PANDEMIA CORONAVIRUS – ERA STATA ANNUNCIATA NELLA BIBBIA? 30/01/2021

Cosa indicano le piaghe nella Bibbia?

DAVIDE PREGÒ CON UMILTÀ E PENITENZA, DICENDO AL SIGNORE CHE ERA LUI IL COLPEVOLE, E CHE QUINDI DOVEVA PUNIRE LUI E NON IL POPOLO. IL SIGNORE ASCOLTÒ LA SUA PREGHIERA E FERMÒ LA PIAGA

Stiamo assistendo a una pandemia che finora ha provocato più di due milioni di morti in tutto il mondo, e che non sembra finirà a breve.

Quando si verificano calamità di questo tipo (non è la prima né la più mortale – la cosiddetta “spagnola” di un secolo fa ha provocato tra i 20 e i 40 milioni di morti, e proprio alla fine della I Guerra Mondiale), sorgono opinioni di ogni tipo in relazione a Dio e alla religione, da chi si chiede come possa un Dio misericordioso permettere questo a chi afferma che ce lo siamo meritato per aver abbandonato il Signore.

E sorgono anche altre domande: era annunciato nella Bibbia? Cosa dice la Bibbia sulle piaghe? C’è qualche parallelismo tra la situazione attuale e un passo biblico?

E c’è anche chi, soprattutto quando all’epidemia si aggiunge qualche altra catastrofe, si chiede se non siamo davanti ai segnali della fine del mondo.

LA DOTTRINA NON RISPONDE

In questa sede cercheremo di dare una risposta, soprattutto per quanto riguarda la Bibbia. Prima, però, è bene fare un chiarimento. È una valutazione personale, non la dottrina della Chiesa, che in quanto tale non esiste al di fuori della constatazione di ciò che appare nei libri sacri.

Non è il giudizio “ufficiale” della Chiesa, che se esistesse – e in questo caso non è così – dovrebbe essere dichiarato dal Papa, non da un autore qualsiasi.

Non è neanche un giudizio categorico su quale sia la volontà di Dio al riguardo, perché questa la conosce solo Dio (e coloro ai quali Dio voglia rivelarlo, che al giorno d’oggi non esistono, a meno che non li conosca).

È ancor meno un giudizio sulla possibile imminenza della fine del mondo, cosa che Gesù Cristo non ha voluto rivelare, e che d’altra parte non sembra prossima perché non si sono ancora realizzati alcuni precedenti annunciati (salvo che per i testimoni di Geova, che approfittano di qualsiasi catastrofe per vedervi l’imminenza della fine del mondo).

LE 10 PIAGHE D’EGITTO E ALTRE DELL’ANTICO TESTAMENTO

Si menzionano delle piaghe, nel senso di grande calamità che affligge un popolo, sia nell’Antico che nel Nuovo Testamento.

C’è una grande differenza tra i due casi: nel Nuovo si annunciano, mentre nell’Antico Testamento si annunciano e si realizzano.

Le più note sono le cosiddette Dieci piaghe d’Egitto, che si trovano ai capitoli 7-12 del Libro dell’Esodo e sono dieci e consecutive.

Con loro, com’è evidente nel testo, Dio voleva forzare il faraone – che non sentiva ragioni e non si lasciava convincere neanche dai prodigi realizzati da Mosè – a liberare il popolo di Israele dalla schiavitù alla quale lo aveva sottoposto.

MA NON SONO LE UNICHE PIAGHE.

Il popolo eletto le subì anche quando si allontanava da Dio, e rappresentavano un avvertimento a tornare a Lui. Venivano precedute dall’annuncio di qualche profeta, di modo che se gli avessero dato ascolto la piaga sarebbe stata evitata.

In cosa consistevano? C’era di tutto: dalla piaga dei serpenti velenosi nel deserto del Sinai (Numeri 21, 4-9) a periodi di carestia, o alla piaga delle cavallette. In genere sortivano l’effetto desiderato: il popolo abbandonava idoli e immoralità e tornava a Dio.

LE PIAGHE NEI VANGELI

Nel Nuovo Testamento, la menzione delle piaghe si concentra in due momenti. Uno è il cosiddetto “discorso escatologico” del Signore, in cui, poco prima della Passione, annuncia il destino futuro di Gerusalemme e le circostanze della fine del mondo. Vi alludono San Matteo, San Marco e San Luca. Abbiamo scelto al riguardo due versetti del Vangelo di Luca:

“Allora disse loro: ‘Insorgerà nazione contro nazione e regno contro regno; vi saranno grandi terremoti, e in vari luoghi pestilenze e carestie; vi saranno fenomeni spaventosi e grandi segni dal cielo’” (Luca 21, 10-11).

Sono troppe cose insieme per concludere che siamo giunti a quel momento.

L’altro esempio si trova nel Libro dell’Apocalisse (o Rivelazione), pieno di riferimenti a piaghe, che troviamo nei capitoli 6, 8, 9, 16 e 18 (e in qualche altro riferimento isolato). Cosa significano?

Si tratta di un linguaggio simbolico, che in alcune occasioni evoca le antiche piaghe d’Egitto, ma se ne possono trarre vari insegnamenti.

In parte, si annunciano nuovamente le circostanze della fine del mondo, ma si può anche concludere che non mancheranno piaghe nel corso della storia umana, che in base al disegno divino costituiscono degli appelli alla conversione.

DIO ASPETTAVA LA PREGHIERA DI MOSÈ (E LA TUA)

In questo contesto, può essere utile citare due episodi dell’Antico Testamento.

Il primo si riferisce a una piaga che non si è verificata, riferita nel Libro dei Numeri. L’ira del Signore si accende contro il Suo popolo, e parla così a Mosè:

“Fino a quando mi disprezzerà questo popolo? Fino a quando non avranno fede in me dopo tutti i miracoli che ho fatti in mezzo a loro? Io lo colpirò con la peste e lo distruggerò, ma farò di te una nazione più grande e più potente di esso” (Numeri 14, 11-12).

Quella che segue è la lunga e splendida preghiera di Mosè in difesa del suo popolo, che ottiene il perdono di Dio, anche se non senza un castigo: saranno i loro discendenti a vedere e a occupare la terra promessa, non loro.

In realtà, è questa preghiera di Mosè che Dio attendeva, come ora aspetta la nostra.

IL RE DAVIDE: CHI HA LA COLPA?

Il secondo episodio viene riferito sia al capitolo 24 del secondo Libro di Samuele che al capitolo 21 del primo Libro delle Cronache.

Il re Davide decide di fare un censimento della popolazione, e incarica Ioab, capo dell’esercito. Questi protesta per la decisione, includendo una frase che può sembrarci strana:

“Perché rendere così Israele colpevole?” (1 Cronache 21, 3).

Nonostante questo, il censimento si realizza. È allora che entra in scena un profeta, Gad, che va da Davide da parte di Dio. Ecco tutto il passo biblico:

“Questo dispiacque a Dio, che perciò colpì Israele. E Davide disse a Dio: «Io ho gravemente peccato in ciò che ho fatto; ma ora ti prego, perdona l’iniquità del tuo servo, perché io ho agito con grande stoltezza». Il Signore parlò così a Gad, il veggente di Davide: «Va’ a dire a Davide: “Così dice il Signore: Io ti propongo tre cose; scegline una, e quella ti farò”». Gad andò dunque da Davide, e gli disse: «Così dice il Signore: “Scegli quello che vuoi: o tre anni di carestia, o tre mesi durante i quali i tuoi avversari facciano scempio di te e ti raggiunga la spada dei tuoi nemici, oppure tre giorni di spada del Signore, ossia di peste nel paese, durante i quali l’angelo del Signore porterà la distruzione in tutto il territorio d’Israele”. Ora, vedi che cosa io debba rispondere a colui che mi ha mandato». Davide disse a Gad: «Io sono in grande angoscia! Ebbene, che io cada nelle mani del Signore, perché le sue compassioni sono immense; ma che io non cada nelle mani degli uomini!» Così il Signore mandò la peste in Israele; e morirono settantamila Israeliti” (1 Cronache 21, 7-14).

Davide pregò con umiltà e penitenza, dicendo al Signore che era lui il colpevole, e che quindi doveva punire lui e non il popolo. Il Signore ascoltò la sua preghiera e fermò la piaga prima del punto segnalato.

UNA LEZIONE: IN COSA RIPONETE LA VOSTRA FIDUCIA?

In questo passo ci sono delle cose che possono non capirsi, soprattutto una: cosa c’è di male nel realizzare un censimento? In sé, ovviamente, niente, ma in questo caso il male non è nel fatto in sé, ma in ciò che presuppone.

Il censimento aveva una finalità militare: sapere su quanti guerrieri poteva contare il regno. Né Israele né il suo re erano però arrivati al punto in cui si trovavano con le proprie forze, ma con la protezione e l’aiuto di Dio, ed era questo che aveva dimenticato Davide, soddisfatto del suo potere.

Ioab ne era consapevole, per questo ha obiettato. Davide è stato testardo, ma si è reso conto di tutto nel momento in cui il profeta gliel’ha ricordato, e si è corretto.

Questo episodio può insegnarci qualcosa oggi che viviamo – almeno in Occidente – in una società soddisfatta di se stessa e fiduciosa nel fatto che scienza e tecnologia possano risolvere qualsiasi problema si presente.

In realtà, i due esempi esposti indicano la stessa cosa: la fiducia in Dio.

Il primo ci insegna il potere della preghiera quando è davvero fiduciosa, perseverante e unita al desiderio di compiere la volontà di Dio. Il secondo si riferisce più esplicitamente a quella fiducia.

Non si tratta di rinnegare la scienza o la tecnologia, come Dio non chiedeva all’antico Israele di smettere di avere un esercito. Si tratta piuttosto del fatto che non dobbiamo farcene scudo per voltare le spalle a Dio, come se non avessimo più bisogno di Lui e della Sua provvidenza.

Come mi diceva qualche mese fa una persona amica, “Prima, quando dicevi ‘Siamo nelle mani di Dio’, non lo capivo; ora sì”. Niente resta fuori dalla Sua provvidenza, e a mio giudizio Dio vuole ricordarcelo con quello che sta accadendo.

LA PROSPETTIVA DELL’ETERNITÀ

Nella menzionata preghiera di Mosè, questi chiedeva a Dio perdono e diceva: “Perdona, ti prego, l’iniquità di questo popolo, secondo la grandezza della tua bontà, come hai perdonato a questo popolo dall’Egitto fin qui” (Numeri 14, 19).

Nell’episodio di Davide, a prima vista, non sembra però mostrare tanta misericordia, e questo richiede una spiegazione.

Penso che la misericordia divina non si possa comprendere senza la prospettiva dell’eternità.

Sì, in questa vita ci sono piaghe, catastrofi e sofferenze di ogni tipo, e per una persona che guarda solo a questa vita c’è difficilmente spazio per la misericordia divina. Alla fine c’è la catastrofe finale per tutti: la morte.

Come diceva uno scienziato circa l’attuale pandemia, “a volte dimentichiamo che l’indice di mortalità della specie umana è del cento per cento”.

C’è chi sostiene che la scienza sia prossima a scoprire la chiave dell’immortalità, ma non è vero. Prima o poi, tutti ce ne andremo da qui.

C’è però qualcosa che Dio sa molto bene, e vuole che lo sappiamo anche noi, ed è il fatto che la catastrofe, il dolore definitivo e irremissibile, è il rifiuto finale di Dio per cadere nell’inferno.

Tutte le cose di questa vita, per quanto possa essere dolorosa, sono ben poco paragonate a quella tragica fine. Per questo, l’obiettivo principale della misericordia divina è aiutarci a evitarla – con i mezzi più opportuni in ogni caso, che solo la provvidenza conosce nella loro totalità – e portarci dove non ci saranno più catastrofi né sofferenze.

JDLVH

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