PIENEZZA DI TUTTE LE COSE 16/5/2021

PIENEZZA DI TUTTE LE COSE

Mc 16,15-20

15E disse loro: “Andate in tutto il mondo e proclamate il Vangelo a ogni creatura. 16Chi crederà e sarà battezzato sarà salvato, ma chi non crederà sarà condannato. 17Questi saranno i segni che accompagneranno quelli che credono: nel mio nome scacceranno demòni, parleranno lingue nuove, 18prenderanno in mano serpenti e, se berranno qualche veleno, non recherà loro danno; imporranno le mani ai malati e questi guariranno”. 19Il Signore Gesù, dopo aver parlato con loro, fu elevato in cielo e sedette alla destra di Dio. 20Allora essi partirono e predicarono dappertutto, mentre il Signore agiva insieme con loro e confermava la Parola con i segni che la accompagnavano.

Per entrare nella «santa gioia» (cf. colletta) racchiusa nella festa dell’Ascensione del Signore Gesù, dobbiamo sempre compiere un cammino, per nulla scontato, attraverso le Scritture che documentano questo mistero di paradossale comunione tra Dio e la nostra umanità. La vita della chiesa, raccontata negli Atti degli Apostoli, si apre proprio con l’uscita di scena di Gesù dal palcoscenico della storia, attraverso il ricordo dell’Ascensione, che il Signore compie di fronte allo sguardo trasognato dei suoi discepoli. Prima di realizzare questo singolare movimento d’amore, il Verbo di Dio concede ai suoi discepoli la grazia di un’ultima profezia: «Sarete battezzati in Spirito Santo» (At 1,5) e

«riceverete la forza dallo Spirito Santo che scenderà su di voi e di me sarete testimoni a Gerusalemme, in tutta la Giudea e la Samarìa e fino ai confini della terra» (At 1,8).

Mentre il Signore Gesù sta per consegnare alla storia umana il segno della sua assenza, gli apostoli intuiscono la possibilità di una nuova e sconvolgente presenza di Dio nell’umanità, l’azione dello Spirito Santo, una presenza sottile in grado di penetrare la vicenda umana spingendola a diventare sempre più conforme al disegno di Dio. In fondo è precisamente questo il motivo ultimo dell’Ascensione: la discesa sulla terra, completa e permanente, dello Spirito Santo. San Paolo, con un linguaggio diverso, illustra così la densità di questo misterioso avvenimento:

«(Cristo) ascese al di sopra di tutti i cieli, per essere pienezza di tutte le cose» (Ef 4,10).

Nella scelta di salire al cielo, non c’è alcuna volontà in Dio di togliere qualcosa alla nostra esperienza di salvezza, ma di aggiungere doni spirituali che ne consentano uno sviluppo libero e armonioso. Proprio come i salmi, profeticamente, già cantavano: «Asceso in alto, ha portato con sé prigionieri, ha distribuito doni agli uomini» (4,8). È per noi e per la nostra salvezza che Cristo è asceso al cielo, perché «arriviamo tutti all’unità della fede e della conoscenza del Figlio di Dio, fino all’uomo perfetto, fino a raggiungere la misura della pienezza di Cristo» (4,13).
Di fronte a un dono così grande c’è solo il rischio di rimanere troppo estatici, anziché ricominciare a vivere con responsabilità e passione i nostri giorni. Gli stessi apostoli sono stati rimproverati proprio per questo da quei «due uomini in bianche vesti» (At 1,10) che hanno subito distolto il loro sguardo dal cielo: «Uomini di Galilea, perché state a guardare il cielo? Questo Gesù, che di mezzo a voi è stato assunto in cielo, verrà allo stesso modo in cui l’avete visto andare in cielo» (1,11). In attesa dello Spirito non bisogna indugiare in alto, ma rivolgere gli occhi in basso e piantare i piedi per terra e verso i fratelli:

«Andate in tutto il mondo e proclamate il Vangelo a ogni creatura» (Mc 16,15).

Il Signore è asceso al cielo per poter vivere una nuova e meravigliosa sinergia con noi, non più limitata dallo spazio e dal tempo, ma universale e fraterna, aperta e offerta «a ogni creatura» (16,15). Ormai tutta la creazione è sotto la signoria di un Dio che è «Padre di tutti, che è al di sopra di tutti, opera per mezzo di tutti ed è presente in tutti» (Ef 4,6). I segni della sua presenza sono posti nelle nostre mani e nel segno della nostra umanità, dove si compie incessantemente la mite potenza del mistero pasquale, che ci rialza da ogni morte e da ogni sconfitta:

«prenderanno in mano serpenti e, se berranno qualche veleno, non recherà loro danno» (Mc 16,18).

Nel battesimo, «ciascuno di noi» riceve una «grazia secondo la misura del dono di Cristo» (Ef 4,7), cioè un compito da scoprire, una missione da realizzare in questo mondo. Nella misura in cui la accogliamo e, con responsabilità, ne assumiamo tutti i costi, anche noi entriamo in sinergia con quel disegno di Dio che ormai si è pienamente rivelato: «edificare», giorno per giorno, il meraviglioso edificio del «corpo di Cristo» (4,12) e gustare la «pienezza di tutte le cose» (4,10).

R.P.

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