Omicidio di un uomo assiduo frequentatore dei gruppi di preghiera dei Testimoni di Geova.

Pensionato ‘giustiziato’ sul Gargano un colpo di pistola, la gola tagliata

(20 febbraio 2013)

Non è stato finito con una pietra, il 64enne Pietro Palena. Per lui, una vera esecuzione nel silenzio della cava in disuso a Monte Sant’Angelo. Il giallo dell’omicidio dell’uomo assiduo frequentatore dei gruppi di preghiera dei Testimoni di Geova, incensurato dal passato irreprensibile

di MARIA GRAZIA FRISALDI

Ucciso con un colpo di pistola alla testa e poi sgozzato. Oppure prima gli hanno tagliato la gola e poi lo hanno finito con una pallottola. Una più approfondita ispezione cadaverica effettuata sul corpo del 64enne Pietro Palena,trovato ormai senza vita nel primo pomeriggio di ieri, nei pressi di una cava in località “Cassano”, a Monte Sant’Angelo, rimescola le carte di una indagine che  –  a detta degli inquirenti – si preannuncia tanto delicata quanto complicata.


Palena, uomo dal passato irreprensibile  –  pensionato Enel, incensurato, assiduo frequentatore dei gruppi di preghiera dei Testimoni di Geova – è stato ucciso non con un masso o un corpo contundente al capo, come inizialmente ipotizzato dagli investigatori; è stato freddato con un colpo alla tempia, esploso a bruciapelo con una pistola di piccolo calibro e poi sgozzato con un grosso coltello da cucina. Una sorta di esecuzione avvenuta, nel silenzio della cava in pietra in disuso nell’area boschiva di Bosco Quarto, sul Gargano, almeno 12 ore prima il ritrovamento del suo cadavere e quindi nella notte tra lunedì e martedì.

Un’esecuzione cruenta avvenuta, con molta probabilità, a seguito di una violenta colluttazione ingaggiata con il suo assassino (o anche più di uno) che andrebbe a spiegare, quindi, la vistosa ferita al volto e le tracce di sangue ritrovate su un grosso masso che, in un primo momento, era stato indicato come possibile arma del delitto. Poco distante dal suo cadavere, proprio all’interno della cava, i militari hanno trovato quel che rimane della Hyundai Accent del 64enne, completamente bruciata, data alle fiamme per cancellare qualunque traccia.

Benché lontana dal centro abitato, la zona in località “Cassano” era abitualmente frequentata dalla vittima che abitualmente andava nella masseria di un amico, a confine con il territorio di San Giovanni Rotondo, dove di tanto in tanto accudiva animali da cortile. Le ultime persone ad aver visto Palena vivo hanno dichiarato di non aver notato in lui particolare nervosismo, ansia o preoccupazione.

Sposato e con tre figli, Palena conduceva una vita regolare e abitudinaria, fino alla sera del 18 febbraio, quando l’uomo – inspiegabilmente – non ha fatto rientro a casa e i familiari ne hanno denunciato la scomparsa. Per tutta la notte, i militari del reparto operativo di Foggia e della compagnia di Manfredonia hanno interrogato parenti e amici della vittima, per scavare nel passato e nella vita privata dell’uomo. Sull’accaduto, al momento, gli inquirenti non intendono escludere né privilegiare alcuna pista anche se sembra totalmente escluso un collegamento con la criminalità organizzata garganica.

http://bari.repubblica.it/cronaca/2013/02/20/news/omicidio_monte_sant_angelo-53040194/