ho avuto modo di parlarti una sola volta, e molto brevemente, a Milano, per la famosa manifestazione contro l’ostracismo dei tdG. Intanto voglio complimentarmi per la tua opera di informazione, e per il coraggio di subire ogni tipo di minaccia ed invettiva.
Grazie per quello che fai, a nome degli ex appartenenti e di coloro che possono, attraverso una campagna di informazione così importante, pensare a molti elementi che dovrebbero spaventare delle persone sensibili.
Ed è proprio di sensibilità che vorrei parlare con questa mia lettera.
Quella sensibilità che è il contrario del giudizio: è proprio quest’ultimo che viene continuamente utilizzato da ogni tipo di setta o religione che stabilisce la salvezza per i suoi aderenti e l’automatica distruzione per coloro che non ne fanno parte.
Quello che più mi addolora, come nato nella setta, è l’indelicata imposizione che i genitori attuano sui propri figli, rei di essere nati in una famiglia così, e di non averlo scelto.
Non posso fare a meno, a 32 anni, di rimpiangere una vita “normale”, un potersi rapportare in modo naturale, senza essere tacciato di “stranezza”, asocialità e spesso antisocialità (i rifiuti geovisti sono moltissimi, e spesso sfociano in una vera e propria lotta contro qualsiasi manifestazione del vivere umano).
Trovo orribile non aver potuto avere un’infanzia “spensierata”, che non è dono che abbiano tutti, anche non tdG, ma che spesso si verifica in famiglie dove non c’è una sorta di “uomo nero” che punisca qualsiasi desiderio di conoscenza, di apertura al mondo e di comprensione per il prossimo.
Non si può non rimanere segnati da queste continue sentenze senza processo che si sentono fin dalla tenera età; non si può non diventare adulti che tollerano poco gli altri, perché se è vero che il senso di giustizia può essere una cosa positiva, per certi versi, la tolleranza e l’amore sono il suo contrario.
E proprio d’amore molti tdG mancano.
Prendo l’esempio dei miei genitori: qualsiasi accusa si possa fare nei loro confronti, viene rispedita al mittente, come una “delirante accusa”, o il frutto dei “vizi che mi hanno dato” (vestivo con abiti usati e non mi hanno mantenuto nemmeno per gli studi di liceo); perché quando tutti i giorni si ha un gruppo dietro che ti sostiene nel tuo ostracismo verso i figli, allora come puoi sentirti fuori posto?
E qui mi viene in mente una frase del grande Fabrizio De André: l’uomo da solo non mi ha fatto mai paura, ma l’uomo organizzato sì.
I testimoni di Geova sono bravi a sorridere, sono bravi a cogliere nella disperazione della gente, ti tirano dentro con il sorriso e ti abbandonano con l’odio. Sono una setta, una loggia massonica di rara distruttività.
Ho capito che nella Vita, per il mio modo di vedere, la cosa più bella sia il METTERSI IN DISCUSSIONE.
Le persone intelligenti mutano d’avviso, ragionano non attraverso i limiti imposti da chicchessia, non si allineano a quello che dice uno o l’altro: ricercano, analizzano, ascoltano tanti pareri, valutano con la loro testa, e secondo la loro personalità.
Voglio però precisare una cosa: come in tutti i gruppi o le religioni, al loro interno c’è di tutto: c’è chi non è particolarmente fanatico (magari è una minoranza, ma ci sono) e sta nel gruppo perché non ha voglia di ricominciare da capo.
Ci sono tanti ragazzi che fingono moltissimo, e che non saprebbero come mantenersi diversamente, dati i momenti difficili a livello economico.
Ci sono quelli che fingono volentieri, e senza scrupoli; non appena ero uscito, ebbi modo di incontrare un ragazzo gay, come me, che era ancora servitore di ministero.
Gli ho chiesto come fosse a posto con la sua coscienza, ma non mi sembrò che gli importasse…
Ancora: ci sono persone fanatiche, spaventate dalla vita, dal mondo “esterno”, incapaci di rapportarsi, oppure spaventate dal sesso per motivi che non vogliono vedere dentro sé stessi.
Mi ricordo che una volta dissi a mio padre che non avevo dubbi che non tradì mai mia madre, ma forse avrebbe avuto paura del confronto con altre donne…
Prima di giudicarsi puliti e migliori, bisognerebbe capire l’origine di ogni nostro comportamento.
Perché il punto è questo: ogni azione umana può avere diverse motivazioni.
Io non metto in discussione la libertà religiosa.
Ma l’assunto “la mia libertà finisce dove inizia quella altrui” è una regola che tutti dovrebbero rispettare.
Invece, in vent’anni di appartenenza FORZATA ai tdG, ho trovato ed appreso solo la PAURA DEL DIVERSO e LA CRITICA E L’ODIO verso esso.
Ricordo bene quale fu l’ultima assemblea a cui partecipai, a Monza, credo nel 2001.
Si stava diffondendo l’audio di un loro “dramma biblico”.
Ad un certo punto si sentirono le urla degli impenitenti che stavano per essere uccisi dal dio sanguinario e violento a cui credono.
Mi si contorsero le budella. Il mio sdegno fu visibile ed esposto ad alta voce.
Dissi: “e si vantano di questo!”.
Mia madre mi disse: “e allora che vieni a fare?”, e la mi risposta fu che non in effetti non l’avrei più fatto.
Benedico il giorno in cui scelsi questo.
Con fatica sto riacquistando un po’ di senso di compassione, e con fatica sto cercando di non giudicare frettolosamente gli altri.
Ma quelli che non riesco a tollerare sono proprio quelli che questo tentativo non lo fanno; loro sono i campioni in questo, anche se esistono tante altre forme di giudizio affrettato e definitivo.
Io vorrei rivolgere loro delle domande:
– che coraggio potete avere nel pensare di essere salvi solo perché vi mettete dalla parte del più forte, senza vedere davvero, interiormente, cosa siate?
– come potete parlare d’amore alle porte quando l’ultima cosa che fate è aiutare il prossimo, che non sia come voi?
– chi vi dà la fede in un gruppo di essere umani che scelgono sul vostro destino e per i quali morite, se lo chiedessero (vedi i trapianti d’organi e le trasfusioni di sangue)?
– perché scegliete solo dei passi della Bibbia che vi sono “comodi” e tralasciate, o parlate brevemente, di quelli relativi alla compassione, all’amore per i più deboli?
– siete certi di essere “immacolati” e superiori a quelli che chiamate “del mondo”?
– siete certi di avere colto il messaggio del Vangelo?
Potrei andare avanti per molto altro tempo, ma questa lettera spero abbia trasmesso una serie di “impressioni” e spunti di riflessione.
Da parte mia, sono felice di avere abbandonato un obbligo dettato dai miei genitori, e anche se mi addolora moltissimo non avere mai avuto il loro appoggio o una famiglia “come le altre” (con tutti i suoi problemi), ringrazio il Cielo di avere avuto il coraggio, la forza e la possibilità di trovare un lavoro con il quale mantenermi e di non dover chiedere niente a loro.
Mi amareggio molto per chi non ha la stessa possibilità, e se facessi la famosa vincita al “Superenalotto”, costituirei una casa rifugio per chi quelle possibilità non le ha.
Per loro sono un’apostata, e sono felice d’esserlo, se questo vuol dire ascoltare di più altri esseri umani e non guardarli attraverso degli occhiali posti da altri sul mio naso.
Caro Rocco, grazie per la tua lettura di questa.
Ti ringrazio nuovamente, e ti auguro tanta serenità.
Senz’altro la tua anima si sta arricchendo molto più attualmente che non quando eri tra “loro”.
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