Assolti i genitori
accusati di aver
abbandonato il figlio
in un negozio
di elettronica
I commessi avevano chiamato i carabinieri dopo aver notato il bambino giocare da solo per alcune ore di seguito
Hanno potuto tirare un sospiro di sollievo i genitori che erano a processo per abbandono di minore: il giudice infatti questa mattina li assolti perché il fatto non sussiste. Secondo il pm, che aveva chiesto invece che fossero condannati a otto mesi di reclusione, la coppia di cittadini albanesi residenti a Busca avrebbero lasciato “parcheggiato” e lasciato solo il figlio più piccolo per alcuni sabati pomeriggio, nel febbraio-marzo 2013, in un negozio di elettronica nel centro commerciale di Madonna dell’Olmo.
Erano stati alcuni commessi ad allertare i carabinieri, dopo aver notato il bambino per almeno quattro fine settimana di fila, mentre giocava per l’intero pomeriggio nell’area dedicata alle consolles dei videogiochi: “Passava ore lì attaccato, era sempre da solo, i genitori non li abbiamo mai visti. Ci abbiamo fatto caso perché lo abbiamo visto troppe volte di seguito.”
I genitori, perfettamente inseriti nel contesto sociale, come ha precisato anche l’assistente sociale che stese una relazione su incarico della Procura, si erano giustificati: “Non ho mai abbandonato mio figlio piccolo. Quel pomeriggio la partita programmata era saltata e perciò siamo andati nel negozio per vedere i prezzi di un phon. Mia moglie dopo un po’ è tornata in macchina, mio figlio si è messo a giocare alla consolle con un altro bambino, mi ha chiesto se poteva finire la partita, io sono uscito per comprare una cravatta nel negozio accanto. Poi sono venuti a cercarmi i carabinieri, ma non l’ho lasciato da solo per più di un quarto d’ora”, aveva detto il padre. La madre: “E’ una cosa ridicola che si parli di quattro sabati di fila. In quel negozio ci siamo andati un paio di volte e neppure di seguito. Avranno visto un altro bambino che assomigliava a mio figlio, mai successo che passasse tutto il pomeriggio lì dentro”.
L’avvocato Luisella Cavallo, che aveva portato come testi a difesa nel processo l’allenatore della squadra di calcio dove giocava il bambino (“C’era il campionato, il bambino è sempre stato convocato per giocare di sabato, non credo che abbia saltato tutti quei giorni di fila”) e il pastore della chiesa dei testimoni di Geova frequentata dalla famiglia (“Erano quasi sempre presenti alle funzioni del sabato, 4-5 assenze una dietro l’altra mi sembrano troppe”), ha commentato: “I genitori si erano consumati per questa vicenda, sono persone per bene”.
vedi anche: http://www.roccopoliti.it/?p=9866
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