Sorv: Io sono nato poco dopo la guerra, era un periodo di fermento e si voleva dimenticare il passato.
Ecco perchè tutto quello che era stato PRIMA doveva essere dimenticato o rinnegato.
L’Italia usciva da una dittatura disastrosa.
Solo nel mio paesino morirono il 60% di ragazzi in età lavorativa, spezzando tante famiglie o future generazioni.
Quello che fece presa su mia madre, che per prima si avvicinò a questa fede fu che il vaticano non si schierò mai apertamente contro il nazifascisti.
Non sto parlando dei singoli preti che individualmente hanno potuto aiutare chi era perseguitato.
Parlo dell’istituzione.
Questo è un capitolo scomodo ma è un dato di fatto.
E fu proprio questa contrapposizione ad attirare molti.
L’analogia coi cristiani del 1° secolo era evidente.
Poi c’è un fatto.
In gran parte d’Italia gli Americani erano visti come dei liberatori. Portavano allegria e beni materiali.
Tutto quello che veniva dall’America per i successivi vent’anni era qualcosa si speciale, che rompeva gli schemi.
Dopo la dittatura ora arrivavano dei nuovi concetti e ragionamenti. Ci si liberava dal dominio della paura, dall’inferno e dalle dottrine precostituite.
Come si poteva benedire le armi che avrebbero ucciso altri cristiani?
Capite com’era una volta la nostra prospettiva?
Moglie: Io sono un po’ più giovane di lui.
Ho combattuto molto per cambiare religione perchè la mia famiglia era ancorata alle tradizioni.
Mio padre voleva che mi laureassi, ero bravina a scuola.
O almeno che studiassi per farmi una professione.
Io avevo altri piani.
Ero adolescente e questo fu un modo per ribellarmi …
Allora c’era molta genuinità.
Se no non mi spiego come tante persone hanno aderito… e immagino di parlare a ragion veduta.
Redazione: Abbiamo ricevuto alcune e-mail nelle quali si chiede perchè avete scelto proprio noi per parlare della vostra situazione…volete argomentare su qualcosa?
Sorv. e Moglie: Un mezzo vale l’altro, purchè raggiunga le persone giuste.
Nella lettera avevamo bisogno di sfogarci….
Comunque non è solo per noi..abbiamo fatto il primo passo, pur non condividendo alcune scelte vostre, ma questo è un vostro problema non nostro.
Credo in ogni caso che la società debba rivedere alcune cose.
Anzi so che lo farà.
Quando si rende vietato qualche cosa anche di banale ecco che tutti provano a farlo.
Il non parlare coi disassociati o con chi non è d’accordo con certi aspetti ne è un esempio.
So che cambieranno certe cose ma ci vuole cautela, se ad esempio dall’oggi al domani cambiasse l’intendimento su quello che voi definite ostracismo ecco che moltissimi fratelli si farebbero non poche domande.
Se qualche parente venisse da voi e vi dicesse. “Ora ti posso parlare!
L’hanno detto in sala…come reagireste?
Forse sareste contenti ma ciò non toglie che i vostri parenti potrebbero rendersi conto della precarietà dei loro principi.
Questa organizzazione è nata sull’urgenza.
Quando c’è un emergenza ci si concentra sulle cose importanti e non sulle distrazioni.
Ma ora come ora penso che il C.D debba far attenzione non tanto a quello che c’è fuori ma a ciò che cova sotto la cenere, le distrazioni interne appunto.
Chi si è approfittato della situazione per fare i propri interessi.
Non dovrebbero succedere casi come gli ultimi fatti citati dalla cronaca.
I principi di Dio sono una cosa, ma NOI facciamo la religione.
A Dio nessuno può fare cattiva pubblicità.
Sarebbe stato giusto fare una bella pulizia…
Se le cose non vanno bisogna ammettere l’errore e punire i colpevoli.
E da quando si è passati ai corsi acceleratati di “Cosa insegna realmente la bibbia” abbiamo visto i risultati.
O la quantità o la qualità.
Da quando il progresso era sinonimo di nuovi nominati ecco che si è caduti in un cliché.
Poi noi abbiamo veramente poco tempo per la vera edificazione spirituale.
I danni peggiori li fanno molti anziani, non i proclamatori.
Mio marito passa le nottate a raccapezzarsi su certe questioni.
Ma noi possiamo solo aiutare le congregazioni per i fatti che ci vengono presentati non leggiamo nel pensiero.
Redazione: Volete parlarci della situazione Betel Italia?
Sorv.: Non possiamo dire molto…piuttosto mi concentrerei sulle altre Betel, ad esempio in Germania.
Se vuoi una risposta ufficiale è che si è scelto di accentrare l’attività, per via dei costi.
I motivi in realtà sono anche altri ma non voglio soprattutto in questa sede parlarne.
Dico solo una cosa.
Lassù sono piuttosto bravi a seguire le direttive ma proprio per questo motivo la situazione potrebbe trasformarsi in un’arma a doppio taglio.
Qualora le attività dovessero diminuire ulteriormente molte persone verrebbero lasciate a casa.
Senza un lavoro o un rimborso di lunga durata.
A 45 anni senza un curriculum cosa fai?
Parlo soprattutto dei fratelli stranieri acquisiti. la situazione non è delle migliori.
E’ già successo in alcuni stati…
Ecco, la Germania era riuscita a conservare la sua posizione grazie alla disciplina, all’eccellenza.
Ma se ora le cose cambiano significa ovviamente che non è stato per via dell’integrità o l’efficienza che l’Italia ha perso la sua sede, non solo per quello…
Ma a cosa pensate che serva tutta questa pubblicità sul sito?
Meno si stampa, meno si produce e meno persone ci vogliono. Anche qui si creeranno molti scontenti.
Ecco perchè la società dice di non parlare con i divergenti.
Ma più si blocca una situazione più le persone s’insospettiscono.
E sono molti quelli che lasciano questa religione dopo aver visto i piani intermedi dell’organizzazione.
Redazione: Cosa direste al corpo direttivo se potessero leggere questo scritto?
Sorv.: Di pensare a chi dicono di rappresentare.
Sono ancora in tempo per cambiare le cose.
Redazione: Cosa direste ai fratelli che leggono “di nascosto” la vostra intervista?
Moglie: Di avere senso pratico e concentrarsi sulle cose positive.
Redazione: Cosa direste agli Ex?
Moglie: di non scambiare gli errori umani per quelli divini.
E di avere pazienza.
Redazione: C’è qualcosa che potrebbe rendervi riconoscibili dopo questa intervista?
Sorv.: qualche cosa volendo sì.
Quando faccio la scrittura del giorno dalle famiglie che ci ospitano una piccola differenza c’è.
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