Dall’autolesionismo all’autostima la storia di Lisa. 29/12/2018

BASE SCRITTA DOC

Sono nata e cresciuta come Testimone di Geova. Era un’identità che mi era stata imposta.

Alcune persone abbracciano la religione di famiglia. Altre, come me, sentono che non è quello il loro posto, non sentiranno mai che quello sia il loro autentico “io”.

Mi sono battezzata a 15 anni perché sapevo che era quello che ci si aspettava da me. Sapevamo che tutti che gli adolescenti, in particolare i figli degli Anziani, che non si battezzavano prima del diploma, sarebbero stati sottoposti ad un intenso scrutinio e stigma. Sentivo che la nozione stessa di “preghiera di dedicazione” privata era una delle più ingegnose espressione religiose che, nel mio caso, equivaleva ad un ottovolante emotivo: volevo piacere a Geova, volevo fare la cosa giusta per l’umanità, volevo compiacere i miei genitori come volevo anche mangiare dolci,  e uscire con quel ragazzo carino della scuola. Ero sentimentale, ormonale, confusa ed avevo paura di causare problemi. Non ho mai avuto, prima, durante o dopo il mio battesimo, una vera “esperienza religiosa” come Testimone di Geova.

Sapevo che non volevo davvero essere una Testimone di Geova, ma il pensiero di prendere posizione contro tutto ciò che mi era stato insegnato a credere era terrificante. Inoltre, ero molto combattuta. I miei genitori, a differenza di tanti altri genitori nell’organizzazione, in realtà, si sforzavano di essere equilibrati. Ho frequentato la scuola pubblica. Mi era permesso guardare la TV. Ricevevo regali durante l’anno per compensare il fatto che non festeggiavamo nulla e la mia madre pioniera mi ha spinto a frequentare l’università perché si era profondamente pentita di non aver mai ricevuto un’istruzione superiore. In concomitanza con i loro avvertimenti sull’andare all’università o viaggiare solo per mera soddisfazione personale avevo una strana sensazione, come se i miei genitori stessero costruendo una doppia vita per la loro figlia, una delle quali erano consapevoli che non fosse quella approvata dalla Watchtower. Mentre, certamente, ho apprezzato la loro educazione più liberale, questo ha solo contribuito ad acuire l’estrema dissonanza cognitiva che stavo vivendo in quella religione. Ero davvero incoraggiata a sviluppare le mie capacità di pensiero critico e seguire la mia strada? O il loro comportamento apparentemente aperto era solo una strategia di manipolazione emotiva?

La pentola a pressione…

… come mi piace riferirmi alla vita da adolescente nell’organizzazione, che si svela davvero solo dopo il battesimo. Dopo tutto, il tuo battesimo è solo l’inizio, ti dicono con sorrisi sdolcinati. Sì, come membro ufficiale dell’azienda, la microgestione morale e la minaccia dell’espulsione diventava sempre più grande con il passare degli anni.

Come in una pentola a pressione letterale, l’accumulo e la soppressione del vapore possono portare solo ad un risultato … beh, nel mondo dei Testimoni di Geova ci sono due possibili risultati, fornicazione o droga, ma ecco qualcosa che vi sorprenderà: è possibile vivere in regola, non sto scherzando, è possibile in realtà vivere in modo pulito ed essere rispettati ed uscire di testa silenziosamente.

Ricordo che una volta ci stavamo preparando ad andare allo “studio di libro” (ricordate gli “studi di libro”? Quelle adunanze che sembravano più informali ma erano altrettanto strazianti?), quando mi sentii in preda al panico. Non il tipo di panico che deriva dal vedere un ragno o dall’aver dimenticato di fare i compiti. Sto parlando della paura schiacciante e soffocante di quando ti senti intrappolato e non riesci a vedere una via d’uscita. Nell’ora precedente alla partenza, in casa nostra erano esplose delle discussioni. Eravamo “il felice popolo di Geova”, eppure la mia esausta madre si lamentava del fatto di dover andare ad un’altra adunanza e, quando io mi sono mostrata d’accordo con lei, venni in qualche modo incolpata di avere un atteggiamento negativo. Il mio padre Anziano, con la faccia paonazza dalla rabbia, si era messo nei guai per aver bevuto prima dell’adunanza. Ero infelice. Ero infelice per i problemi dei miei genitori, ero infelice della vita meccanica da Testimone di Geova. Non importa quanto sembri assurda la cosa ma avevo due genitori illusi che urlavano a squarciagola che eravamo felici. In quella che posso descrivere solo come un’esperienza extracorporea, improvvisamente mi ritrovai in garage, con gli occhi spalancati e senza fiato con in mano una lametta.

Non fu premeditato. Fino a quel momento, ero stata anoressica per due anni. Poco dopo il mio battesimo, la mia rabbia ed il risentimento inconsci da non credente imprigionato si manifestarono in un molto calcolato disturbo alimentare che mi lasciò a malapena con 45 Kg addosso e non meno libera dalla religione. Durante questo periodo, una “sorella” alta e snella della mia età raccontò un’esperienza personale durante un Congresso estivo. Non la conoscevo, ma fui sorpresa quando lei rivelò che aveva lottato contro l’anoressia. Non fu una sorpresa che l’anoressia aveva avuto un ruolo nel suo aspetto scheletrico, ma rimasi scioccata e disgustata da come l’organizzazione manipolò l’esperienza. Invece di mostrare discrezione, data la natura sensibile dell’argomento, l’organizzazione si insinuò in maniera inappropriata nel contesto di un disturbo psicologicamente complesso apparendo come l’eroe della storia di questa sorella. In un “infiocchettamento” dell’accaduto, questa povera sorella fece da manifesto all’implacabile propaganda dell’organizzazione, dandole il merito del suo presunto “recupero”. Ignorando tutte le implicazioni di un tale disordine, la Watchtower la lodò e le diede una pacca sulla spalla per essersi gettata nel “servizio” invece di cercare aiuto con la riabilitazione.

A 18 anni iniziai ad avere tendenze suicide. Continuavo a tagliarmi in segreto. A coloro che sono tentati di accusarmi di generalizzare il fatto che essere un Testimone di Geova causa questi comportamenti / disordini, chiedo: perché una bambina, altrimenti brillante, felice, talentuosa e vivace crescendo vorrebbe tagliarsi i polsi e morire a meno che non si senta intrappolata?

Anche se potrebbero mancare prove scientifiche a dimostrazione del fatto che essere un Testimone di Geova causa disordini alimentari e autolesionismo, credo fermamente che esista una correlazione tra una religione autoritaria e l’amplificazione delle nostre vulnerabilità. Basta chiedere alle migliaia di persone che si sono suicidate a causa della minaccia dell’ostracismo dell’organizzazione. Oh, aspetta, non si può!

Ovviamente c’è chi dirà che le disfunzioni dei miei genitori e il mio rapporto con l’autolesionismo sono stati causati da altri fattori. Non nego che diversi fattori possano contribuire a questi disturbi: genetica, cattiva alimentazione, personalità, dinamiche familiari. Ma questo solleva la domanda: che effetto avrebbe sulla tua depressione il fatto che smettessi di fare il pioniere e dormissi di più? Che effetto avrebbe avuto su mio padre il fatto di non assumersi un milione di responsabilità di congregazione mentre si destreggiava tra un lavoro a tempo pieno e una famiglia? Sarebbe stato più o meno propenso a bere se non avesse aggiunto questo peso sulle sue spalle?

Proprio come il perfezionismo della sorella anoressica ha servito la propaganda della Watchtower, la mia propensione a compiacere i miei genitori e ad essere una Testimone di Geova modello valeva il costo del mio intimo dolore. Non è stato possibile realizzare, nella mente dei miei genitori, che tutto ciò mi fosse insopportabile o che le aspettative impossibilmente alte dell’organizzazione si erano approfittate di una giovane mente impressionabile. No, i miei genitori erano stati troppo buoni con me perché io potessi mai concepire un motivo legittimo per lasciare l’organizzazione. Non è bastato ringraziarli profusamente per essere stati dei buoni genitori; la mia uscita da una setta governata da otto uomini a Warwick, New York, è stata, per loro, come un’offesa personale. Anche quando ho condiviso i miei segreti con i miei genitori, dodici anni dopo, sarebbe stato, in definitiva, più importante, per i miei genitori, avere una figlia malata ma in regola dentro l’organizzazione piuttosto che accettare una figlia sana e felice fuori dalla religione ma a scapito del loro orgoglioI miei genitori sono vittime del controllo mentale. Nessun genitore amorevole avrebbe altrimenti respinto un grido di aiuto come un difetto di personalità di cui non riuscivo a liberarmi.

Volevo raccontare la mia storia per illustrare la profondità della pazzia che questa setta produce e mettere in guardia il pubblico ignaro: i tuoi genitori possono essere sottoposti ad un lavaggio del cervello tale da credere che l’autolesionismo e le tendenze suicide sono accettabili se questo significa che sei fedele “senza riserve” alla setta. Voglio anche che altri che stanno vivendo qualcosa di simile sappiano che non sono soli.

Questo, più di ogni altra pazza esperienza che ho avuto in questa setta, ha fatto accendere un interruttore nel mio cervello. E’ sbagliato. Proprio come l’insensibilità della setta, la manipolazione criminale delle molestie sui minori è sbagliata. Proprio come il loro antiquato elogio delle mogli che sopportano la violenza domestica è sbagliato. Proprio come il continuo mettere pressione ai membri, spesso bambini, fino al punto di morire per non accettare una trasfusione di sangue: è sbagliato. Non sei ancora convinto del fatto che il controllo sistemico della mente dei Testimoni di Geova sia uno dei sintomi di una crisi globale? Immagino che dovremo rimanere tutti concentrati sul fatto che le crescenti battaglie legali dell’organizzazione e la diminuzione di membri minacciano di renderla devastata e nuda.

Vivendo libera sana,  Lisa*

*Non è il mio vero nome

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One thought on “Dall’autolesionismo all’autostima la storia di Lisa. 29/12/2018

  1. Ciao Lisa.
    Sono davvero contento che te ne sei uscita. Ho fatto la tua stessa scelta nel 2011
    Per quanto riguarda la salute mentale dei Testimoni in generale ne ho parlato diverse volte con un bravissimo biblista e psicologo che ne ha avuti in cura centinaia.
    Ricordo che i miei figli da giovanissimi non han più voluto venire in Sala.
    Quando me ne sono uscito nel 2011 mi son scusato con loro per averli portati per anni in tale luogo così oppressivo e diseducativo.
    Puoi leggere la mia storia qui da Rocco:

    http://www.roccopoliti.it/?p=5587

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