Coerenza è comportarsi come si è, non come si è deciso di essere! 28/7/2014

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Coerenza

è

comportarsi come si è,

non

come si è deciso di essere! 

 

Tutto ebbe inizio quando in un giorno primaverile del 2004 una donna di gentile aspetto suonò alla mia porta.

Per me fu come una luce in un periodo cupo della mia vita perché pochi mesi prima persi mio padre.

Stavo vivendo questa perdita con angoscia e tormento mentre le mie sorelle, che sono testimoni di Geova,  la vivevano con serenità.

Fu proprio la loro pace interiore a spingermi ad ascoltare cosa volesse dirmi quella donna.

Questa donna ,che mi si presentò come un'”amica”, mi parlava di cose davvero straordinarie; come ad esempio riabbracciare i morti.

Lei veniva spesso a casa mia e tra noi due si instaurò un rapporto di amicizia oltre lo studio che inizia con una loro pubblicazione.

Notai che grazie a lei, le mie sorelle iniziavano ad avvicinarsi sempre di più e quindi ad avere più argomenti in comune.

Ma dopo qualche mese le cose iniziarono a complicarsi perché iniziai a frequentare le adunanze e mio marito fu contrario.

Cambiarono molte cose tra me e lui, infatti ci fu anche un momento in cui mi voleva lasciare.

Ma non mi preoccupai da brava insensibile perché pensavo che se anche mi avesse lasciato avrei avuto tanti “amici” che avrebbero preso il suo posto.

Dopo 4 anni mi imposero di battezzarmi nella speranza che tutto (situazione familiare) cambiasse; si mi obbligarono perché poche ore prima di questa “condanna” una sottile vocina dentro di me mi diceva di non farlo.

Loro stessi mi dissero che era una tentazione del diavolo e di nascondere sia il battesimo sia la predicazione a mio marito.

L’ansia, la paura e l’angoscia erano diventate le mie compagne di questo viaggio infernale.

Dopo il battesimo, le cose cambiarono: io diventai oggetto di critiche perché non dedicavo ogni singola decisione a Geova, come ad esempio per loro dovevo portare i miei figli alle adunanze contro la volontà di mio marito e imporre ai miei figli una scuola professionale perché se fossero diventati testimoni di Geova avrebbero avuto più tempo per il servizio e lo studio familiare.

Un giorno durante un discorso (che più un discorso io lo chiamerei lavaggio del cervello) iniziai ad avere dei dubbi.

Come fa un oratore a parlarmi di umiltà quando è lui il primo ad avere tutte le ultime tecnologie ecc?

Come mai io donna libera devo indossare gonne lunghe per non fare inciampare in tentazione un anziano?

E poi con il tempo mi sono sorti anche dei dubbi scritturali.

Decisi di parlare con mio marito e lui mi aiutò a uscire da questa setta.

Due anni fa ho deciso di scrivere una lettera in cui esigevo la dissociazione.

È da due anni che non ho contatti con le mie sorelle e l’ultima frase è stata:” tu sai a cosa vai in contro. Per noi sarai come se fossi morta.”

In compenso è da due anni che non passo più le notti a piangere invocando l’aiuto di Geova, è da due anni che ho acquistato la mia libertà psico-fisica, la mia identità di moglie donna e madre.

Questa esperienza è ormai una cicatrice che porterò con me ;è necessario morire per poi rinascere per diventare più forti di prima senza paura ma con la leggerezza di essere liberi e lottare contro tutti e tutti per ricercare se’ stessi.

Il mio consiglio è ascoltare se’ stessi.

In questo piccolo brano non ho raccontato i particolari perché non voglio fare la vittima.

Ma noi ex testimoni dobbiamo dare voce a tutte quelle povere persone che ancora credono in queste assurdità e sono vittime di plagio mentale.

Coerenza è comportarsi come si è, non come si è deciso di essere.             ( S. Pertini )

Graziella, Bergamo bassa.

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