Esperienza di Pasquale Mauro, in provincia di Torino

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ImmaginepCiao, ti mando qui sotto il testo da pubblicare.

Buongiorno a tutti.

Mi chiamo Pasquale Mauro, abito in provincia di Torino e ho 40 anni circa.

Mi sono battezzato il 22 luglio del 1989 alla sala dei congressi di Leinì (To).

Il motivo non lo so. Imposizione? Perché lo facevano gli amici, perché la famiglia era parte di quell’ambito? Ero un coglione!

Non sono mai stato molto convinto e non sono riusciti ad impormi il loro stile di vita e di pensiero fino in fondo.

Mi sono reso conto molto tempo dopo che si trattava di un subdolo “lavaggio del cervello” perpetrato in modo continuo e soft, uno stillicidio continuo che mira a cambiare profondamente l’adepto.

Non è questo il contesto giusto per ribadire quanto un adolescente tg subisce a scuola, in termini di “razzismo” piuttosto che di esclusione dalle dinamiche di gruppo con coetanei del paese.

Il 18 marzo di 7 anni fa mi diagnosticarono il Parkinson.

Nascosi a tutti la mia malattia.

L’avvenimento che mi ha segnato in modo indelebile è stato quando un giovedì sera, dopo aver fatto il mio discorso, alla scuola di addestramento teocratico, rendendomi conto che non riuscivo a tenere sotto controllo la mia patologia, mi sono cancellato dal programma della scuola.

Questo mio comportamento ha generato nel corpo degli anziani fastidio e astio, accusandomi di non aver a cuore le questioni spirituali.

Questo è stato l’inizio del “razzismo” dall’interno.

Ho subito razzismo dai miei stessi fratelli.

Un’altra situazione che ha contribuito a diminuire la fiducia nell’organizzazione e a mettere in discussione il mio credo e la mia vita spirituale è stata la nascita di mio figlio.

E’ nato molto prematuro, ed anche la madre ha rischiato la vita.

Ho scelto di farli vivere.

Ho accettato di buon grado di far trasfondere la mamma ed ho autorizzato le trasfusioni per il bambino in caso di necessità.

Non volevo perderli.

Questa scelta mi ha aizzato contro le persone dell’organizzazione a conoscenza del fatto.

Di nascosto hanno inviato in ospedale nel reparto dove era ricoverata la madre di mio figlio, un tg del comitato sanitario a verificare la cartella clinica, senza mia autorizzazione, ma con autorizzazione di altri familiari.

Dopo questo fatto ho subito angherie da persone a me vicine, dai tg, sono stato “schedato” e nessuna comprensione è stata accordata.

La stessa sistematicità applicata per istruire le persone al loro credo, è stata applicata con freddezza per escludermi.

Ad Ottobre 2013 ho deciso di inviare una lettera al corpo degli anziani e per conoscenza alla Betel, chiedendo di essere cancellato come socio aderente. 

Ostruzionismo e discorsi a senso unico sono stati il solo riscontro che ho avuto, sia con gli anziani che con l’ufficio legale della Betel di Roma.

Nel mese di gennaio 2014 durante una delle loro adunanze hanno fatto l’annuncio che non sono più tg.

Avrei voluto esserne informato.

L’ho saputo da altri.

Continuo sulla mia strada.

Ora non subisco più imposizioni.

Questa non è una religione.

La spiritualità è anche libertà di espressione e di preghiera.

Un’ultima cosa.

Sapete come vede i tg chi è dall’esterno?

Gli altri come vedono i tg?

Ho parlato con tante persone… gli altri, quelli del mondo.  

Generalmente un tg si approccia agli altri, in modo umile a testa bassa, poi quando inizia a parlare non lascia spazio al confronto. 

Il confronto è l’unica cosa che fa crescere.

E’ denigrante venire considerati ottusi.  

Gli altri ci considerano persone di seconda categoria, inferiori.

So per certo che molti tg ancora attivi leggeranno queste parole e spero possa essere di stimolo per promuovere attenzione e curiosità.

L’auspicio sarebbe un rinnovamento.

Conoscerete la verità e la verità vi renderà liberi.

A presto Pasquale