Testimoni di Geova – propaganda continua….anche sulla sofferenza. Jehovah’s Witnesses – continuous propaganda …. also about suffering. 12 giugno 2020

Qualche giorno fa un lancio dell’ANSA affermava: «Secondo un sondaggio fatto al proprio interno, tra i Testimoni di Geova italiani attualmente in vita oltre 14mila hanno dovuto scontare una condanna per aver rifiutato di prestare servizio militare. Un numero che “dà un’idea dell’enorme prezzo pagato specialmente negli anni ’60-’90 – spiega la confessione religiosa in una nota – da migliaia di Testimoni di Geova italiani … per non aver voluto imbracciare le armi”.» vedi immagine allegata.

In Italia l’obiezione di coscienza al servizio militare ha caratterizzato a lungo l’impegno civile di individui e movimenti politici; anche a causa di tale attività di “disobbedienza civile” si arrivò alla promulgazione della legge 15 dicembre 1972, n°772, che all’art. 1 affermava: «Gli obbligati alla leva che dichiarino di essere contrari in ogni circostanza all’uso personale delle armi per imprescindibili motivi di coscienza, possono essere ammessi a soddisfare l’obbligo del servizio militare.

I motivi di coscienza addotti debbono essere attinenti ad una concezione generale della vita basata su profondi convincimenti religiosi o filosofici o morali professati dal soggetto.» Quindi, l’obiezione di coscienza al servizio militare ha rappresentato un modo alternativo di “servire la patria”, fornendo l’elemento base della filosofia ispiratrice del Servizio Civile Nazionale.

Nel tempo tale obiezione si è rivelata un prezioso strumento per sostenere le fasce più deboli della società, contribuendo allo sviluppo sociale, culturale ed economico del nostro Paese.

Tornando al lancio dell’ANSA, come mai dagli anni Settanta i Testimoni di Geova in età di leva hanno continuato ad essere incarcerati e non si sono avvalsi dell’istituto del servizio civile alternativo reso disponibile dalla legge n°772/1972, di cui invece hanno beneficiato tanti altri obiettori di coscienza?

A detta di qualche sostenitore della Congregazione italiana dei Testimoni, sembrerebbe che gli associati abbiano accettato di compiere il servizio sostitutivo civile solo dopo che sono cambiate nel nostro Paese le norme che lo regolano (legge 8 luglio 1998, n°230).

È agevole smentire questa motivazione, che offusca la realtà dei fatti.

In effetti, fino al 1995, la direttiva mondiale vigente tra i Testimoni di Geova prevedeva che si doveva rifiutare il servizio civile perché compiuto in sostituzione di quello militare; anche se tale servizio fosse stato del tutto indipendente dalle strutture militari, il Testimone avrebbe dovuto rifiutarsi di compierlo.

Questa direttiva è chiaramente descritta nel periodico del Movimento geovista Svegliatevi! (edizione dell’8 giugno 1975, pp.12-15).

Successivamente, nel 1996 (quindi prima del varo della citata legge di riforma del 1998) il Direttivo mondiale dei Testimoni di Geova modificò la sua precedente veduta sul servizio civile sostitutivo.

Infatti, un articolo della rivista La Torre di Guardia (edizione del 1° maggio 1996), organo ufficiale del Movimento, presentò un “nuovo intendimento” sull’argomento, secondo il quale ora «il cristiano dedicato e battezzato deve prendere la propria decisione in base alla sua coscienza addestrata secondo la Bibbia» (p.19).

Queste sono parole rivelatrici: infatti, se anche in precedenza il rifiuto del servizio civile fosse stato il risultato di una libera scelta di coscienza, in che sarebbe consistita la differenza?

La novità risiedeva nel fatto che, se dal 1996 in poi un Testimone avesse scelto di fare il servizio civile, non sarebbe stato sanzionato, mentre prima del 1996 un’eventuale scelta di accettazione di tale servizio avrebbe comportato la sua esclusione “de facto” dalla Congregazione.

Quindi, da quando La Torre di Guardia nel 1996 ha dato il proprio beneplacito all’effettuazione del servizio sostitutivo, le patrie galere non hanno ospitato più Testimoni di Geova renitenti alla leva.

Come si vede, la decisione del Direttivo mondiale geovista, datata 1996, precedette la promulgazione della legge n°230/1998, la quale quindi non ebbe alcun ruolo nel cambio di orientamento proposto ai Testimoni in età di leva, contrariamente a quanto alcuni Testimoni odierni vorrebbero far credere.

Ma c’è dell’altro.

È possibile dimostrare come nel caso della Congregazione dei Testimoni di Geova ci troviamo di fronte a comportamenti caratterizzati dall’ossequio non tanto a princìpi che, in materia religiosa, la coscienza degli affiliati abbraccia, quanto a norme cogenti della Congregazione che condizionano la libera esplicazione della sovranità della coscienza.

Per illustrare, Raymond V. Franz, per anni membro del Direttivo mondiale del Movimento geovista, in un suo scritto (R.V. Franz, Alla ricerca della libertà cristiana, Roma 1997, pp. 336-339) racconta di aver ricevuto dai vertici mondiali del Movimento, nella seconda metà degli anni Settanta, l’incarico di effettuare presso le circa 90 filiali nazionali un’indagine per appurare se i Testimoni delle rispettive nazioni comprendessero il ragionamento alla base della direttiva di rifiutare il servizio sostitutivo, promossa dal Movimento.

Franz rivela che molti dei rapporti ricevuti dalle filiali mettevano in evidenza che i Testimoni difficilmente comprendevano quale fosse il fondamento biblico per la loro scelta di “obiezione totale” anche al servizio civile. 

Al riguardo Franz menziona pure il rapporto riservato, redatto dai responsabili della filiale italiana del Movimento, in cui si ammetteva candidamente: «Da contatti diretti avuti con fratelli (Testimoni di Geova italiani) che affrontavano il problema del servizio militare, abbiamo notato che nella maggioranza dei casi essi non comprendevano il motivo per cui non avrebbero potuto accettare di fare il servizio civile alternativo».

Quindi, a detta degli stessi vertici italiani del gruppo religioso, i giovani Testimoni “obiettori totali” obbedivano a una direttiva di cui non comprendevano pienamente la ratio: obbedivano senza comprendere le ragioni di quella direttiva, per ottemperare alla quale subivano pene carcerarie!

Nel 1978, a seguito delle preoccupanti risultanze dell’indagine condotta da Franz, il Collegio direttivo mondiale (composto all’epoca da sedici uomini) del Movimento decise di ridiscutere la direttiva di rifiuto del servizio civile sostitutivo; in due distinte sessioni riservate del Collegio fu posta ai voti una mozione che prevedeva che la decisione di accettare o rifiutare il servizio sostitutivo fosse lasciata alla coscienza individuale senza alcun condizionamento esterno: in entrambe le circostanze la maggioranza del Collegio si espresse a favore della mozione, ma siccome i voti favorevoli non raggiunsero la maggioranza qualificata dei due terzi dei sedici componenti (necessaria per decidere un cambio di direttiva), continuò a restare in vigore la direttiva che prevedeva il rifiuto del servizio civile sostitutivo! (R.V. Franz, Crisi di Coscienza, Napoli 1988, p.155).

Cosa penseranno le migliaia di Testimoni di Geova intervistati per il sondaggio menzionato dall’ANSA, che “hanno trascorso in carcere ben 9.732 anni”, nell’apprendere che già nel 1978 la maggior parte dei membri della suprema autorità dottrinale del Movimento era favorevole all’espletamento del servizio civile sostitutivo e che solo per un cavillo burocratico il veto non cadde allora?

Questa pastoia burocratica tutta interna ai vertici del Movimento, e sconosciuta agli affiliati, produsse l’effetto di far trascorrere anni in prigione a migliaia di Testimoni, che invece avrebbero potuto svolgere diversi tipi di servizio civile, se la nuova direttiva fosse entrata in vigore fin dagli anni Settanta.

È evidente che le mutevoli disposizioni impartite dai vertici del Movimento geovista hanno fatto soffrire inutilmente tanti giovani per aver rifiutato di fare ciò che solo successivamente altri loro confratelli hanno potuto fare senza conseguenze.

E chissà quanti fra loro si saranno rammaricati di non aver prestato ascolto al monito apostolico: «Badate che nessuno vi inganni con la sua filosofia e con vuoti raggiri ispirati alla tradizione umana …» (Epistola ai Colossesi 2,8).

A tutto ciò si aggiunga la disinvoltura con la quale i Testimoni di Geova hanno accolto i cambiamenti di direttive sul divieto di sottoporsi a trasfusioni di fattori antiemorragici per la cura dell’emofilia, a sterilizzazioni terapeutiche, ai trapianti, alle vaccinazioni; in questi ed altri casi, appena i vertici mondiali del Movimento hanno dichiarato decaduto il veto, nessun Testimone di Geova ha più obiettato a tali pratiche mediche; altro che travaglio delle coscienze individuali!

Non ci resta che constatare il potere dell’indottrinamento nell’indurre certa gente a sacrificare la libertà, a mettere a repentaglio la propria salute per obbedire a qualcosa che non si capisce né si crede con profonda convinzione.

www.quovadisaps.it

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