I pericoli del web: cosa dobbiamo sapere. 25/1/2019

WEB

I pericoli del web, cosa dobbiamo sapere

Alla Camera presentato il rapporto: “Rischio digitale e percezione della sicurezza”

“Il tema della cittadinanza digitale per noi è molto importante. La rete deve essere usata come strumento per rendere al cittadino la vita più facile. Nello stesso, però, dobbiamo fare in modo che tutto questo avvenga in modo sicuro“. E’ il pensiero del sottosegretario al ministero dello Sviluppo economico con delega all’industria, Andrea Cioffi, intercettato da In Terris durante il convegno di presentazione del rapporto “Rischio digitale e percezione della sicurezza” – redatto da Fondazione Cotec e Link Campus University – andato in scena nella sala “Nilde Iotti” della Camera dei Deputati.

Digital divide

Quella del digital divide, aggiunge, è una sfida su cui il governo sta concentrando gli sforzi. “Sul digitale – spiega – l’Italia, rispetto ad altri Paesi, ha una strada da fare ancora abbastanza lunga. Dobbiamo implementare gli strumenti dei sistemi informatici. Questo non si fa solo intervenendo dallato software ma anche da quello hardware. Stiamo lavorando su banda ultralarga e 5 g. Questo ci fornisce anche l’opportunità per dare ai cittadini la possibilità di capire meglio quelli che sono i rischi che devono affrontare“. E nell’attività di implementazione dei sistemi di sicurezza, conclude, “l’industria nazionale può giocare un ruolo molto importante”.

Il convegno

L’evento ha preso le mosse con i saluti istituzionali dello stesso Cioffi, che ha inquadrato il problema all’interno della fase storica che viviamo, nel quale 7 delle prime 10 aziende mondiali per capitalizzazione fanno della tecnologia il loro core business. Cinque sono americane e due cinesi, a testimoniare lo scontro in atto a livello geoeconomico fra le due superpotenze.  Queste imprese, ha proseguito, “hanno un valore superiore al pil di diversi Stati”. In una fase così complicata “l’Unione europea può fare molto, ma deve muoversi in modo unitario”. L’Italia, da parte sua, fa i conti con una limitata consapevolezza dei rischi della rete, in particolare per quanto attiene il furto dei dati. “Molti cittadini usano, ad esempio, la stessa password per svolgere più attività – sottolinea – è importante che siano coscienti del fatto che ciò rappresenta un pericolo. Non vogliamo instillare paura, ma conoscenza della questione”. Sulla prevenzione di attacchi informatici, un ruolo importante può svolgerlo l’intelligenza artificiale. “Le analisi dei precursori ci può permettere di prevenire gli attacchi”.

Lo studio

Il rapporto è stato introdotto dal professor Carlo Roveda, direttore di Cotec e rettore della Link. La ricerca, ha evidenziato, “indica anche le contromosse da sviluppare. Sarebbe ad esempio opportuno, vista le sensibilità emerse nelle risposte, sviluppare un’applicazione capace di confrontare tutte le immagini nei profili sociali con tutte quelle presenti sul web e, questo, allo scopo di dare un immediato feedback all’utente sulla diffusione della propria identità personale. Come sarebbe indicato rendere più consapevoli gli utenti sulla sicurezza in un mondo, quello bancario, da sempre attento a questi temi”.

Minacce

I risultati della ricerca – effettuata ponendo 72 domande a un campione selezionato – sono stati illustrati dal professor Riccardo Viale, socio fondatore di Cotec.  Le principale minacce, nella percezione degli intervistati, sono 15: le più gravi riguardano l’identità personale, la famiglia, i social e, più in generale, il web. Seguono quelle relative all’home banking, alle mail e alla geolocalizzazione. I maggiori pericoli, secondo le persone sentite, arrivano in particolare dallo spam, dalle catene, dai virus e dal retargeting, cioè una forma di pubblicità online che si rivolge agli utenti sulla base delle loro precedenti azioni su Internet. Interessante la parte relativa a quanto l’utente sarebbe disposto a spendere per la propria sicurezza online: 125 euro per difendere l’home banking, 91 per proteggere le proprie carte di credito, 86 per tutelare la propria immagine. In sostanza, come aveva già sottolineato Roveda, “il pericolo ritenuto più insidioso riguarda il furto e l’uso non lecito delle proprie immagini personali“.

Condotte

Spunti che la professoressa Paola Giannetakis, coordinatrice dell’area sicurezza della Link, ha definito “interessanti” perché “contribuiscono a dare una giusta dimensione su come la popolazione percepisce questi argomenti. Il fattore umano è elemento centrale della sicurezza informatica e le politiche di difesa devono modellarsi non solo investendo nella digital education, che mira alla diffusione della conoscenza e alla modifica di comportamenti a rischio, ma anche per essere scudo principale contro le minacce”. Quella della cybersecurity, ha osservato, “è una dimensione che non riusciamo ancora a definire”.

Gli attacchi

Un’ampia parte degli interventi è stata riservata agli attacchi informatici, in particolare al furto di dati. “Nel giro di qualche anno – ha spiegato Stefano Grassi, direttore della security di Tim – gli attacchi si sposteranno dalle cose ai servizi. Su Facebook gli utenti compromessi sono stati 87 milioni, suPlaystation 57 milioni. La sottrazione di dati crea un danno economico, reputazionale ed espone le aziende a sanzioni”. Alcuni numeri sul cyber crimine sono stati forniti da Massimo Proverbio, Chief It, Digital and Innovation Officer di Intesa Sanpaolo: nel 2017 sono stati sotratti 2,6 miliardi di dati a livello mondiale; entro la fine di quest’anno sranno sviluppate circa 350 mila nuove armi “cyber”; il 91% degli attacchi va a buon fine in seguito ad errore umano. In generale emerge, anche in questo caso, una scarsa consapevolezza dei pericoli. Che pure esistono e sono seri. Basti pensare che il World Economic Forum ha identificato il rischio cyber come uno dei maggiori e le operazioni bancarie online come uno degli obiettivi principali degli hacker. Maurizio Pimpinella – presidente dell’Associazione prestatori servizi a pagamento – ha parlato dei dati come “dell’oro nero del futuro”. Con una significativa differenza: “Il petrolio finirà, i dati no“. Da qui la necessità di una “educazione digitale a tutti i livelli, a partire dalle scuole”.

Futuro prossimo

La chiusura dei lavori è stata affidata al sottosegretario del ministero della Pubblica amministrazione, Mattia Fantinati. “E’ fondamentale – ha detto – che il cittadino possa relazionarsi con la Pa tramite smartphone e tablet. Questo però apre alcune questioni” attinenti alla sicurezza. Il rimedio, ha sottolineato, non può essere la sola legge “costretta a rincorrere un mercato in continua a evoluzione“. Ciò che fa la differenza sono i comportamenti che “rischiano di danneggiare l’intero sistema”. L’attività del legislatore, dunque, “deve avere una visione che guardi al medio e al lungo periodo”. I dati hanno “un valore enorme” e “gli italiani devono saperlo” ha evidenziato. Anche perché “la digitalizzazione e la robotica sono il futuro e sempre più persone andranno in quella direzione, con tutti i problemi annessi”.

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