Max Gazzè – Nel Paese dei litigi trionfa la canzone del dialogo – Lettera di Rocco Politi al giornale LINKIESTA.

 

Max Gazzè

Nel Paese dei litigi trionfa la canzone del dialogo

Lettera di Rocco Politi

al giornale LINKIESTA.

 

Mi permetta di presentarmi, mi chiamo Rocco Politi e risiedo a Modena assieme alla mia famiglia. Sono un ex anziano dei testimoni di Geova per 40 anni prigioniero in questa moderna americana organizzazione multimiliardaria dei testimoni di Geova.
Ho appena letto il suo l’articolo Signor Fabio Brinchi Giusti, del14 APRILE 2013

Nel Paese dei litigi trionfa la canzone del dialogo

http://www.linkiesta.it/blogs/parlare-con-i-limoni/nel-paese-dei-litigi-trionfa-la-canzone-del-dialogo

La parola dialogo contenuta nel tema dell’articolo mi ha fatto sognare.

Mi creda per un istante ho sognato, ho visto la mia missione di oggi d’un tratto terminata: ho visto IL DIALOGO sostituire l’EMARGINAZIONE e il brutale OSTRACISMO verso migliaia di ex testimoni di Geova, ho visto la loro sofferenza finalmente cancellata, ho visto il pianto trasformarsi in un gioioso sorriso.

Ma la fantasia generata dal suo positivo articolo Signor Fabio Brinchi non è durata a lungo, è stata interrotta da una telefonata che mi ha riportato alla dura e cruda realtà.

Chi mi chiavava era una signora di oltre 80 anni che da centinai di Km di distanza mi chiedeva aiuto piangendo. Voleva sapere come fare a recuperare il bel rapporto che aveva con il suo meraviglioso e premuroso unico figlio , RAPPORTO CHE ORA NON HA Più, perchè recatosi per lavoro in una grande città, ha aperto la porta di casa sua a due bravi ragazzi testimoni di Geova. A detta della madre ha cambiato personalità come se gli avessero impiantato un microcip virtuale nella mente.

Una persona ideale, come descritto nel suo articolo, che non si è dimostrato stizzito, infastidito, impaurito e chiuso mentalmente a un confronto con questi due testimoni di Geova accolti nella propria casa.

Ha spalancato la sua porta (per citare un grande Papa) senza aver paura del mondo che gli veniva presentato da queste due brave persone. Non ha avuto paura di confrontarsi con una nuova fede in un nuovo dio, un dio che in poco tempo lo ha completamente trasformato. Gli è stato insegnato che doveva impegnare tutto il suo tempo per promuovere gli interessi dell’organizzazione americana, che non doveva più perdere tempo per una sua vita sociale, con i suoi amici, i suoi parenti, e arrivare al punto da non avere più interesse a chiamare sua madre per informarsi della sua salute, per mandargli gli auguri per il suo compleanno, per farle sentire il calore del suo amore come aveva sempre fatto tutta la vita.

Pensa che sarebbe stato sufficiente cantarle “sotto casa” a quella madre disperata per aiutarla?

Il successo di “Sotto casa” può succedere una sola volta nella vita e mai più, all’ispirazione nata da un incontro fra il Signor Gazzè con due persone manipolate mentalmente.

Ma si è chiesto cosa si nasconde però dietro le parole di quella canzone?

Come stanno veramente le cose?

Come è la realtà?

Migliaia di ex testimoni di Geova urlano una richiesta di aiuto, alle autorità, ai giornalisti, agli artisti, ai cantanti perché compongano una canzone che venga cantata all’unisono in tutto il mondo da uomini e donne veramente liberi. UNA BELLA E NUOVA CANZONE CHE NON COPRA IL PIANTO DI COLORO CHE PROPRIO A CAUSA DI UNA STRANA CANZONE SONO DIVENTATI VITTIME DI UNA ORRENDA MANIPOLAZIONE.

Signor Fabio Brinchi Giusti, la mia non vuole essere una polemica al suo articolo ma la richiesta che anche lei possa prendere visione di quanto stanno soffrendo migliaia di persone, genitori, figli, padri, madri, nonni e nipotini, amici, parenti, e conoscenti, in nome di una falsa organizzazione volta solo al proprio tornaconto economico, schiacciando i diritti umani dei propri adepti e vietando loro ogni dialogo che esuli dai loro insegnamenti.

Io e la mia famiglia abbiamo una storia da urlare, in maniera dignitosa, al mondo intero: una storia che coinvolge molte persone che hanno perso la loro identità e la loro dignità a causa di una organizzazione che ha impostato su una falsa interpretazione delle Sacre Scritture il proprio insegnamento.
Desideriamo far conoscere i
l mondo oscuro dei Testimoni di Geova, che toglie la libertà di coscienza, l’autonomia del pensiero e della ragione, che non permette più di vivere come un normale uomo e cittadino perché ogni aspetto della vita, anche il più personale, deve essere regolato dai dettami dell’organizzazione.
Io e mia moglie siamo riusciti, dopo aver patito tante sofferenze e privazioni sopratutto della libertà di coscienza e della gioia di vivere, a liberarci dal male oscuro, che aveva imprigionato la nostra vita per 40 lunghi anni, una prigionia dell’anima e della ragione che purtroppo ancora coinvolge migliaia di persone insieme alle loro famiglie.
Le chiediamo aiuto per poter arrivare ai cuori delle persone che sono ancora plagiate e sopratutto a quelle che stanno cercando una via d’uscita e non riescono a vedere una luce in fondo al tunnel, per poterli aiutare a ritrovare la loro identità e la vita in un mondo normale, non sentirli più piangere e vederli nuovamente sorridere gioiosamente.
L’impegno che ci siamo posti è quello di testimoniare che è possibile liberarsi da qualsiasi forma di manipolazione delle coscienze ed esprimere la nostra solidarietà a quanti ancora stanno soffrendo perché possano passare dalla schiavitù alla libertà.

Decidere di fare entrare nelle proprie case e dialogare con i testimoni di Geova, ascoltare le loro parole indottrinate (io e mia moglie abbiamo bussato alle porte per 40 anni!) non sempre porta ad una buona ispirazione per una canzone con un conseguente successo!

Chi sceglie di non accoglierli, caso mai come di consuetudine con stizza e fastidio, non sempre dimostra di essere chiuso al dialogo, forse semplicemente conosce bene la loro realtà e reagisce correttamente alla loro insistenza.
Lei riporta che dopo quell’incontro il Signor Gazzè e suo fratello hanno riflettuto su cosa sarebbe successo se non avessero aperto la porta.

Dal giorno in cui per la prima volta ho ascoltato la canzone fino a oggi ho cercato insistentemente di mettermi in contato con il Signor Gazzè, senza riuscirci.

Avrei voluto fare i miei complimenti per il pensiero positivo che lo ha ispirato non solo verso i Testimoni di Geova ma verso qualunque forma di diversità, verso altre religioni, altre culture, altre idee politiche, altri stili di vita, altri orientamenti sessuali, altri modi di vestirsi o portare i capelli, altre scelte di vita.

Avrei chiesto però al Signor Gazzè di comporre una canzone per aiutare tutti coloro che ancora quella porta non l’hanno aperta ai testimoni di Geova, a non farlo per non aumentare la sofferenza e le vittime che questa organizzazione produce.

Spero ancora di poter un giorno parlare con il Signor Gazzè, nella speranza che voglia rispondere a una delle mie tante @ inviate, sarebbe per me un gran regalo, anche se mi sembra più facile mettermi in contatto con il vero Dio tramite la preghiera.

Signor Fabio Brinchi Giusti i testimoni di Geova vantano di predicare a tutta la terra abitata e di essere gli unici a farlo, ma le assicuro che l’incontro con l’altro non fa paura a nessuno se non solo ai testimoni di Geova.

Essi sono gli unici che rifiutano ogni approccio con le altre religioni perché si auto definiscono l’unica vera religione.

Signor Fabio Brinchi Giusti sono concorde con lei quando scrive che nell’era di Internet le possibilità di dialogo sono moltiplicate, ma sa che proprio i testimoni di Geova sono scoraggiati dall’intrattenersi tramite i Social Network con chi non è testimone, dai dettami della loro organizzazione?

Lei ha anche ragione quando scrive che ci dobbiamo rendere conto che è giunta l’ora di aprire, anzi spalancare le nostre porte (per citare un grande Papa) senza paura del mondo di fuori, ma attenzione: ad aprire la porta ai testimoni di Geova, si corre un vero pericolo, quello, entro breve tempo, di essere cancellati quali esseri umani pensanti.

La maggioranza delle persone in tutto il mondo che non spalancano la loro porta ai testimoni di Geova non sono tutti paurosi e mentalmente bloccati, ma prendono questa saggia decisione dopo aver capito il vero significato di “Sotto casa”, una decisione basata su migliaia di esperienze di vita vissuta in una brutale sofferenza.

Concludendo le chiedo cortesemente di aiutateci a far rivivere nella libertà e nell’esperienza della solidarietà tutti coloro che questa libertà e questa solidarietà, non l’hanno mai avuta o non ce l’hanno più o la stanno per perdere.

La invito a prendere conoscenza delle attività divulgative da poco iniziate nel mio blog www.roccopoliti.it con il quale cerco di raggiungere tutti coloro che mi chiedono aiuto e di coinvolgere l’opinione pubblica perché facendo conoscere la verità delle cose tante persone si salvino e non cadano in forme di schiavitù spirituale e psicologica.

Grazie Grazie Grazie con tutto il cuore
Fiorella
Rocco

Ultima Intervista a Telepace 13 marzo 2013

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