetta a qualsiasi sorta di manipolazione, discriminazione, razzismo e fake news (anche a seguito dell’ormai dilagante utilizzo dei social network).

La preoccupazione è stata espressa in occasione della giornata d’apertura del Web Summit a Lisbona – una delle più importanti kermesse mondiali nell’ambito – lo scorso 5 novembre. E lo ha fatto richiamando su di sé l’attenzione di tutti i governi, delle aziende dal maggior potere economico e di tutti i cittadini in generale: firmiamo un “contratto del web” collettivo – questo il nome adoperato dall’informatico – con l’obiettivo di proteggere i diritti delle persone e la libertà della rete. Questa prima Magna Charta – nome pomposo affibbiatogli dalla stampa – è attualmente composta di nove principi generali e sarà completato definitivamente entro maggio 2019, quando oltre la metà della popolazione mondiale avrà la possibilità di accedere alla rete. Una prima avvisaglia di questo documento risale allo scorso 12 marzo quando — in occasione del trentesimo compleanno della rete — Berners-Lee si dichiarò preoccupato della sorte della sua creazione. Alla testata giornalistica Guardian, il creatore di internet ha detto: «Per tanti anni il web è stato sinonimo di un mondo migliore, con meno conflitti, una scienza più efficace, una buona democrazia. Adesso però le persone sono disilluse sulle potenzialità di questo strumento dopo tutte le cose che leggono sui titoli [delle fake news, nda]. L’umanità connessa ha generato un mondo distopico, dove vivono abusi, pregiudizi e faziosità» prosegue Tim Berners-Lee. «Questo contratto vuole costruire un web capace di servire l’umanità, la scienza, la conoscenza e la democrazia».

Ad oggi, più di cinquanta organizzazioni hanno già firmato il contratto pubblicato dalla World Wide Web Foundations. Tra le altre, sono presenti molte di quelle aziende Big Tech capaci di costruire un patrimonio grazie all’invenzione di Tim Berners-Lee. Le stesse grandi compagnie continuano a macinare moli di dati sui consumatori, contribuiscono alla creazione di posti di lavori basso-stipendiati e aumentano il divario tra i pochi ricchi e i molti poveri (con il fallimento del mito della sharing economy). Uno dei primi firmatari della campagna #ForTheWeb – la stessa cui si riferisce il contratto – è proprio Facebook, e la cosa suona strana. Che voglia pulirsi la faccia dopo lo scandalo di Cambridge Analytica, quando ha dichiarato di aver venduto a terzi i propri dati per indirizzare alcune campagne politiche?

D’altra parte, durante il suo talk al Web Summit, Tim Berners-Lee era affiancato da Jacqueline Fuller, capo della sezione di Google che si occupa di impatto sociale. Alle parole dell’inventore del web, la Fuller aveva aggiunto: «Crediamo che il modo migliore per affrontare queste sfide sia unirci e lavorare insieme perché questo contratto abbia seguito». Google, il gigante del web che ha appoggiato il governo cinese censurando parte del proprio motore, proprio di quei risultati particolarmente sconvenienti al regime. Jonathan Zittrain, professore di legge ad Harvard e autore del best-seller The Future of the Internet and How to Stop it riguardo il contratto del web: « A mio parere, la funzione più importante del contratto è ricordare alle persone che il web attuale non deve essere l’unico possibile. È sia un avvertimento sia un’opportunità». È anche vero che se sono proprio i due maggiori esponenti del capitalismo dei dati ad essere a favore della nuova Magna Charta, forse i principi proposti non sono tra i più rivoluzionari.

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