IL NOME GEOVA È (STATO) USATO ANCHE DAI CATTOLICI. 6/5/2015

geova 1

IL NOME GEOVA

È (STATO) USATO

ANCHE DAI

CATTOLICI

I tdG amano mettere in mostra fotografie nelle quali compare il nome Geova esposto in chiese cattoliche.

Effettivamente il nome Geova venne esposto nei secoli passati.

Ora non più.

Perché?

Perché per un errore di lettura si credeva che Geova fosse il nome biblico di ‪Dio.

Poi, con successivi studi linguistici si è scoperto l’errore, e si è concluso che la probabile pronuncia biblica è Javè, e ci si è aggiornati.

I tdG (che pure riconoscono che la probabile pronuncia è Javè) non si sono aggiornati,e rimproverano ai cattolici di non usare il nome Geova nella loro ‪Bibbia.

Su ‪questo argomento riporto il capitolo «I nomi di ‪Dio» dal libro: Battista CADEI, Testimone di Geova mio fratello. Confronti biblici alla ricerca della volontà di Dio. Seconda edizione completamente rifatta, Edizioni Dehoniane Bologna, 2003, pagine 53-62:

* * *

I nomi di Dio

Lei sa come si chiama Dio?

Dio si chiama… Dio!

No. Quello è un nome comune. Un uomo non si chiama ‘uomo’, ma si chiamerà Giuseppe, Pietro… Così anche Dio deve avere un nome. Del resto quando recitiamo il Padre Nostro, diciamo: Sia santificato il tuo nome. Ma come possiamo santificarlo se non lo conosciamo? La Bibbia dice chiaramente che Dio ha un nome, ed è “Geova”.

Forse qualche lettore ha sentito un simile ragionamento da un testimone di Geova (tdG).

A questo punto qualche cattolico poco pratico di Bibbia resta disorientato, e si chiede per quale malvagia intenzione i preti tengono nascosto il vero nome di Dio, a differenza di coloro che si chiamano appunto “testimoni di Geova”.

Che cosa rispondere?

Non c’è di meglio che partire dalla Bibbia, distinguendo tra l’Antico Testamento, scritto per lo più in ebraico, e il Nuovo, scritto in greco.

Nel testo ebraico dell’Antico Testamento

Anzitutto facciamo notare che nel testo ebraico dell’Antico Testamento, Dio è presentato con diversi nomi.

Ecco i principali, affiancati da qualche esempio:

1) El, Elohà, Elohim:

questi tre nomi significano Dio, e molte volte sono usati come nome proprio dell’unico vero Dio. Esempi (traduzione CEI, ma lasciando i nomi divini in lingua originale):

In principio Elohim creò il cielo e la terra (Gen 1,1)

Qui eresse un altare e lo chiamò El Elohà d’Israele (Gen 33,20)

2) Adonai (=Signore):

– Nell’anno in cui morì il re Ozia, io vidi Adonai seduto su un trono alto ed elevato (Is 6,1).

3) Shaddai (=Onnipotente):

– Sono apparso ad Abramo, a Isacco, a Giacobbe come El Shaddai (Es 6,3).

4) Eliòn (=Altissimo):

– Tu che abiti al riparo di Eliòn e dimori all’ombra di Shaddai… (Sal 91,1).

5) Kannà (=Geloso):

– Tu non devi prostrarti a un altro El, perché Jhvh si chiama Kannà (Es 34,14).

6) YHWH o JHVH, da cui deriva anche il nome Geova (ne parliamo più avanti):

– Quando Jhvh Elohim fece la terra e il cielo… (Gen 2,4b).

Per ora concludiamo con la constatazione che la Bibbia chiama Dio con parecchi nomi (e sono veri nomi, non titoli: si veda Es 34,14 citato sopra).

Lo stesso termine Elohim (=Dio) è nome comune quando ha l’articolo, mentre è nome proprio quando ne è privo.

Quindi per impostare bene il problema è più giusto domandare quali sono i nomi di Dio.

La molteplicità di nomi indica che nessuno di essi è esauriente, poiché Dio è più grande di qualsiasi denominazione.

Il nome JHVH

JHVH (o YHWH) è il nome divino più usato nella Bibbia ebraica: vi ricorre più di 6800 volte, ma vi è distribuito in maniera molto disuguale.

Questo nome ha una storia particolare.

Già la sua pronuncia è un problema.

Notiamo che gli antichi Ebrei scrivevano solo le consonanti delle parole; come se invece di: “la finestra” scrivessero: “l fnstr”.

Il lettore, più che leggere, doveva intuire, in base alla pratica e al contesto, la vera pronuncia. Solo nel medioevo i rabbini inventarono un sistema di linee e punti da aggiungere alle consonanti per indicarne le rispettive vocali.

Nel caso della parola Jhvh (= il tetragramma, cioè le quattro lettere), gli Ebrei, per obbedienza scrupolosa al comandamento: Non pronunzierai invano il nome di Jhvh tuo Elohim (Es 20,7), a un certo punto della loro storia cessarono di pronunciare questo nome, che generalmente sostituivano (nella lettura, non nello scritto) con Adonai (=Signore). Perciò nella Bibbia scrivevano JHVH, ma aggiungevano le vocali a-o-a di aDoNaI.. Nel mondo cristiano per ignoranza si cominciò a pronunciare JHVH con le vocali di Adonai, e ne risultò JaHoVaH, che poi divenne Jehovah (per una regola interna della lingua ebraica). Da Jehovah, letto secondo la pronuncia inglese, è venuto Geova. Anche in alcune chiese cattoliche dei secoli passati si trova scritto il nome Geova. Col progresso degli studi linguistici, attualmente gli studiosi sono d’accordo su questi punti:

– La pronuncia Geova, usata nel passato, è frutto della applicazione erronea delle vocali a-o-a di Adonai (Signore) al nome biblico J-h-v-h;

– La pronuncia più probabile è Iavè (scritto Yahweh o Jahveh o anche in altri modi). Questo è riconosciuto anche dai tdG:

Alcuni studiosi hanno avanzato l’ipotesi che il nome di Dio si pronunciasse “Yahweh”, ma non possono essere sicuri.

La pronuncia “Geova” è usata da secoli ed è attestata nella letteratura italiana.1

Traduzione del nome JHVH nella Bibbia dei Settanta

Due o tre secoli prima di Cristo, gli Ebrei dispersi nel mondo ellenistico sentirono il bisogno di tradurre la Bibbia dall’ebraico in greco.

La traduzione più famosa fu detta dei LXX (=Settanta).

Questi traduttori, tutte le volte che trovarono il nome Jhvh (che nella lettura pronunciavano Adonai=Signore), lo tradussero con l’equivalente greco Kyrios (=Signore).

In qualche rarissimo manoscritto non c’è Kyrios, ma semplicemente la trascrizione delle quattro lettere Jhvh (con l’alfabeto ebraico, che è diverso da quello greco).

Ripeto: solo qualche rarissimo manoscritto dell’Antico Testamento greco ha il tetragramma.

I tdG fanno credere diversamente:

I seguaci di Gesù conoscevano e usavano già il nome di Dio.

Lo vedevano scritto e lo leggevano nei rotoli della Bibbia ebraica conservati nelle loro sinagoghe. Lo vedevano e lo leggevano anche nella Settanta…2

Queste poche righe contengono due inesattezze.

In realtà:

1) Nei testi ebraici i giudei del tempo di Gesù vedevano il tetragramma, ma non lo leggevano;

  1. I manoscritti greci che conservano il tetragramma ebraico sono l’eccezione, non la regola.

    Se i tdG pensano diversamente, dicano quali sono e dove sono questi manoscritti: ce li facciano vedere!

Sua traduzione nel Nuovo Testamento

Tutto il NT è stato scritto in greco. (Per la verità antichi scrittori dichiarano che Matteo scrisse il suo Vangelo originariamente in ebraico o forse aramaico, ma di questo non resta neppure un frammento. Se vogliamo basarci sui fatti e non su fantasie o idee preconcette, dobbiamo riconoscere che la forma più antica del Vangelo secondo Matteo che noi conosciamo è in greco, e dobbiamo partire da esso).

Il NT cita in greco molti passi dell’AT, e quando in ebraico trova Jhvh, esso lo traduce Kyrios (=Signore), oppure Theòs (=Dio).

Esempi (le citazioni sono secondo la Bibbia cattolica CEI, ma lasciando nella lingua originale i nomi divini):

EBRAICO (AT)

Nel deserto preparate la via a Jhvh (Is 40,3).

L’uomo non vive soltanto di pane, ma che l’uomo vive di quanto esce dalla bocca di Jhvh (Dt 8,3).

Non tenterete Jhvh vostro Elohim (Dt 6,16).

Lo spirito di Adonai Jhvh è su di me (Is 61,1).

Oracolo di Jhvh al mio Adonai (Sal 110,1).

Chiunque invocherà il nome di Jhvh sarà salvato (Gioele 3,5).

GRECO (NT)

Preparate la via di Kyrios (Mt 3,3).

Non di solo pane vivrà l’uomo, ma di ogni parola che esce dalla bocca di Theòs (Mt 4,4).

Non tentare Kyrios, il tuo Theòs (Mt 4,7).

Lo spirito di Kyrios è sopra di me (Lc 4,18).

Disse Kyrios al mio Kyrios (Mc 12,36)

Chiunque invocherà il nome di Kyrios sarà salvato (Rm 10,13).

Concludiamo dicendo che il Nuovo Testamento non usa mai la parola Jhvh, neppure quando cita passi dell’Antico Testamento che contenevano il tetragramma.

I tdG invece introducono il nome Geova nel NT ben 237 volte.

Com’è stato tradotto in latino e nelle lingue moderne

La più famosa traduzione latina della Bibbia, nota col nome di Vulgata, si adegua alla traduzione dei Settanta, e rende Jhvh con Dominus (=Signore).

Sulla base di questa, la stragrande maggioranza delle traduzioni moderne usa Signore per tradurre Jhvh. Il procedimento è stato il seguente: Ebraico: Jhvh, che però veniva letto Adonai (=Signore); da questo sono derivate le altre traduzioni che significano sempre Signore; Greco: Kyrios; Latino: Dominus; Italiano: Signore; Francese: Seigneur; Spagnolo: Señor; Inglese: Lord; Tedesco: Herr…

Nelle lingue moderne ci sono anche altre traduzioni: per esempio, la versione protestante del Luzzi traduce Jhvh con l’Eterno.

Non mancano traduzioni che usano Geova (nelle epoche passate) e Jahveh (in base ai più recenti studi linguistici).

Credo che nessuna persona capace di leggere l’ebraico, il greco e il latino, può contestare le constatazioni sin qui fatte.

Riassumiamo e completiamo:

– Nel testo originale ebraico dell’Antico Testamento Dio è chiamato con parecchi nomi, di cui il più frequente è Jhvh (le cui vocali sono incerte);

– Nel testo originale greco del Nuovo Testamento il nome Jhvh non ricorre mai per intero; quando il NT cita dei passi dell’Antico, il nome ebraico Jhvh diventa in greco Kyrios (=Signore) o Theòs (=Dio);

I cattolici generalmente traducono Jhvh con Signore, così come hanno fatto gli autori del NT.

Essi non hanno nessuna difficoltà a usare il nome Jahveh, sia in alcune traduzioni bibliche, sia nei libri di spiritualità. Ma a differenza dai tdG, non ritengono obbligatorio usare questo nome, visto che non è mai usato nel Nuovo Testamento (che rappresenta il culmine della rivelazione), e visto che Matteo, Marco, Luca, Paolo, ecc. traducono Kyrios (=Signore) quando nell’AT trovano Jhvh: ci sentiamo decisamente in buona compagnia!

Il nome JHVH nella dottrina dei testimoni di Geova

Un’osservazione preliminare, rivolta ai cattolici:

Anche se non possiamo condividere il punto di vista dei tdG riguardo al nome di Dio, abbiamo il dovere di rispettare profondamente le loro idee e il loro sentimento religioso. Dobbiamo pertanto evitare qualsiasi ironia o scherzosa storpiatura di tale nome, che per loro è legittimo e santissimo.

Tale rispetto deve stare alla base dei nostri rapporti.

Il modo col quale certi tdG trattano quella che essi chiamano “falsa cristianità”, non ci autorizza a rendergli la pariglia.

Il Signore vede.

Inoltre, teniamo presente che essi non gradiscono i termini “geovismo” e “geovista”.

Per la verità, in genere non vengono usati con intenzione spregiativa; anzi, il termine “geovismo”, analogo a “cattolicesimo”, “induismo”, “islamismo”… è talora impiegato per sottolineare che non si vuol combattere la persona dei “tdG”, ma esprimere il proprio dissenso sulla “dottrina”.

Ma vediamo il punto di vista dei tdG sul nome di Dio.

Per la verità all’inizio essi usavano Bibbie protestanti, e si adeguavano alle loro traduzioni. Per es. la Bibbia detta del Re Giacomo traduce Jhvh con Lord (=Signore).

Essi (che allora si chiamavano Studenti Biblici) usavano di rado il nome Geova.

Fin verso il 1930, quando dissero che è obbligatorio usare questo nome, per distinguere il vero Dio dalle altre divinità, e:

per differenziarsi da tutti i professanti cristiani della religiosa cristianità.3

Essi dicono che Dio non ascolta la preghiera di chi non lo chiama per nome: sarebbe come una lettera con un indirizzo insufficiente.

Sottolineano che la Bibbia dà molta importanza al nome di Dio.

Sostengono che coloro che non usano il nome Geova non possono

essere identificati con quelli che Dio trae perché siano “un popolo per il suo nome” (Atti 15,14).4

Fanno anche notare che Gesù ha insegnato a pregare: Sia santificato il tuo nome; e, rivolto al Padre, ha dichiarato: Ho fatto conoscere loro il tuo nome” (Gv 17,26).

Quanto al fatto che il nome Jhvh non si trova nel Nuovo Testamento, essi riconoscono che:

nessun antico manoscritto oggi in nostro possesso dei libri da Matteo a Rivelazione [=Apocalisse] contiene il nome di Dio per esteso.5

Se domandiamo ai tdG: “Se il nome Geova è fondamentale, come mai nel Vangelo, che rappresenta il punto culminante della rivelazione, questa parola non compare mai?”, essi rispondono che gli evangelisti scrissero Geova, ma i copisti l’hanno eliminato.

Una prova, secondo loro, è la notizia secondo cui il Vangelo di Matteo fu originariamente scritto in ebraico:

Dato che Matteo scrisse in ebraico, è inconcepibile che non abbia usato il nome di Dio, specialmente per citare i brani dell’Antico Testamento che lo contenevano6.

Breve ricerca biblica sulla parola NOME

Per gli Ebrei, il NOME (in ebraico SHEM,7 in greco ÒNOMA) indicava soprattutto l’essenza, la realtà, o l’importanza di una persona.

Dio talora dà un nome nuovo, per indicare un cambiamento profondo: Abram diventa Abraham (Gen 17,5); Giacobbe diventa Israele (Gen 32,29). Cf. Is 1,26.

Gesù cambia il nome di Simone in quello di Pietro=Roccia (Mt 16,18; Mc 3,16).

Nel linguaggio biblico, riconoscere il nome di Dio significa riconoscere la grandezza, la santità, la signoria di Dio.

Sia santificato il tuo nome (Mt 6,9) significa: sii tu riconosciuto santo.

Un ragionamento simile si può fare anche riguardo alle parole di Gesù: Ho fatto conoscere loro il tuo nome (Gv 17,26).

Proviamo a riflettere: questa frase non può significare che Gesù ha fatto conoscere che Dio si chiama Geova perché gli Ebrei sulla Bibbia già vedevano il nome Jhvh: non si può rivelare una cosa già conosciuta.

D’altronde non si può neanche dire che Gesù intendeva ribadire questo nome agli Ebrei che non volevano pronunciarlo, poiché nel Vangelo questo nome non è mai pronunciato: bella maniera di farlo conoscere!

Qual è allora il significato di: Ho fatto conoscere loro il tuo nome?

Significa che Gesù ha fatto conoscere la realtà profonda di Dio: il suo amore, come risulta dal contesto: E io ho fatto conoscere loro il tuo nome, e lo farò conoscere, perché l’amore con il quale mi hai amato sia in essi e io in loro (Gv 17,26).

La frase perciò non significa: “Ho fatto sapere che ti chiami Geova”, ma: “Ho rivelato che tu sei il Padre che hai tanto amato il mondo da mandare il tuo unico Figlio” (cf. Gv 3,16).

Risposta al punto di vista dei testimoni di Geova

Anzitutto, l’affermazione secondo la quale bisogna distinguere Dio con un nome proprio, così come si fa tra le persone, è un ragionamento umano e non biblico.

Dio conosce i nostri pensieri ancor prima che li esprimiamo: La mia parola non è ancora sulla lingua e tu, Signore, già la conosci tutta (Sal 139,3-4).

Citiamo a questo riguardo un solo esempio biblico: in Lc 18,13-14 il pubblicano si rivolge al Signore chiamandolo semplicemente Dio, eppure viene esaudito: «…si batteva il petto dicendo: “O Dio, abbi pietà di me peccatore”. Io vi dico: questi tornò a casa sua giustificato…».

È vero che la Bibbia sottolinea l’importanza del nome di Dio, ma non sempre intende il nome Jhvh. Esempi:

Elohim, tu sei il mio El… nel tuo nome alzerò le palme delle mie mani (Sal 63,1.4);

Perché Jhvh si chiama Kannà (Es 34,14);

D’ora in poi Giacobbe non dovrà più arrossire, il suo viso non impallidirà più, poiché vedendo il lavoro delle mie mani in mezzo a loro, santificheranno il mio nome, santificheranno il Santo di Giacobbe e temeranno Elohim di Israele (Is 29,22-23).

Si noti che Gesù, quando insegna a pregare, non dice: Geova nostro, ma: Padre nostro! (Mt 6,9).

I tdG ammettono che in nessun manoscritto del NT compare il nome Jhvh per intero, ma sostengono che gli evangelisti devono avere scritto questo nome, poi eliminato dai copisti, quando la cristianità cadde nell’apostasia, dopo la morte dell’ultimo apostolo.8

Riguardo ai copisti della Bibbia i tdG sostengono due cose contraddittorie: da un lato sostengono che la Bibbia si è conservata integra, per intervento divino, nonostante tutti gli ostacoli;9 dall’altro dicono che su questo punto, per loro importantissimo, la Bibbia è stata manomessa, togliendo il nome Geova.

Quale delle due affermazioni è vera?

Non esiste nessun documento né indizio che faccia pensare che nel greco del Nuovo Testamento ci fosse il nome Jhvh: dei manoscritti che rimangono (e sono moltissimi), questo nome non ricorre nemmeno una volta.

Quanto all’affermazione che Matteo dovrebbe avere scritto Jhvh nella stesura ebraica del suo Vangelo, ripetiamo che è un testo di cui non resta neppure una parola: bel modo di dare una dimostrazione: citare un documento che non esiste!

In Ap 19,1 abbiamo Alleluja, che deriva da due parole ebraiche: allelu+Ja=lodate+Ja (abbreviazione di Jahveh), ma è diventato una parola unica, tanto è vero che l’autore, anziché tradurlo, lo trascrive semplicemente.

È un po’ come in italiano “addio”, che per sé significa: «(ti raccomando) a Dio», ma è pronunciata come un’unica esclamazione, anche da chi non pensa a Dio.

Concludiamo dicendo che non ci sono basi bibliche per sostenere l’obbligo di usare il nome Geova o Jahveh.

La traduzione libera (Jhvh=Kyrios=Signore) che ne fanno gli autori del Nuovo Testamento ci autorizza a fare altrettanto.

Ignorato il ruolo del “nome di Gesù”

A più riprese abbiamo notato che i tdG non vedono il salto di qualità dall’Antico al Nuovo Testamento.

Anche nella questione del nome riscontriamo la stessa cosa: il NT dà importanza al nome (nel senso che abbiamo spiegato) di Gesù, ed essi quasi non ne parlano.

Sua importanza nel Nuovo Testamento

Fil 2,9-11: Per questo Dio l’ha esaltato e gli ha dato il nome che è al di sopra di ogni altro nome; perché nel nome di Gesù ogni ginocchio si pieghi nel cieli, sulla terra e sotto terra; e ogni lingua proclami che Gesù Cristo è il Signore, a gloria di Dio Padre;

At 4,12: In nessun altro c’è salvezza; non vi è infatti alcun altro nome dato agli uomini sotto il cielo nel quale è stabilito che possiamo essere salvati.

Si potrebbero citare molti altri passi neotestamentari riguardanti il nome del Signore Gesù in riferimento al perdono dei peccati (At 10,43; 1 Gv 2,12); ai miracoli (Mc 9,38; At,3,6); alla salvezza (Gv 1,12; 2,23; 3,13).

Alcune traduzioni erronee dei testimoni di Geova

I tdG accusano i cattolici di aver tradotto male la Bibbia, perché hanno messo Signore là dove l’ebraico ha Jhvh. Abbiamo mostrato che siamo autorizzati a farlo.

Viceversa riteniamo che sono i tdG a fare traduzioni infedeli, introducendo abusivamente il nome Geova nel NT, il cui testo originale non lo usa mai.

Essi infatti ve lo mettono ben 237 volte, e non solo nelle citazioni dell’AT.

Alcune volte l’introduzione di tale nome è arbitraria, ma accettabile.

Altre volte invece questo cambia il senso originale della frase.

Ad esempio Rm 10,13:

CEI

Infatti: Chiunque invocherà il nome del Signore sarà salvato.

TNM

Poiché chiunque invoca il nome di Geova sarà salvato.

Questa frase è una citazione di Gl 3,5, con la differenza che là si riferiva a Jhvh, mentre in Rm 10,13 è applicata a Cristo.

Si veda tutto il contesto a partire da Rm 10,4: i testi dell’AT sono applicati a Gesù Salvatore.

I tdG, mettendo Geova anziché Signore, vogliono sminuire il ruolo di Gesù.

In ogni caso è una traduzione inesatta, poiché Paolo ha scritto Kyrios=Signore, e non Jhvh=Geova.

Lo stesso errore lo troviamo in At 2,21. D’altronde il NT più volte definisce i cristiani coloro che invocano il nome del Signore Gesù: cf. At 9,14.21; 22,16; 1 Cor 1,2; 2 Tim 2,22.

1La conoscenza, 24.

2I tdG proclamatori, 20.

3Il millenario Regno di Dio si è avvicinato, Wiesbaden, 1975, 240.

4Il Nome Divino che durerà per sempre, Roma, 1987, 30.

5Ivi, 23.

6 Ivi, 24.

7 P. MIQUEL, A. EGRON, P. PICARD, Le mots-clés de la Bible, Beauchesne, Paris, 1996, 255-256.

8 Il Nome Divino che durerà per sempre, 16-17.

9Potete vivere, 52-53.

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Il nome Geova si trova ancora in quei monumenti perchè testimoniano l’ errore della chiesa di quel periodo, ma sono documenti che ci permettono di ricostruire la storia.

La chiesa odierna ha corretto l’errore aggiornandosi sulla base di studi linguistici che lo hanno permesso.

I testimoni di Geova (che pur riconoscono che la probabile pronuncia è Javè) non si sono mai aggiornati, e continuano a commettere lo stesso errore di sempre.

In ogni circostanza puntano il dito sulle immagini di quelle chiese con il nome Geova.

Portano nelle loro borse le foto che esibiscono ai loro studenti per sostenere che loro sono i soli detentori dell’unica “verità”….basata sull’imbroglio.

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