ASSURDITÀ SPACCIATA PER CIBO SPIRITUALE. 18/4/2015

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ASSURDITÀ

SPACCIATA PER

CIBO SPIRITUALE. 

Nel loro opuscolo del 1969 intitolato “Sangue, medicina e la legge di Dio” a pagina 8 scrivono a proposito del comandamento….devi amare Geova tuo Dio con tutto il tuo cuore e con tutta la tua anima e con tutta la tua mente…

Non possiamo togliere dal nostro corpo parte di tale sangue che rappresenta la nostra vita e ancora amare Dio con tutta la nostra anima, perché abbiamo tolto parte della nostra anima, del nostro sangue e l’abbiamo dato a qualcun altro. Né sarebbe saggio argomentare che il proprio amore per il prossimo sia un motivo sufficiente per dare in tal modo sangue a un’altra persona”.

Ecco spiegato il perché della loro paura di donare il sangue.

Con una mente materialistica e usando un crudo letteralismo, essi pensano che non potrebbero amare Dio con “tutta” l’anima se parte di essa è stata trasferita (col sangue) in un’altra persona.

Da questa confusione segue l’assurdo, vale a dire che chi perde parte del proprio sangue, non può avere un perfetto amore per Dio.

L’amore per Dio – secondo i testimoni di Geova – sarebbe proporzionato alla quantità di plasma presente nell’organismo umano!

Stando così le cose un testimone di Geova che avesse perso sangue sul lavoro o incidentalmente nel soccorrere una persona, sarebbe incapace di amare Dio con tutta la sua anima.

Infatti non ha più nelle sue arterie tutto il suo sangue.

Che l’anima stessa non vada identificata col sangue, si evince dalla seguente osservazione: “se il sangue è l’anima, non dovrebbero mai morire quelli che muoiono di morte violenta; quelli, cioè, il cui sangue non fuoriesce dalle arterie. Ma così non è; infatti, il fatto che uno conservi tutto “il sangue” nel corpo, non esenta di morire; pur rimanendo il sangue nel corpo, si muore ugualmente, quando “qualcosa” che era in noi, si diparte e non fa più circolare il sangue”.

L’uomo moderno-cristiano o non cristiano è fermamente convinto che dare parte del proprio sangue a beneficio di chi ne ha estremamente bisogno sia un atto di vero amore del prossimo e anche un dovere.

In tempi di emergenza come terremoti, infortuni, guerre ecc., ogni persona coscienziosa corre in aiuto dei sofferenti in pericolo di vita ed offre il proprio sangue, in una gara di bontà umana e cristiana.

Abbandonare chi può essere aiutato e salvato ci rende colpevoli dinanzi a Dio perché: “Colui… che sa fare il bene e non lo fa, commette peccato” Giacomo 4:17)

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FONTE: B. SANTINI

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