Ora sono in pace con me stessa e con Dio! 25/7/2014

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Ora sono in pace

con me stessa

e

con Dio!

E’ con vero piacere che condivido la mia storia con i testimoni di Geova con te e con chi vorrà leggerla, ti autorizzo a mettere il mio vero nome, dopo un’attenta riflessione, non mi importa se chi lo legge possa collegarsi a me.

Mi chiamo Laura, e sono nata e cresciuta in una città del centro Italia.

Sono nata in una famiglia di testimoni di Geova e la cosa di per se dovrebbe già far capire che genere di vita ho condotto durante la mia infanzia.

Non potevo festeggiare i compleanni, i natali e nemmeno tutte le altre feste comandate durante l’anno, assistendo invece, impotente, a tutti i miei amichetti che si divertivano un mondo a festeggiare queste varie feste.

Si potrebbe pensare che, di per se, non aver festeggiato in tenera età queste feste non rechi danno permanente, crescendo le priorità cambiano.

Si è vero, le priorità cambiano, ma quando poi socializzi con altre persone “normali”, che ricordano con amore quei momenti della loro infanzia, ti rendi conto che ti manca un pezzo di bagaglio importante per sostenere la vita da adulto.

Ma stringi i denti e vai avanti.

Quando finii le scuole dell’obbligo, mi sarebbe piaciuto intraprendere gli studi nel ramo dell’arte, essendo portata per quella materia.

Ma, da bambina timida e riservata quale ero, non sono mai riuscita ad esprimere ai miei genitori i miei desideri, e da parte loro non ho mai ricevuto una spinta a proseguire gli studi, ne in quel ramo ne in nessun altro.

Così ho vissuto la mia vita divisa tra casa, sala e amiche di sala, fino ai 16 anni, quando un vicino di una mia amica stava iniziando gli studi presso una scuola superiore vicino alla mia città.

La cosa mi allettò parecchio, e convinsi mio padre ad iscrivermi.

Anzi, lui era più felice di me.

Iniziai a comprendere che forse era veramente la scelta giusta per la mia vita.

Per quanto riguarda gli studi, non sono andata molto lontana, appena compii 18 anni mi tolsi da scuola, rendendomi conto che non era per me.

Ma la cosa importante fu che durante il mio periodo scolastico, ho iniziato veramente a guardarmi intorno per la prima volta.

Mi innamorai di un ragazzino della mia scuola, iniziai a fumare e mi sentivo veramente me stessa per la prima volta.

Non so come potrei spiegare questo mio sentimento nuovo, ma finalmente mi sentivo accettata dai miei compagni di scuola, cosa che non mi era mai successa pienamente durante la mia infanzia, specialmente al tempo delle medie, dato che, come è ovvio, non partecipavo alla maggior parte delle attività che facevano i miei compagni.

In quel periodo ho ritrovato un sacco di “fratellini” (così chiamiamo amichevolmente i testimoni di Geova che si sono battezzati molto giovani) che come me facevano una doppia vita.

Fumavano sigarette, bevevano come tutti gli altri ragazzi ed avevano il “fidanzatino” o la “fidanzatina”, come è normalissimo che sia a quella età, pur frequentando regolarmente la sala con i genitori e andando in predicazione.

In quei tempi ero molto ingenua, forse anche troppo, e lo sarei stata ancora per molto tempo, di conseguenza non stavo molto attenta ai posti che frequentavo durante questa mia doppia vita e  ci sono stati dei “fratelli” che mi hanno visto fumare sigarette e hanno visto che avevo il “fidanzato”.

E’ inutile dire che subito i miei genitori lo vennero a sapere, cominciando a farmi restrizioni e impormi regole assurde, regole che io non avevo mai avuto in vita mia.

Non mi avevano mai dato nessuna regola prima di quel periodo.

Succedeva pure che spesso andavo a dormire a casa di amiche testimoni di Geova, e senza avvisare i miei genitori, mi trattenevo a casa loro anche più giorni, e mai una volta mi hanno rimproverata per questo, invece in quel periodo, venni subissata di regole e restrizioni e di conseguenza mi sentii strozzata.

Non potevo capire come potessero stritolarmi così tanto mentre prima di allora mi ero sempre mossa liberamente nei miei spazi.

Era sconcertante per me.

Durante questo periodo, mia madre si ammalò di una malattia molto grave.

Non voglio dare la colpa a lei, ma di conseguenza le attenzioni su di me si allentarono parecchio, o meglio, per non starmi troppo col peso sul collo, mi proibivano le cose e basta.

A distanza di tempo, mi rendo conto che per tutta la mia infanzia e la mia adolescenza i miei genitori non hanno mai badato a me più del necessario.

Di certo questo non è da attribuirsi alla religione, o forse si, sta di fatto che di insegnamenti veri da loro ne ho ricevuti ben pochi.

Non mi ricordo una sola volta in cui fossero venuti alla mia scuola a parlare con i miei insegnanti.

E non perché andassi male a scuola, non andavo nemmeno bene, rimanevo sempre nella sufficienza, ma non ho mai avuto un aiuto o uno sprono per studiare di più o concentrarmi di più sulle attività scolastiche, di conseguenza, non credo che sia troppo difficile capire come mai a 18 anni non  ho più voluto andare a scuola.

Studiare non mi piaceva e in un momento in cui la vita in casa stava diventando soffocante presi una decisione che ancora oggi, da una parte la rimpiango.

Fu proprio durante il giorno del mio 18° compleanno che, oltre a lasciare la scuola, lasciai anche la mia casa.

Fu l’errore più grosso della mia vita, perché, nonostante tutto, amavo i miei genitori e in quel modo è come se gli stavo dicendo che invece li odiavo, ma in quel momento mi sembrava l’unica scelta che potevo fare, per riuscire a trovare una mia dimensione, un mio spazio, e si, anche perché nella frenesia e nella sconsideratezza dei miei 18 anni, volevo essere più indipendente.

Andai a convivere con il mio fidanzato di allora, e anche se ripeterò fino alla fine che andarmene di casa per me è stato un errore enorme, mi rendo conto che se fossi rimasta li non sarei riuscita a crescere e maturare come sono riuscita a fare fuori.

Certo, in quel periodo ero allo sbaraglio, iniziai a frequentare compagnie un po sbagliate, cominciai a fare uso di droghe che per fortuna non mi hanno mai “conquistato” fino in fondo.

Non sono mai diventata dipendente, e questo credo proprio che sia stato per volere divino, perché nessuno avrebbe potuto fermarmi in quel periodo.

Ho visto e vedo ancora molti giovani ex testimoni che uscendo, per i primi tempi si danno alla pazza gioia, facendo tutte le cose che per loro erano “tabù” fino ad un secondo prima, ma credo che sia una fase transitoria che tutti passano.

Se hai abbastanza sale in zucca, ti accorgi che è un comportamento autodistruttivo, e ti calmi.

Perlomeno, per me è andata così.

Andando avanti, piano piano le cose si sistemarono, e ricominciai a riallacciare i rapporti con i miei, mi lasciai col mio ragazzo e tornai a vivere a casa con loro.

La gioia che lessi negli occhi di mio padre mi riempì il cuore, seppi inconsciamente che aveva fatto sempre quello che riteneva giusto per me, anche se ancora non me ne rendevo conto. In quel periodo, purtroppo, le condizioni fisiche di mia madre peggiorarono, e lei era costretta a letto, costantemente aiutata da mio padre, che benchè fosse ancora pienamente autosufficiente, anche lui aveva i suoi acciacchi, con un diabete di tipo mellito e un cuore un pò debole.

Ben presto conobbi il mio attuale compagno, che mi ha aiutato a crescere ulteriormente, un ragazzo straordinario, che feci conoscere anche ai miei genitori, del quale ne rimasero piacevolmente colpiti.

Però, andando avanti con questa convivenza con i miei genitori, mi rendevo conto che io ormai avevo le miei abitudini.

Mi ero abituata ad uscire di casa senza dover avvertire nessuno, e rientrare quando mi pareva, di conseguenza a casa ci stavo il minimo indispensabile.

Forse per ripicca, mio padre fece un gesto che è difficile da accettare.

Avevo una gatta in quel periodo, che poverina, aveva anche un difetto all’occhietto e non lo apriva tanto bene.

Un bel giorno, tornai a casa e vidi che la mia gatta era sparita.

Dopo averla chiamata un paio di volte, mio padre mi disse che l’aveva abbandonata chissà dove.

Non so nemmeno io come mi sentii, uscii di casa nuovamente senza nemmeno salutare.

Chi non ha mai avuto un animale domestico non può capire cosa si prova a ritrovarsi all’improvviso senza quel batuffolo di pelo che era diventato parte della tua vita in tutto e per tutto.

Abbiamo sempre avuto animali, sempre, e non riuscivo a capire come avesse potuto fare un gesto del genere.

Non so cosa voleva dimostrare, sta di fatto che da quel giorno passai in casa ancora meno tempo.

Andò a finire che mio padre mi diede un ultimatum, forse credeva che se non avessi avuto soldi con me, che mi guadagnavo onestamente come barista, non avrei avuto motivo di stare fuori casa così tanto, quindi mi disse: o gli davo i soldi a lui e lui me li avrebbe ridati un pò per volta durante la settimana o quando ne avrei avuto bisogna, o che dovevo andarmene di casa.

Scelsi la seconda opzione, ed andai a vivere con il mio compagno.

Ero sconvolta, e non riuscivo a pensare normalmente.

I rapporti con i miei genitori si interruppero un’altra volta.

Ma nonostante quello che era successo, i rapporti ripresero, anche se molto tiepidi.

Ogni tanto andavo a trovarli, ma questa situazione non durò molto, perché mio padre venne ricoverato d’urgenza all’ospedale per un malore.

Andai a casa ad occuparmi di mia madre, dato che anche mia sorella (si ho una sorella) era già sposata da un pò e viveva giustamente con suo marito.

Ebbi il tempo di sentire mio padre per telefono un’ultima volta perché il giorno dopo morì d’infarto.

Non sto qui a ragionare su come mi sentissi, credo che si possa capire, dico solo che ero in una profonda confusione.

Rimasi a casa con mia madre, ma solo per tre mesi, perchè purtroppo morì anche lei.

E’ brutto dirlo, ma sinceramente è stato un bene, ha smesso di soffrire e di vivere una vita senza senso.

Durante il funerale di mio padre, un sacco di testimoni di Geova vennero a compiangerlo, ma pochi si avvicinarono a me per qualche parola di conforto.

Chissà, magari non mi riconoscevano essendo passati alcuni anni da che non frequentavo più la sala.

Mi rimarrà però impressa sempre una frase che mi disse mio zio, ora le parole precise non le ricordo, ma praticamente mi fece capire che secondo lui, la colpa della morte di mio padre era mia.

No, non sto scherzando, si pensa che dalla bocca di un’ anziano di congregazione certe cose non escano, specialmente in un momento come quello, in fondo io avevo solo 24 anni, invece mi sentii profondamente infelice per le sue parole, e anche tempo dopo mi sono soffermata spesso su quelle parole, non posso credere che un figlio, per quanti dispiaceri possa darti, possa portarti alla morte.

Durante il funerale di mia madre invece la cosa fù diversa.

Diversa perché prima di morire mia madre accettò una trasfusione di sangue, cosa che purtroppo le servì a poco.

Al suo funerale non venne nessuno.

Non venne nemmeno mio zio, fratello di mio padre, quale anziano di congregazione non poteva andare al funerale di una disassociata.

A quel punto ero rimasta sola in una casa di proprietà, per non dover affrontare da sola tutte le spese, ospitai il mio ragazzo, e cominciammo a vivere insieme in quella casa.

Ma evidentemente non doveva andare così, perché non essendo figlia unica, anche mia sorella voleva la sua parte di eredità, cosa giusta.

Iniziò una sorta di battaglia legale tra me e lei, durante la quale, mi disse, molte sorelle sue amiche gli consigliavano di farmi sloggiare il prima possibile da quella casa, perché più il tempo passava più non ci sarebbe riuscita.

Non sto a raccontare tutto nei minimi dettagli, ma il fatto è che a parer mio, si è comportata molto male.

Ha approfittato della mia ingenuità, e nonostante già avesse una casa sua di proprietà, anche se piccola, fece valutare la casa e mi pagò la mia parte, facendomi firmare un foglio, comprovato da un notaio, e dovetti in poco tempo trovare un’altra casa in affitto e andarmene di li.

Io le credetti da prima, pensando che era mia sorella, non avrebbe potuto farmi qualcosa di male, e invece lo ha fatto.

Mi sono ritrovata a vivere in una casa piccolissima ed essendo che abbiamo avuto poco tempo per cercarla, non abbiamo avuto nemmeno la calma e la tranquillità di sceglierne una con un costo più abbordabile.

Adesso non provo rabbia contro mia sorella, anzi, se mi chiedesse un favore o avesse bisogno di me, mi fare in quattro per lei, è l’unica persona della mia famiglia che mi è rimasta, ma vado molto di rado a trovarla, quasi mai.

Non riesco a starci a mio agio insieme.

Con mio zio non mi sento mai.

Un pò di tempo fa scambiammo qualche parola su facebook, ma fu la prima e l’ultima volta, poi non commenta mai nemmeno un mio post o mi saluta mai chiedendomi se va tutto bene o no.

Ma non mi importa, io sto bene così come sto.

Fuori da quella religione ho conosciuto molte persone 10 volte migliori di loro.

Che hanno dei valori e li rispettano fino in fondo, perché sono i valori che gli sono stati insegnati, e non la disciplina di qualche credo o dottrina religiosa.

Ho le mie amicizie, tra le quali molti ex testimoni di Geova, e sono in pace con me stessa e con Dio, perché riscontro quotidianamente il suo aiuto e la sua mano nella mia vita.

Ora, un’ultima cosa che purtroppo ho constatato anche su facebook, ho conosciuto tantissimi ex fratelli che per un motivo o per l’altro sono usciti da quella religione, e buona parte di questi ex fratelli non crede più nemmeno in Dio.

Però non ho mai conosciuto un ex cattolico che non credesse più in Dio, al massimo ha cambiato religione.

Questa cosa dovrebbe farci ragionare.

 

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