VERAMENTE LIBERO DI ENTRARE E LIBERO DI USCIRE? 21/7/2014

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VERAMENTE

LIBERO DI ENTRARE

E LIBERO DI USCIRE?

 

Buona sera

mi chiamo Gianni,  vorrei condividere con voi la mia esperienza.

Di solito la gente comune non capisce veramente cosa si prova ad aver vissuto in una setta.

Molti dicono che dato che non eravamo davvero costretti non abbiamo poi così tanti motivi per lamentarci.  

Affermano che nessuno ci può aver fatto violenza, che tutti sono liberi di scegliere se andarsene o meno perchè siamo esseri pensanti e inoltre ci fanno notare che esistono religioni e sette assai peggiori, che arrivano ad uccidere o a vessare pesantemente gli adepti. E forse hanno ragione, siamo stati degli stolti e degli ingenui,  ma prima di fare tali asserzioni, o prima di avere un’opinione così drastica, per favore provate a immedesimarvi un attimo, il tempo che basta per leggere quello che è stata la mia vita fino ad ora. Grazie.

Sono cresciuto in una famiglia numerosa, eravamo cinque figli, ma casa nostra era  sempre frequentata da cugini, parenti o altri testimoni di Geova.

Avete presente quelle tavolate dei  film “spaghettari?” ecco, se dovessi catturare un immagine della mia infanzia ci sarebbero la nostra vecchia sala da pranzo con un enorme tavolo rotondo, le sedie che non bastavano mai al punto che io e i miei fratelli ce le  dovevamo dividere, oppure ci sedevamo braccioli del divano o sui libri impilati. Vedo ancora gli enormi piatti di maccheroni che mamma preparava per tutti.  

Per  usare un termine abusato tra i tdg, i miei genitori erano colonne della congregazione. Papà anziano che presiede e mamma pioniera regolare.

A quei tempi le ore da dedicare mensilmente alla predicazione erano 90, per cui potete immaginare cosa può comportare avere 5 figli, quotidianamente almeno tre ospiti  in più e fare la pioniera(90 ore).

Mio padre era operaio, sia alzava alle 5, nella pausa pranzo si portava il materiale della società con le parti da preparare e la sera quando arrivava leggeva un capitolo della bibbia con noi, ascoltava tutti i problemi dei fratelli ospiti, dava dei consigli e poi andava a dormire.  Questo era quanto accadeva sempre.

A casa nostra si teneva la comitiva due giorni la settimana e lo studio di libro, tutti intorno al tavolo. Per un osservatore esterno eravamo perfetti e forse davvero credevamo di esserlo.

Mi ci è voluto un po’ per far pace col passato perché tutti bene o male viviamo in un illusione e ci affezioniamo ad essa.

La verità era una sicurezza, un punto fermo che non ci avrebbe mai abbandonati e mai avremmo lasciato.

Dietro  alla perfezione e alla spensieratezza c’era però molto altro.  

Sia mio padre che mia madre erano molto violenti. Così tanto che oggi non posso vedere film nei quali la gente si picchia.

Davvero, non so come abbiamo fatto a tacere tanto tempo, sono il figlio di metà e solitamente “la sfangavo” meglio degli altri. Mia sorella a 10 anni aveva compiti che una donna  normalmente svolge a 25. Mio fratello più grande idem.

Sembravamo una caserma famigliare.

Se qualcosa andava storto giù botte,  perché alle 8 del mattino mia mamma doveva già essere pronta e noi non dovevamo ostacolare  la sua predicazione. Geova non era contento se mamma non aveva la casa a posto per la comitiva. (Una volta era alle 8 e mezza). Ogni volta che usavamo il bagno dovevamo asciugare il lavandino, perché tanto sarebbero sicuramente arrivati ospiti. Il letto non doveva avere neppure una grinza, anche se avevamo i letti a castello e qualche fratellino dispettoso poteva salire sopra il tuo appena fatto. A ripetizione pulivamo il gas e preparavamo caffettiere per i confratelli che sarebbero venuti. Andavamo a piedi a scuola, con ogni tempo, perché  la macchina veniva usata per la predicazione.

Per fare le superiori abbiamo combattuto molto. E non tutti siamo riusciti.

Se volevamo studiare allora avremmo dovuto dedicare lo stesso tempo alla predicazione, come pionieri (90 ore al mese). Quindi al mattino andavamo a scuola, al pomeriggio in predicazione e la sera si studiava, dopo lo studio famigliare e dopo i lavori di casa.

Papà si è rifiutato di comprarci i libri, dovevamo basarci sugli appunti e basta, inutile dire che quanto viene detto a scuola è solo un terzo di quanto bisogna studiare dal libro e che gli appunti sono solo un’integrazione non la base.

Purtroppo mendicavamo letteralmente delle vere attenzioni dai nostri genitori.

Mia sorella ha ceduto, per sentirsi più approvata ha fatto la pioniera a tredici anni e mezzo, un mese prima addirittura dell’esame di terza media. 

Non esisteva a casa nostra il “non far nulla” ad esempio stare seduti sul divano a guardare la tv.

Io e uno dei miei fratelli siamo riusciti a diplomarci, e anche l’altra mia sorella. Con tante ore di sonno arretrate.

Chi ci guardava pensava fossimo felici perché non lasciavamo trasparire nulla.  Mio fratello piccolo mal tollerava mio padre perché era riflessivo e già allora il condizionamento della società influiva sul loro rapporto.

Ci siamo sposati con altri e altre testimoni di Geova.

Io amavo un’altra ragazza e facevo qualunque salto mortale pur di vederla due minuti nel bar vicino dove lavoravo. Quando mio padre lo scoprì mi fece riprendere da due anziani, una sorta di pre-comitato. Ne parlarono col sorvegliante e mi dissero di dedicarmi di più alla teocrazia per dimenticarla. Sono stato un debole, ho ceduto.  Ho sposato una donna che non amavo e che non mi amava, abbiamo avuto molti problemi perché anche lei aveva una famiglia simile.

Quando cresci in una finzione non sai risolvere i problemi veri, con la tua testa e il tuo cuore. Non basta lo studio famigliare, non basta leggere le lettere agli Efesini e non si dovrebbe mai chiamare qualcun altro senza preparazione a risolverteli, soprattutto degli individui a loro volta manipolati, come lo sono gli anziani.

In congregazione avevo degli incarichi e li ho persi con grande disappunto di suoceri e genitori.

Quanto è alta la caduta? Tantissimo.

Di comune accordo ci siamo separati, pur rimanendo amici sappiamo che non possiamo più fingere. Ci stimiamo per come abbiamo saputo sopravvivere alla nostra vita.

L’altro giorno, per caso ho incontrato la ragazza di cui ero innamorato a 19 anni. Abbiamo parlato per molto ed è stato come allora. Lei è divorziata. Mi sono sentito un ragazzino emozionato.

Anche se ho perso molto, anche se ho dovuto reimparare tante cose voglio ancora credere che la vita sia ancora un regalo. Che Dio non supporta la Watchtower, il cattolicesimo o il buddismo. Dio è amore e chiunque lo conosca davvero non ha bisogno di religioni.

Caro Papà, so che in qualche modo il mio messaggio ti arriverà, se non vuoi parlarmi sei libero di farlo, ma che sia una tua decisione, non quella di una tipografia che ti ha consumato il discernimento.

Per quel che vale, io ti perdono, ricorda di essere felice.

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