PUO’ UN PORTALETTERE, TESTIMONE DI GEOVA RECAPITARE LA POSTA A UNA CHIESA? 31/5/2015

postino

PUO’ UN PORTALETTERE

TESTIMONE DI GEOVA

RECAPITARE LA POSTA

A UNA CHIESA?

Al portalettere testimone di Geova potrebbe essere necessario apportare alcune modifiche.

”Quando dobbiamo prendere una decisione su ‘una questione di coscienza’, abbiamo quindi bisogno di riflettere (1) su ciò che dice in merito la Parola di Dio e (2) su come la nostra decisione può influire su altri o coinvolgerli. … Il servizio di un portalettere consiste nel consegnare la posta ad abitazioni e ditte. Sarebbe condannabile il cristiano se fra i luoghi in cui consegna la posta vi fossero alcune case di ladri o una ditta che vende idoli?”. (La Torre di Guardia, 1/1/83, pp. 25,26)

”E che dire di svolgere un servizio che non violano le norme bibliche come consegnare la posta in tutto un quartiere, compresi quei luoghi in cui si promuovono pratiche sbagliate? In questi casi non entrerebbe in gioco il principio esposto in Matteo 5:45? Inoltre, non bisogna trascurare l’effetto che potrebbe avere sulla nostra coscienza il fatto di svolgere questo lavoro giorno dopo giorno. (Ebrei 13:18) Per portare il nostro carico di responsabilità quando si tratta di prendere decisioni in maniera matura nel campo del lavoro dobbiamo affinare le nostre facoltà di percezione ed educare la facoltà della coscienza di cui Dio ci ha dotato”. (La Torre di Guardia, 15/3/06, p. 24)

E’ interessante notare che il titolo dell’articolo è: “Ciascuno porterà il proprio carico”.

Già mi immagino la crisi di coscienza di questo povero portalettere che magari ha famiglia, moglie e figli da mantenere un mutuo di casa e la difficoltà di trovare lavoro. Vorrei ricordare che i sapientoni del CORPO DIRETTIVO PIÙ VOLTE HANNO SENTENZIATO che uno che non provvede alla famiglia è un essere spregevole, ma poi se questo portalettere preso da una crisi di coscienza desse le dimissioni, il Corpo Direttivo lo aiuterebbe economicamente se no che amore cristiano hanno.

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*** Torre di Guardia 1999 15/4 pp. 28-30 Domande dai lettori ***

Ad alcuni testimoni di Geova è stato offerto un lavoro che ha a che fare con edifici di culto o proprietà religiose. Qual è il punto di vista scritturale su tale lavoro?

Questi fattori furono trattati brevemente nella Torre di Guardia del 1° gennaio 1983, in un articolo che spiegava come trarre beneficio dalla coscienza che Dio ci ha dato. In un riquadro venivano indicate due domande basilari e poi altri aspetti utili da valutare.

Il lavoro in questione è di per sé condannato dalla Bibbia?….l’uso errato del sangue e l’idolatria. Il cristiano eviterà un lavoro secolare che promuova direttamente attività che Dio disapprova, come quelle appena menzionate.

Svolgere quel lavoro renderebbe la persona complice di una pratica condannata?

Per esempio, da queste due domande si può comprendere perché un vero adoratore non lavorerebbe alle dirette dipendenze di un’organizzazione religiosa falsa, per una chiesa e in una chiesa. In Rivelazione 18:4 Dio comanda: “Uscite da essa, o popolo mio, se non volete partecipare con lei ai suoi peccati”. Chi lavora regolarmente per una religione che insegna la falsa adorazione partecipa alle opere e ai peccati di Babilonia la Grande. Che faccia il giardiniere, il custode, il contabile o lavori di manutenzione, il suo lavoro contribuisce a promuovere una forma di adorazione in contrasto con la vera religione. Per di più, chi vedesse quel dipendente lavorare per abbellire la chiesa, mantenerla in buono stato o svolgere mansioni che ne promuovono le finalità lo collegherebbe ragionevolmente con quella religione.

Che dire però di chi non lavora in pianta stabile alle dipendenze di una chiesa o di un’organizzazione religiosa? Magari viene chiamato solo per fare una riparazione di emergenza a una tubatura dell’acqua nell’interrato della chiesa. Non sarebbe diverso dal prendere un lavoro in appalto, ad esempio stipulando un contratto per rivestire o isolare il tetto della chiesa?

Il lavoro consiste semplicemente in un servizio umano non errato dal punto di vista biblico? Prendete il caso di un postino. ….Un portalettere cristiano potrebbe concludere che egli sta rendendo quotidianamente un servizio umano a tutti indistintamente. La stessa cosa potrebbe pensare il cristiano che interviene in un’emergenza, come un idraulico chiamato a risolvere il problema di un allagamento in una chiesa o l’addetto a un’ambulanza chiamato a soccorrere una persona che si è sentita male durante una funzione religiosa. Potrebbe considerare il suo intervento un servizio umanitario, svolto casualmente in quel luogo.

Fino a che punto la persona ha autorità su quanto viene fatto?…. Dall’altro lato, un cristiano che lavora come dipendente in un grande magazzino può essere incaricato di lavorare alla cassa, di pulire i pavimenti o di tenere la contabilità.

Qual è l’effetto derivante dal compiere quel lavoro? Turberà la propria coscienza o farà inciampare altri? Bisogna tener conto della coscienza, sia propria che altrui. Anche se un certo lavoro (compresi il luogo in cui si svolge e da chi si è pagati) sembra accettabile alla maggioranza dei cristiani, un altro può pensare che turberebbe la sua coscienza.

Torniamo ora alla domanda iniziale circa il lavorare in un edificio ecclesiastico, ad esempio per montare finestre, pulire i tappeti o fare la manutenzione alla caldaia. Come potrebbero entrare in gioco i fattori indicati sopra?

Ricordate l’aspetto dell’autorità. Il cristiano è forse il proprietario o il responsabile della ditta, con la facoltà di decidere se fare o no quel lavoro nella chiesa? Il cristiano che ha tale autorità vorrebbe forse divenire partecipe delle attività di Babilonia la Grande prendendo in appalto o stipulando un contratto per un lavoro che aiuta una religione a promuovere la falsa adorazione? Non sarebbe come decidere di vendere sigarette o immagini religiose nel negozio di cui si è proprietari? — 2 Corinti 6:14-16.

Se il cristiano è un dipendente che non ha voce in capitolo nei lavori che la ditta decide di fare, si devono considerare altri fattori, come il luogo in cui si svolge il lavoro e la misura in cui si è coinvolti. Il dipendente deve semplicemente consegnare o installare nuove sedie in una certa occasione o rendere un servizio umano, come nel caso di un vigile del fuoco che va a spegnere un incendio in una chiesa prima che si propaghi? Molti la considererebbero una situazione diversa da quella del dipendente di una ditta che esegue un lungo lavoro di verniciatura in una chiesa o che fa regolarmente lavori di giardinaggio per abbellirla. Questo contatto regolare o prolungato renderebbe più probabile che molti associno quel cristiano con una religione che egli dice di non approvare, e potrebbe farli inciampare. — Matteo 13:41; 18:6, 7.

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