Neonato muore: la nonna rifiuta trasfusione di sangue che può salvarlo

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La madre appena quindicenne non è autorizzata a prendere decisioni

 

 

Un bimbo appena nato è morto nel reparto neonatale dell’ospedale generale di Fortaleza (Portogallo), dopo il rifiuto della nonna di procedere ad una trasfusione di sangue che avrebbe potuto salvarlo. Antonia Lima, procuratore distrettuale per la tutela dei bambini e dei minori, dichiara che la normale procedura di trasfondere sangue non era stata autorizzata perchè tale procedura medica non era ammessa dalla religione della nonna, Testimone di Geova.

Gli assistenti sociali ospedalieri hanno contattato un eurodeputato chiedendo di intervenire, tuttavia il tempo si è rivelato insufficiente per autorizzare la trasfusione prima della morte repentina del bambino.

Avendo appena quindici anni, la madre non era autorizzata a decidere per il bambino ma ci sono stati diversi tentativi di convincere la nonna del bimbo ad autorizzare la trasfusione, come riferito dal procuratore Antonia Lima. Le cause che hanno portato al decesso, non sono state rese ancora note. La dichiarazione dei medici: “A causa della delicatezza del caso, nessuna informazione al riguardo può essere divulgata, tranne previa approvazione della famiglia che, in questo caso, non ha autorizzato”.

Il procuratore ha intenzione di portare il seguente caso alla corte di giustizia: ” Dobbiamo essere consapevoli che la nonna, rifiutando la trasfusione al nipote neonato, si è assunta la responsabilità della sua morte; legalmente ciò si identifica come omicidio intenzionale”, sostiene Antonia Lima.

La non autorizzazione della trasfusione è stata provocata dalla religione della nonna aderente ai testimoni di Geova. Ma un rappresentante della congregazione cristiana in Cearà, Ricardo Kataoka, ha assicurato che nè la nonna e nè la madre del bambino fossero Testimoni di Geova. “Sono convinto che la donna abbia preso tale decisione di suo pugno, leggendo la Bibbia”. Kataoka riferisce che effettivamente il rifiuto del sangue è una presa di posizione dei testimoni di Geova, ma che accettano terapie alternative prive di sangue, in difesa della vita. “Non vogliamo morire”, dichiara il rappresentante della congregazione.

Helvecio Neves Feitosa, vice presidente del Consiglio Regionale della Medicina (CREMEC) dichiara che si tratta di  situazioni estremamente delicate, ma che c’è un decreto del Consiglio Federale della Medicina (CFM), il quale dichiara che un medico può forzare la decisione di trasfondere sangue, anche senza il consenso dei familiari di un minore, nei casi in cui ci sia il rischio di morte imminente.

“Tuttavia in questi casi il medica si trova davanti ad un bivio, quindi si appella a decisioni giudiziarie” spiega il vicepresidente del CREMEC.

L’articolo originale è in portoghese. Traduzione di Ivan Neaples.

 

Mi permetto di proporre un paio di riflessioni.

La madre del bambino è minorenne, ha quindici anni. Considerato che la congregazione di cui fanno parte finge di non conoscere nè la madre nè la figlia, il primo pensiero (forse un po’ troppo malizioso) che mi sobbalza è che il padre del neonato deceduto possa non essere un ragazzetto coetaneo della ragazza ma un uomo adulto facente parte della congregazione.

La congregazione smentisce l’appartenenza della donna e della figlia alla congregazione cristiana dei Testimoni di Geova, nonostante il procuratore distrettuale abbia constatato il contrario. Una ipotesi verosimile potrebbe essere la precedente espulsione delle due donne a causa della gravidanza della quindicenne. L’espulsione dalla congregazione rappresenta la morte sociale del disassociato e potrebbe essere stato verosimilmente un provvedimento per evitare problemi d’immagine della congregazione stessa.

Sottolineo: entrambe le riflessioni sono esclusivamente ipotesi!

 

http://www.ostracismo.it/no-trasfusione-ad-un-neonato.html

fonte: http://www.paulopes.com.br/2013/12/bebe-de-tjs-morre-por-falta-de-transfusao.html#.Ur3lqvTuJHd