E’ vero, chi non è mai stato un membro di una setta non potrà mai capire la portata dei sentimenti che abbiamo provato e proviamo tutt’ora.
Oggi vorrei solo che dimenticaste tutto il male che avete subito e che vi concentraste sulle piccole belle cose che avete incontrato lungo la strada, dato che la vita non è mai uno spreco.
Ecco qui un elenco per dire addio con amore ed eleganza al nostro passato che tanto ci ha insegnato, formato e spesso segnato.
Il primo commento:
Se nascevi testimone di Geova potevi cominciare molto presto, dai tre ai cinque anni.
La cosa peggiore era aspettare il microfono e capire in che momento cominciare a parlare.
Tutti si giravano e 130 persone ti guardavano con gli occhi sgranati e un sorriso da ebeti.
A quel punto avevi già dimenticato quelle sei parole che ti eri ripetuto per tutto il tempo.
Allora la mamma, o il papà ti sussurravano nell’orecchio la risposta. Poi biascicavi qualcosa e tua madre ripeteva quello che avevi detto, dopo un attimo di incertezza…
Ebbene chi non ci è mai passato non può capire il senso di soddisfazione che si ha in questi piccoli eterni momenti. Tralasciando la dottrina, l’indottrinamento infantile e la manipolazione mentale, oggi, soltanto per un attimo, pensiamo alla magia di quegli istanti irripetibili.
Tutta la strada che abbiamo fatto da allora non è che una piccola parte della nostra esperienza.
Le vecchie assemblee, quando ancora si dava da mangiare, torte, gelati, patatine:
Trent’anni fa le assemblee erano una festa.
Fatte di condivisione, di levatacce e di sonnellini pomeridiani (o di pesanti dormite contornate da versacci eloquenti).
Le code per ritirare il pasto con il buono, il caffè, i dolci e le passeggiate nei vialetti.
Lasciando da parte il resto, quello che rimane è una sensazione antica a cui dico addio con leggerezza.
Il primo discorso:
Il primo applauso, i pomeriggi passati a ripetersi quelle poche parole, a esercitarsi a leggere per quei cinque stupidissimi minuti.
Il microfono troppo alto, la sensazione strana di vedere la sala da un’altra prospettiva.
E poi quando tutto era finito e ti consegnavano la pagellina.
Per un momento soltanto rievocate questi ricordi e fermatevi un attimo prima di trarre delle conclusioni.
Il segreto della felicità sta proprio qui.
Addio anche a questo.
Il battesimo:
Non so cosa pensavate in quel momento.
Io ricordo che la piscinetta era molto calda e molto molto azzurra.
Si faceva la fila anche per battezzarsi e a ogni tutto c’era un applauso e qualche flash, neanche fossimo un’opera d’arte.
E poi gli abbracci gli scherzi e le pacche sulle spalle degli amici. Dimenticate l’ignoranza di tutta quella povera gente che vi vedeva come un naufrago appena tratto in salvo.
Il valore delle cose lo stabiliamo noi e anche questa è stata un’esperienza.
Addio folla esultante.
Il primo incarico:
Portare i microfoni, consegnare le quote riviste, sistemare le sedie… ecco un bambino di sette anni testimone di Geova sa molto meglio di altri il significato ufficiale del termine incarico.
Addio infanzia senza domeniche.
Lascio andare via il rancore.
La prima cotta per una persona del mondo:
Inutile negarlo le cose vietate sono le migliori.
Addio stratagemmi adolescenziali.
Forse non ho fatto una vita normale ma ora sono qui e me la sono cavata, tutto sommato.
Ed ora veniamo alle cose imperdibili:
La prima torta di compleanno con tanto di festa, organizzata dalla vostra nonna cattolica.
Oh! Quanta lotta di sentimenti contrastanti e che piacere lasciarsi andare e cedere.
Povero bambino che reggevo il peso della contesa universale….
La prima volta che ho fatto natale, il primo regalo scartato sotto l’albero.
Per le prime volte c’è sempre tempo.
La prima volta che dire “Buon natale” mi è venuto istintivo e la grande felicità che ho provato a constatare che ora ero davvero normale.
Il capodanno con gli amici, i fuochi e la neve.
La prima domenica da dissociati, quando avete aperto gli occhi e vi siete girati dall’altra.
Da oggi no!
Niente adunanza.
Torna a dormire.
WOW!
Il calore delle riviste che bruciano nel camino.
Non ditemi che le avete solo buttate!
La prima volta che ho tenuto testa a un anziano e l’ho lasciato senza parole.
Addio litigate coi genitori, è anche grazie a questo che sono cresciuto come persona, che ho preso coraggio di ESSERE.
E poi quando mio papà mi ha detto “Avevi ragione, Scusa!”
Questa le batte tutte.
Da un redattore dell’associazione…che combatte ogni giorno contro la negatività
I. B.
P.s. Un piccolo nubifragio di parole:
Scopo di quest’associazione è quello di aiutare le vittime delle sette, gli articoli che pubblichiamo per quanto possibile cercano di trasmettere anche positività, oltre che fare informazione.
Facciamo di tutto per poter conservare la nostra filosofia.
Purtroppo arrivano molte lettere sia di ex che di testimoni cariche di rabbia e risentimento.
Non è questo il fine che vogliamo perseguire.
Vi preghiamo anche di moderare i vostri commenti, perchè quando si tratta di morti, (e citiamo l’ultimo caso dell’incidente stradale in Honduras), qualunque anima merita rispetto.
E’ solo perchè questo fatto non si è verificato a Cameri o Pisa non significa che le suddette vicende non abbiano fatto del male a qualcuno o per dirla tutta questi morti non abbiano parenti da qualche parte.
Non andate più all’assemblea, vero, ma a nessuno piacerebbe leggere un commento sarcastico su una tragedia, specie se state aspettando notizie oltreoceano e sperate che siano buone.
Il mondo è molto piccolo con la globalizzazione e c’è qualcuno che potrebbe aver perso dei cari laggiù pur vivendo in Europa.
Non si va da nessuna parte in questo modo.
Ognuno ha il diritto di frequentare le persone che desidera, fisicamente o virtualmente.
La scelta della nostra associazione è proprio quella di non concentrarsi sulla lamentela e siamo ben lungi dal fomentare aggressività.
Siamo state vittime ok, ma ora basta.
Una volta medicate le ferite non possiamo continuare a staccare le croste ogni santo giorno.
Altra cosa usiamo molto più le @(mail) e il blog che facebook, è ovvio che non possiamo preoccuparci di questo social più di tanto e neppure lo usiamo per pubblicizzare l’associazione.
Altrimenti ci vorrebbe una persona che si occupi solo di questo. Quello che a molti può sembrare “un’affumicata ridondanza” altro non è che un modo di esprimersi atto a contemplare le sfaccettature del vostro vissuto.
Se continuo a ricevere molte lettere di persone che parlano delle loro esperienze significa che non basteranno mai tutte le parole del mondo per poterne venire a capo.
I testimoni hanno tutti bene o male esperienze simili ma non posso discriminare il valore che VOI DATE ALLA VOSTRA esperienza nella setta.
Circa il materiale da scaricare ribadiamo che NON si tratta del consenso di facebook, ma dell’uso delle esperienze tratte dal mio blog.
Quando leggo uno scritto alle conferenze chiedo prima alla persona che me l’ha inviata se posso farlo.
Non pensavo fosse necessario vincolare ad uno statuto il vissuto di tanta povera gente, e ancor peggio non credevo che qualcuno speculasse sui dolori altrui, dopo aver subito tante angherie.
E’ grazie agli articoli e alle esperienze che ci facciamo conoscere e portiamo alla luce la realtà delle cose, non tramite botta e risposta stile “Torre di Guardia”.
Ribadiamo per tanto che, tralasciando i tecnicismi e le circolari gentilmente concesse dagli ” infiltrati “, non possiamo soddisfare tutte le vostre richieste.
Abbiamo in coda oltre un centinaio di esperienze da pubblicare, oltre alle novità e alle notizie e pensiamo che ogni cosa che ci arriva sia importante.
A questo proposito, per facilitare il nostro lavoro vi preghiamo di inviarci le vostre lettere specificando da subito se volete rimanere anonimi e anzi sarebbe molto meglio che al posto del vostro nome o provenienza inseriste XXXXX.
In questo modo saremmo molto più veloci nel correggere e pubblicare.
Il blog di Quo Vadis a.p.s è curato da persone reali, con sentimenti autentici che raccolgono gli scritti ex, rispondono alle telefonate, e intervengono direttamente e inoltre organizzano conferenze.
Questo a titolo di volontariato.
In ogni cosa cerchiamo prima la gentilezza, perchè non tutti sono cittadini ” liberi o laici ” o lo sono sempre stati.
Il più delle volte abbiamo a che fare con persone frustrate, intimorite o depresse e peggio ancora molti ex sono ancora arrabbiati e scaricano la loro rabbia su chi capita.
E’ molto difficile non cedere alle provocazioni soprattutto quando si vuole fare del bene a qualcuno che invece cerca lo scontro, siamo tutti ex, abbiamo un cervello dei sentimenti e un nostro passato.
E nel caso qualcuno non l’avesse capito questo non è un gioco su chi ha l’ultima parola.
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