La mia vita non ha più
il pilota automatico
Caro Rocco
leggo il tuo blog da un po’ di tempo e penso sia arrivato il momento di scriverti la mia esperienza. Ho quasi cinquantanni ma soltanto negli ultimi cinque ho scoperto che quella che chiamavo “vita” altro non era che un’esistenza pilotata. Ci vorrebbero dei libri interi per parlare non tanto dei fatti della mia vita, che si possono riassumere in poche pagine, ma di quello che ho provato, dei sentimenti e delle privazioni emotive alle quali questa religione ti sottopone.
Prima degli anni 70 la gente faceva “molto progresso spirituale”, era tutto un fiorire di nuovi accoliti, battesimi e studi biblici. Ero una ragazzina ma so perfettamente riportare alla mente quel senso di “esclusività” che si provava ad essere testimoni di Geova.
In tutto quello che accadeva sembrava che ci fosse la mano di Dio. Le cose erano molto più spontanee, dei “fratelli”ci si fidava e si passava molto tempo insieme. I miei genitori erano spesso chiamati ad aiutare altre congregazioni, perchè allora pochi oratori sapevano fare dei bei discorsi o almeno applicarli con l’imprimatur de “lo Schiavo”.
I rapporti famigliari tra i testimoni di Geova erano molto “Gerarchici”, non solo i miei genitori con me, tutti i bambini erano trattati con estrema rigidità. Per me era normale ubbidire senza fare domande perchè era questo che Geova richiedeva dai bambini. Io poi, dovevo essere esemplare, dato che mio padre era anziano di congregazione. In qualunque occasione dovevo essere irreprensibile, perfetta e fiera di rappresentare Dio. Non potevo giocare in cortile con gli altri bambini, perchè erano piccoli increduli destinati alla distruzione, non potevo neppure leggere i fumetti o guardare la TV. Neppure cantare le canzoni dello zecchino d’oro perchè l’Antoniano era della chiesa. Non potevo fermarmi a chiacchierare con le altre bambine “mondane” dopo la scuola, una volta mia mamma stava passando davanti al cortile delle elementari in servizio e vide che durante l’intervallo giocavamo a prendere. Quando arrivai a casa ricevetti una sonora sgridata perchè a suo dire facevo la civetta con i maschi. A dieci anni, piatta come una tavola, magra come uno stecco l’ultima cosa che pensavo era se quello che rincorrevo potesse un maschio disponibile all’accoppiamento.
Non so se erano solo i miei genitori ad essere cosi rigidi e prevenuti, fatto sta che sono cresciuta completamente diversa da quello che sentivo di essere. Per ogni mio errore, sgarro o mancanza si apriva la bibbia. Ancora adesso quando guardo le vecchie bibbie non riesco a non sentire un senso fastidio perchè associo le lavate di capo alla bibbia vecchia di mio padre. Una religione che toglie la spontaneità ai bambini non è BUONA. Mai in nessun caso. Invece più mi privavo dei desideri e delle cose più mi sentivo brava, davanti a Dio e ai miei genitori.
Avevo pochi amici e tutti erano in congregazione, tutti come me. Il tempo è passato, mia madre avrebbe voluto che sposassi un “capoccia” con tante belle mete spirituali preconfezionate. Ho sposato invece un proclamatore semplice che i miei non mancavano di denigrare. Mio marito è stato un gran signore sempre, si lasciava scivolare addosso le cose e non si faceva troppi problemi. Da lui ho imparato che si possono avere dei gusti e delle preferenze, prendeva la verità molto più alla leggera, pur avendo dei principi e un rispetto maggiori di tanti altri. I suoi genitori erano sempre gentili, solo mia suocera era testimone.
Il ’75 era passato senza che venisse armaghedon già da troppo tempo perchè si potesse ignorare le nostre precedenti dichiarazioni. In genere comunque la società smentiva tutto quanto. Mio marito smise di andare in sala dopo un lungo periodo di sue riflessioni personali. Mi parlò di alcune cose ma purtroppo io credevo fosse ancora la verità e minimizzai tutte le altre prove. Il nostro rapporto è comunque stato sereno e piacevole anche nei momenti difficili. nell’84 rimasi in cinta e mia madre per molto tempo non mi parlò perchè ero stata una sprovveduta “Guai alle donne in cinta e quelle che allattano”. Armagheddon era un giorno più vicino e io avrei messo al mondo un bambino con dei gravi rischi per me e il neonato. “E se la società ci dice di scappare in montagna da un momento all’altro come fai col pancione?”
Queste elucubrazioni erano solite non solo nella mia cerchia famigliare ma anche tra molti fratelli. Si fantasticava molto su quello che la società ci avrebbe detto di fare. Come se Dio avesse dovuto fare una telefonata alla Watchtower prima di distruggere “Sodoma e Gomorra”. Mio figlio è nato e dopo parecchio tempo i nostri rapporti sono migliorati un pochettino. Io andavo in sala, in servizio e stavo loro vicino “perchè è questo che ci si aspetta da una figlia” dato che mio marito aveva smesso di frequentare io dovevo sostenere i miei genitori. Li andavo a prendere, li accompagnavo eccetera. I genitori normali si occupano delle figlie che hanno partorito da poco e pensano ad aiutarle invece per me era il contrario. Il tempo passava, così come erano stati genitori “giudici” divennero nonni “magistrati”. Trovano da ridire se mandavo il bambino in piscina perchè stava con quelli del mondo o se gli mettevo le videocassette della Waltdisney.(Topolino mago non piaceva a Geova neanche allora!)
Tutto era mondano e tutto era “camminare ai bordi dell’organizzazione come hai sempre fatto!” Il bambino ovviamente non stava volentieri dai nonni perchè veniva sottoposto a degli interrogatori veri e propri.
Non do la colpa ai miei di tutto. Sono persone raggirate che hanno annichilito la loro anima per una causa che ritenevano giusta e di vitale importanza. Dopo una serie di tristi eventi che hanno riguardato una delle mie più care amiche e sorelle che è venuta a mancare mi sono risvegliata. Passato un periodo di crisi profonda e di riconsiderazione di me stessa ora sono felice. Ho un buon rapporto con mio figlio e dato che fra poco diventerò nonna mi auguro di non fare degli errori che possa ricordare per tutta la vita. Io e mio marito ci amiamo ancora, andiamo in montagna a fare delle escursioni, facciamo molte cose insieme ma anche tante altre che ci lasciano liberi l’uno dall’altro. Lui va in moto, io non salirò mai su quell’affare. Io colleziono film vintage per tutti quelle volte che non ho potuto guardare la TV, lui si addormenta appena premo PLAY. Il promesso sorvegliante che avrei dovuto sposare secondo mia madre va ancora in sala, ha avuto una serie di condoni teocratici mentre le altre peccatrici sono state disasociate o accusate di calunnia. Lui la saluta sempre e l’accompagna a casa “perchè è proprio un bravo fratello LUI!” Mio padre è triste, essendo anziano sta capendo molte cose ma ha disimparato la sincerità con se stesso e io non so come e se aiutarlo. Prima o poi troverò un modo.
Ho riscoperto una nuova vita e tutto questo mondo a piccoli passi,e vi dico una cosa: ci sono ancora molte persone buone, a cui viene naturale volerti bene. Ho imparato forse un po’ in ritardo come fare per avere degli amici ma ce l’ho fatta. Ho iniziato a parlare di me, delle mie aspettative e dei miei pensieri sia profondi che buffi. Ogni tanto ho ancora l’istinto di etichettare la gente ma sto migliorando…
…….e forse un giorno farò pace con Dio, ma di sicuro non credo più nella sua controfigura.
Nicolina

