Dopo 20 anni di schiavitù mentale ho trovato le ali della libertà.
Mi chiamo Maria Rosa Salerno, sono una ex testimone di Geova della Sicilia centrale, provincia di Caltanissetta.
Quando ho accettato la cosiddetta “verità” avevo 32 anni, in attesa della seconda figlia, particolarmente depressa e bisognosa di affetto, per cui ho intrapreso ben volentieri uno studio biblico offertomi da due donne del movimento geovista, che fino ad allora non conoscevo.
Diventata orfana all’età di 5 anni, sono cresciuta in collegio e lì sono rimasta per 11 anni. Per cui ho ricevuto un’educazione religiosa piuttosto seria, ma non rigida, al contrario di quanto ho riscontrato negli anni nella setta dei tdg; una rigidità estrema e totalitaria che metteva quasi paura.
Per cui sono lo sono diventata anch’io con le mie due figlie; la grande, Adalgisa, è diventata forzatamente una testimone di Geova battezzata anche lei, mentre la piccola, Valentina, si è ritirata dalla setta all’età di 14 anni, prima di fare i passi previsti per diventare un adepto.
Come tante donne sono stata molto perseguitata e radiata da mio marito, ma con devozione subivo tale maltrattamento, continuando ad assolvere i miei doveri di moglie e non trascurando la predicazione e partecipando regolarmente alle adunanze.
Per sei anni, abbandonata a me stessa, andando a fare le pulizie per guadagnare qualche spicciolo con la mia amata Adalgisa, anche lei vittima della rabbia del padre.
Passavano gli anni e io continuavo, ma nel frattempo mi sorgevano dubbi, per quanto riguarda l’amore, tanto decantato, ma che non vedevo per niente all’interno delle congregazioni ma solo indifferenza nei miei confronti.
Soprattutto quando, per sfogarmi, raccontavo ad alcuni la situazione con mio marito.
Loro ironizzavano e mi dicevano che era Satana che si serviva di mio marito per farmi scoraggiare e smettere di servire Geova. Io pian piano ho iniziato a raffreddarmi nei loro confronti.
Lo studio, il servizio, le adunanze mi pesavano molto, soprattutto quando Valentina si è allontanata, stufa di esser pressata per andare in predicazione e richiamata dagli “anziani” per l’abbigliamento, tipico di una ragazzina adolescente o perché frequentava persone “del mondo”.
Mi sentivo sola, la mia mente vagava mentre assistevo alle adunanze o alle assemblee. Notavo tante cose controverse, molti si comportavano peggio di quelli che sono fuori, nella vera vita, le persone che loro giudicano “cattive compagnie”, le persone “del mondo”.
Nel mio cuore sentivo che mia figlia aveva fatto bene ad uscire fuori e pensavo mi avesse spianato la strada per uscire anch’io dal tunnel nel quale ero sprofondata per 20 lunghi anni, sei dei quali separata nella stessa casa da mio marito a causa della decisione di diventare una testimone di Geova.
Quando si è riavvicinato a me, dopo una dura lotta e sacrifici, sono caduta in una grave depressione. Adalgisa era già sposata e viveva a Basilea, Svizzera, Valentina era una
bambina. I testimoni di Geova mi dicevano che solo Geova poteva aiutarmi e non gli psicofarmaci.
Non ero più in grado di prendermi cura nemmeno di me stessa. Pregavo Geova ma continuavo a peggiorare ogni giorno di più. Non mangiavo, non dormivo. Non facevo altro che piangere e star male anche fisicamente essendomi indebolita tantissimo. Fino a quando, dopo un anno mi sono convinta a curarmi rivolgendomi ad uno specialista. Dopo essermi ripresa però, arriva la goccia che ha fatto traboccare il vaso. Il tradimento di una mia cara amica e “sorella spirituale” che ha adescato mio marito mentre continuava a frequentare le adunanze.
Quando mi accorsi della cosa, con l’aiuto di Valentina, andai dagli “anziani di congregazione” che mi presero per un’allucinata, dicevano che vedevo cose strane, cose che non esistevano.
Ma i fatti furono presto rivelati dalla “sorella” che confessò agli anziani che lei e mio marito avevano una relazione. Lei venne disassociata, ma la cosa non mi incoraggiò ad andare avanti nella “verità” come la chiamano loro, al contrario, cominciai a rallentare nel servizio, nello studio personale e nel frequentare le adunanze.
Vedevo molte delle “sorelle” a me molto care che credevo sincere, accogliere la donna che mi ha fatto del male per 8 anni dicendomi che era una pecorella smarrita e che doveva esser aiutata a tornare al gregge.
Mi sono sentita tradita e delusa per l’ennesima volta. Ho cominciato a fare ricerche con l’aiuto di un mio caro amico seminarista che mi ha fatto ragionare e ad aprire gli occhi davvero. Mi diede un libro “I nostri amici testimoni di Geova” di Sergio Pollina che ho letto e riletto come un’affamata che si ciba ma non riesce mai a saziarsi e va alla continua ricerca di cibo.
Mi sono documentata su internet. Quando finalmente tutti i miei dubbi furono eliminati iniziai aparlare con altri adepti con il preciso scopo di aiutare anche loro a liberarsi, a scoprire la “verità” su ciò che c’è dietro l’apparenza di un gruppo di fratelli e sorelle che si amano e servono il vero dio in armonia e gioia di vivere.
Ma ho visto girarmi le spalle da tutti, mi attribuirono il titolo di apostata e in congregazione si era sparsa la voce che ero diventata pericolosa.
Ricevetti molte chiamate e visite di anziani che mi ponevano domande indagatorie sul fatto che parlassi male dell’organizzazione. Volevano sapere se ero a conoscenza di altri “fratelli” che la pensassero come me. Nonostante dicessi loro che volevo essere lasciata in pace loro continuavano ad assillarmi anche lasciando bigliettini nella buca lettera quando non mi trovavano in casa o non li facevo entrare di proposito, fino a quando, senza preavviso, ad un’adunanza fecero l’annuncio che non ero più una testimone di Geova. Da quella sera mi sento davvero libera finalmente.
Naturalmente ricevo l’ostracismo di ex compagni di fede che mi vedono per strada, o all’interno di negozi e mi lanciano sguardi di odio e negandomi anche un cenno di saluto. Tuttora continuo a fare scoperte, facendo ricerche insieme alle mie figlie.
Recentemente anche Adalgisa si è liberata, a causa di forti delusioni ricevute che le hanno fatto sorgere molti dubbi sull’organizzazione. Ha esposto agli anziani le sue convinzioni sentite e ponderate e cioè che non considera più veritiero il loro movimento pieno di regole e restrizioni e che non crede a quanto scritto nella loro bibbia travisata.
Ha consegnato una lettere nella quale esprime la volontà di non voler più far parte della setta e dopo l’annuncio sul podio anche lei non è più una testimone di Geova nemmeno di nomina. Dopo un lungo calvario siamo finalmente una famiglia unita.
Sono nonna di tre splendidi nipotini Desirèe e Denise, figlie di Adalgisa e Angelo figlio di Valentina. Festeggiamo insieme i compleanni, il Natale e tutte le feste, che per anni avevamo abolito, con serenità e gioia. Questo è solo un riassunto della mia vita come testimone di Geova.
Metto queste informazioni a disposizione nella speranza di aiutare altre povere vittime del movimento geovista. Magari donne che, come me, conducono una vita piena di rinunce, rimproveri e insulti da un marito incredulo, delusioni e tradimenti. Invito loro a non eclissarsi ma vedere oltre quello che è stato insegnato loro perché possono davvero salvare una famiglia liberandosi da dogmi inventati da esseri umani.
Il “paradiso” possiamo viverlo tutti i giorni nella nostra casa, insieme a chi amiamo e ci ama.
Maria Rosa Salerno