Il mondo oscuro dei Testimoni di Geova, «setta che plagia le coscienze»

Il mondo oscuro dei Testimoni di Geova, «setta che plagia le coscienze»

BARI –Inconfondibili: sempre in coppia, ben vestiti, educati e sorridenti, borsa in una mano e nell’altra due riviste, “Svegliatevi” e “Torre di Guardia”. Chi non si è imbattuto almeno una volta nei Testimoni di Geova? Ci siamo quasi abituati ad incontrarli, non ci poniamo più tante domande. Li liquidiamo con un “grazie non mi interessa” e la nostra vita prosegue come prima. Li consideriamo come entusiasti (e a volte un po’ invadenti)  annunciatori di una diversa fede cristiana e niente più. Eppure non è così.
Emanuele Nacci, avvocato e professore di diritto pubblico è il presidente del gruppo “Shalom” di Bari, che si occupa di mutuo aiuto per sostenere psicologicamente e culturalmente i fuoriusciti da sette e movimenti religiosi “alternativi”. In 25 anni di attività ha incontrato e aiutato tante persone, la maggior parte delle quali proprio  ex testimoni di geova. Dei Testimoni dice senza mezzi termini: «Sono una vera setta che plagia le coscienze di molte persone e ne condiziona la vita, fino al punto di sfasciare famiglie e creare dipendenza psicologica».
Chi entra a farne parte deve rinunciare al proprio senso critico su qualsiasi aspetto della vita, non solo in campo di fede e di morale. Le persone che si possono frequentare, i libri e le riviste da leggere, il modo di vestirsi (avete mai visto un testimone in jeans e maglietta o con una gonna che non fosse sotto il ginocchio?), pratiche mediche (non è ammessa la trasfusione di sangue), attività socio-politica. Per loro c’è anche il divieto di votare.
Ogni testimone è poi tenuto a diffondere l’insegnamento del movimento porta a porta: nessuno può sottrarsi a questo dovere. Il tempo dedicato viene accuratamente registrato e verificato dai sorveglianti. L’attività è regolamentata dal “comitato direttivo”, come loro chiamano la suprema autorità che controlla da Brooklyn la società “Torre di Guardia”.
Nella provincia di Bari i testimoni di Geova sono ben radicati. Circa 20 comunità, con relative “Sale del Regno” (luogo dei raduni settimanali), per un totale di circa 2.000 fedeli.   Nacci, conosce bene la realtà: lui è un ex testimone di Geova. Ora aiuta i fuoriusciti dal movimento religioso a rifarsi una vita. «Ho sperimentato sulla mia pelle cosa vuol dire l’ostracismo praticato senza pietà nei confronti di chi si dissocia dalle loro dottrine», dichiara e poi ammette disperato: «Mia figlia fa parte ancora dei testimoni e con lei non possiamo avere frequentazione».   Quando qualcuno mostra dubbi e intende abbandonare l’organizzazione viene sottoposto al “comitato di giustizia”, un vero tribunale interno che cerca di convincere il testimone a tornare sulle proprie decisioni con pressioni psicologiche. Il fedele “dissociato” viene considerato da tutti un rinnegato: gli viene tolto persino il saluto, creando attorno a lui un insopportabile deserto relazionale.  
I Testimoni di Geova non riconoscono l’autorità della Legge italiana. Eppure Nacci ci mostra il decreto di riconoscimento di personalità giuridica ottenuto dalla congregazione nel 1986 (Dpr 783/86). Tale documento, ci spiega Nacci, è stato il primo passo verso l’obiettivo che i testimoni perseguono dal 1977, ovvero stipulare l’Intesa con lo Stato italiano, secondo l’articolo 8 della Costituzione, usufruendo così dei privilegi goduti dalle altre religioni riconosciute.
Nel 2000 ci sono andati molto vicini. Un testo d’Intesa, sostenuto da Massimo D’Alema fu presentato dal Governo. Ma trovò dura resistenza da parte di molti ministri e dalla protesta di cittadini e associazioni. Una petizione popolare arrivò al Senato. Nacci fu tra i promotori e ricorda: «Raccogliemmo 30mila firme». Molti dubbi di costituzionalità sorsero sul testo del riconoscimento giuridico e l’Intesa fu bloccata. Un nuovo testo fu presentato successivamente dal Governo Berlusconi il 13 maggio 2010 e per gli stessi motivi rimase fermo in Senato. In questi ultimi mesi la commissione ha apportato alcuni emendamenti e il testo è tornato alla Camera.
Ma perché i Testimoni di Geova hanno così interesse a fare un accordo con lo Stato Italiano, da loro considerato, è bene ricordarlo, come una “promanazione di Satana che si oppone al governo teocratico instaurato da Geova”? Semplice: per accedere all’8 per mille del gettito Irpef.  Considerando che i Testimoni (stando alle statistiche pubblicate da Torre di Guardia) in Italia sono oltre 400mila, il movimento spera così di raccogliere almeno 8 milioni di euro all’anno. Soldi che non puzzerebbero certo di zolfo.

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